un giorno abbiamo detto una cosa, abbiamo detto che questo è un blog emo.
abbiamo approfondito questa riflessione e abbiamo anche detto che noi l'emo lo conosciamo abbastanza bene e che questo blog a volte canta lamentoso al pari di una
longgoodnight intonata ad hoc da matthew pryor e che poco ci manca che non compaia alle spalle di queste nostre penose lamentele una tappezzeria patchwork anni 30.
abbiamo detto che questa cosa non ci disturba nella misura in cui noi siamo consapevoli di appartenere a una generazione di piagnoni incontentabili che ha disperatamente bisogno di una montatura nera geometria per inquadrare il mondo tanto quanto john lennon dei suoi occhiali tondi.
ci siamo costituiti in un esercito di ibridi orociok e abbiamo rivendicato una nostra militanza riconducibile al mantra numero uno di chris simpson che recita come segue:
i just want to be
something more than the mud in your eyes
i want to be the clay in your hands
e cucita la nostra bandiera disperatamente tardoautunnale a strisce orizzontali ci siamo dichiarati legittima progenie di joey potter.
distribuiti in geometrie post euclidee su luridi pavimenti di locali sotterranei ci siamo tirati i cappucci in testa e abbiamo aspettato la catastrofe. e questo blog, abbiamo detto, è nient'altro che la manifestazione macroscopica di tutto questo.
che ne so cinquant'anni fa i nostri zii e genitori dicevano la bomba atomica, e poi i nostri cugini grandi l'uomo nero, noi diciamo non ci può capitare niente di peggio che avere il cuore spezzato. e ditemi chi di voi non ha disegnato almeno una volta nella vita un cuore sanguinante trafitto da una freccia. ditemelo! che se conoscete qualcuno che effettivamente non lo abbia fatto gli intitolo una fondazione.
a sto punto va da sè che bisogna fare dei distinguo chè a parlare di amori finiti siamo buoni tutti ma mica siamo tutti emo.
io, che non sono :f: e non ho la pretesa dell'onniscienza, ho nondimeno un'idea abbastanza chiara di cosa sia l'emo, in quanto emo per me è poco più che l'insieme di una lirica banalmente romantica, un paio di riff strappalacrime con una melodia catchy, e un cantanto pseudo-spinto, insomma un pò urlato ma rigorosamente ad una sola voce e tutto incorniciato in una bella struttura giusto un pò più articolata del punk. ecco qua cioè davvero è facilissimo.
perchè l'emo non è cerebrale come crede qualcuno. non può esserlo. e il fatto che sia diventato un fenomeno pop è la conseguenza ma non la matrice di questa sua incredibile banalità.
che vuoi che abbia da insegnare mai un uomo americano(che gli americani hanno davvero poco da insegnare già da un paio di secoli a questa parte oramai...)dall'aspetto vagamente nerd (indi il rachitismo, i piedi storti, gli occhiali tartarugati, il taglio di capelli poco curato, la barba incolta e le unghie sporche che oggi incarnano l'iconografia emo)che ha passato la sua adolescenza ad ascoltare i cure e ancora me li sta rimpiangendo dopo dieci anni dall'uscita di disintegration?
un uomo del genere si sente alla frutta e non ha davvero niente da insegnare a nessuno; come potrebbe uno così imbarcarsi mai nella composizione di una qualche architettura sonora complessa? lui vuole soltanto lamentarsi. e visto che la chitarra è lo strumento elegiaco per eccellenza e guardacaso ne ha una a portata di mano - regalatagli da un paio di genitori disperati che nel vano tentativo di farlo
socializzare con qualcuno a parte il suo orsacchiotto orbo l'hanno poi anche iscritto alla banda del liceo - lui la suona.
e l'emo secondo me è solo questo: il frutto dell'esaltazione ginnica di un criceto biturbo che nel caso dell'omino goffo di cui sopra ha fatto un pò da adamo e,
figliando come un disperato, ha messo al mondo generi di caini ed abele come i promisering o i sunnydayrealestate, i builttospill piuttosto che quei terribili angelandairwaves piuttosto che gli americanfootball o i savestheday etc etc etc.
è tutto un melting pot di lacrime e sangue davvero, nato nell'attico di qualche americanetto succube della depressione postsessantottina dei suoi genitori.
diciamocelo: dagli anni novanta agli anni duemila il dignitoso autolesionismo di un kurtcobain ce lo siamo giocati guardando i telefilm di italiauno il mercoledì sera.
e non mi si venga a dire il contrario.
e qua arriviamo al punto numero due. ovvero la traslazione dell'atteggiamento emo da mera attitudine musicale a vero e proprio sturmunddrang generazionale. a un certo punto non ci è bastato più ascoltare i sopraccitati gruppi musicali: noi abbiamo deciso che la nostra vita doveva ricalcare perfettamente i testi delle loro canzonio viceversa e questo alla lunga ha implicato che nella colonna sonora di theo.c. mi figurassero deathcabforcuties, nadasurf, modestmouse e pure gli interpol.
e l'omino emaciato di poco fa è riuscito laddove altri prima di lui avevano fallito: i criceti di tutto il mondo si sono uniti come non sono riusciti a fare gli industrialworkersoftheworld e hanno dato vita a una comunità internazionale di depressi.
peccato che tutto ciò è avvenuto all'insegna della banalità e della serializzazione, chè ne vedi una di ste ragazzette addobbate da neoromantiche con il mascara sciolto e le hai viste tutte. ormai anche quelle che vanno ai concerti con le ali da pipistrello e i tutù di tulle sono roba vecchia. povere figlie, mi sa che gli resta solo da andare in giro con le sise all'aria...
ad ogni modo la mediatizzazione del fenomeno non lo ha finito ma ha piuttosto fatto in modo che il limite della depressione si spingesse un pò più oltre e noi qui arriviamo al mio problema di stasera.
sto ascoltando gli explosionsinthesky che sono qualcosa di stupendo. loro hanno ovviato al problema della verticalità dei gruppi emo o pseudo-emo rinunciando ad avere un cantante.
loro non cantano, loro suonano e basta. e suonano questa musica melanconicissima e un sacco intensa che a me purtroppo, e lo dico credendolo davvero, a me purtroppo mi mette nella stessa condizione emotiva di quando ascolto i mineral.
il che vuol dire che se gli explosions hanno avuto in mente di affrancarsi da una certa appartenenza musicale deteriore nel mio caso hanno fallito.
anzi peggio: loro sono arrivati dove l'emo non è mai arrivato, cioè a farmi venire le lacrime agli occhi.
e nella genealogia dei miei momenti di minimo autocontrollo pochi altri gruppi ci sono riusciti e sono sempre stati gruppi strumentali, vedi non so i maledetti sigurros o lalipuna (strumentali, pseudo strumentali, siamo lì).
io mi ritengo una persona comune per il quale motivo mi ergo a campione di una categoria di postadolescenti non ancora del tutto disillusi dalla musica.
in qualità di rappresentante di tale segmento popolare io ipotizzo che l'effetto delle suddette bands sulla mia psiche sia in qualche modo condiviso e questo mi fa sorgere una domanda, ovvero: quando è che il troppo emo diventa troppo davvero?
io penso al progresso di questo genere musicale e mi domando preoccupata dove arriveremo e perchè ci sentiamo di arrangiare e poi apprezzare una musica che in condizioni poco fortunate potrebbe indurre un individuo al suicidio. poi basta che ti guardi il video di poorleno o leconseguenzedell'amore, e ci vai ancora più vicino.
se i beneamati getupkids ci hanno fatto tirare in testa i cappucci e scatenarci in poghi poco violenti ma molto intensi e i pedrothelion ci hanno chiesto per piacere di ascoltarli in solitudine solo nel corso di giornate di pioggia e vento, i tarwater e i mogwai urlano masochismo a pieni polmoni.
di fronte a tali cascate lacrimose di emo-note non sarebbe bene dire basta e tornare a rallegrarci con del sano raggae? forse la musica ci fa male? forse vogliamo essere puniti per qualcosa? forse cerchiamo solo una scusa per piangere? e allora quanto emo siamo diventati?!
come devo sentirmi se riflettendo sulla deriva monadica del post hardcore poi accendo la televisione e scopro che il nuovo divertimento interattivo si chiama nintendowii e consiste nel simulare uno sport con un telecomando virtuale? se scompaiono la voglia di comunicare a parole una sensazione con una canzone e il piacere di impugnare una racchetta da tennis e diventa tutto virtuale mi dite allora io che cavolo esco più a fare di casa?!
dov'è il vocabolario che devo cercare la definizione di contatto.
ora la vado a cercare davvero.
sabato 10 marzo 2007
sgarbi non avrebbe potuto dirlo meglio, ma forse ruggeri sì
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1 commento:
många hälsningar från din vän!
http://ilmarchiodicaino.blogspot.com/
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