lunedì 25 giugno 2007

le paralimpiadi del cuore

bene, direi che siamo al punto di partenza. sono di nuovo insonne.
sono le ore 2:14 antimeridiane e io sono sveglia, arzilla come una neopensionata all'uscita dalla prima lezione di acquagym.
lunghe ed estenuanti giornate si stanno succedendo senza che io abbia la minima idea di quali cavolo di assurde situazioni stiano nascendo. e benchè io sia ben felice di essere stata in grado di mettere una pietra tombale sul pensiero del maratoneta, invertendo miracolosamente la rotta suicida intrapresa dal criceto in questi tre mesi e mezzo, è pur vero che l'ormone mi traghetta verso altri lidi che sono, se possibile, ancora più pericolosi.
certo io sono una donnina intraprendente e non mi faccio spaventare dalle difficoltà, ma devo ammettere con me stessa, riuscendo a convincere in qualche modo anche il criceto, che ci sono alcune situazioni che sono davvero al di fuori della mia portata. situazioni che hanno un potenziale catastrofico pari a quello della bomba di hiroshima e che io devo assolutamente e improrogabilmente impedire. sebbene a malincuore.

g. ha centrato il problema quando, sulla via di casa, mi ha scritto un messaggio invitandomi all'esercizio della temperanza. due righe in cui diceva: fa la brava. e aveva ragione perchè g. sa, senza bisogno per questo motivo di conoscermi poi così a fondo, che dietro la frantica attività del roditore ospite del mio cervello, c'è una sorta di incapacità congenita a frenarmi in tempo per evitare lo scoppio di una tragedia come quella che potrebbe avvernire se io, per una volta, non stessi facendo la persona adulta.

rastiki dice che questa volta non è colpa mia ma del destino che ha tramato contro di me.
lei dice che gli uomini si dividono in due grandi categorie: gli intraprendenti e i dormienti ma che in alcuni casi gli uni o gli altri possono migrare verso una terza categoria che è quella degli impediti, paraplegici del sentimento che pur volendo non possono, per cause di forza maggiore, seguire il proprio cuore.
ora è chiaro che si sta generalizzando come è altrettanto chiaro che qui si stanno facendo i conti senza l'oste nel senso che rastiki cerca semplicemente di tirarmi un pò su il morale senza aver interpellato nessun'altro, menchè meno la persona in questione, ma a volte fare di tutta un'erba un fascio, come mi rimproverava stasera a.x., aiuta a prendere decisioni controverse senza per questo perdere la fiducia in se stessi.
perchè in realtà che si tratti di mr. esigenza, del maratoneta o di chiunque altro, quello che continua a far correre disperatamente il mio criceto è, oltre all'ormone, che impera su qualsiasi altra sostanza chimica prodotta in questo momento dal mio organismo, una sorta di totale sfiducia nelle mie potenzialità di individuo singolo, singolo nel senso di " estraneo alla coppia".
adesso non vorrei lanciarmi in elucubrazioni da dieci lire, o peggio ancora marzullate dell'ultim'ora, ma c'è stato qualcuno prima di me che ha parlato di una mancanza congenita all'individuo, una specie di ricerca disperata di qualcosa che a un certo punto della nostra vita ci è stato sottratto, e per quanto io detesti questa persona, che poi è uno psichiatra, forse forse devo cominciare a pensare che avesse ragione.
altrimenti come si spiega il fatto che io a quest'ora dopo una giornata estenuante in cui il mio corpo ha prodotto liquidi sotto forma di sudore in quantità industriali, io ancora non ho sonno? e non ho sonno perchè sto pensando a qualcuno, a una persona qualsiasi, a una situazione qualsiasi non certo a chissà quali insormontabili
problemi che fortunatamente non ho.
io ho decisamente voglia di complicarmi la vita! cazzo ho passato una serata tranquilla con le mie amichette al jappo e pure sono stata capace di intossicarmela a un certo punto.
qua mi sa che mi salveranno soltanto le martellate nelle tempie, oppure la solita lobotomia frontale se non inverto immediatamente la rotta e la smetto di farmi i pipponi inutili.
qua non ci sta trippa per gatti - a meno che non scelga di abbandonarmi alle avance dello sfigato di turno che, esibendo senza vergogna una camicia turchina, mi si para davanti e cerca di abbordarmi fingendo che sia sua nipote, implicandi inquietanti retroscena incestuosi. qua non ci sta trippa per gatti e questo non ha mai ucciso nessuno.

domani si va al mare!!!
e forse forse tra un paio di settimane si cambia casa, perchè non atterrare quel maledetto criceto?
cazzo ma dov'è andata a finire la pollyanna che era in me? l'ottimismo amiche, lui, l'ottimismo, va coltivato, però sta botta - di vita- se arrivasse ci darebbe una grande mano.

venerdì 22 giugno 2007

chiodo scaccia chiodo?

mentre aspetto che la prima passata di smalto biancolatte si asciughi sulle mie lunghe e affilate unghiette rifletto sul futuro in un mood che, fortunatamente, è meno catastrofico di quello che ha travolto le mie ultime settimane.
sono un paio di giorni che mi sento quasi ottimista e questo a seguito di una terribile esperienza di cui sono stata protagonista il giorno 19 di giugno e che, manco a dirsi, ha coinvolto il solito personaggio di cui sopra e sopra e ancora più sopra.
il giorno 19 giugno ha voluto che io e lui ci scambiassimo dei messaggi in cui a un certo punto mi è stato chiesto di telefonargli. era in auto, non aveva credito ma voleva sentirmi e mi è sembrato di ravvisare una certa urgenza in questa sua richiesta. però facendo appello a tutte le mie forze gli ho risposto dicendogli che non c'era bisogno di parlare perchè non abbiamo granchè da dirci, dal momento che so che non avrebbe fatto altro che dire tutto e il contrario di tutto secondo il copione che continua a recitarmi da due mesi e mezzo a questa parte (gli concedo che per un paio di settimane ha avuto un comportamento coerente che sembrava volesse dire tivogliobeneevogliopassaredeltempoconte). così gli ho risposto no, meglio abdicare la telefonata, e lui se l'è fatto andare bene.
nessuna telefonata disperata, nessun messaggio di amore inconfessabile, nessun segnale di seppur minimo disappunto di fronte al mio rifiuto di comunicare. come sempre il signorino ha accettato del tutto passivamente che io potessi sottrarmi al dialogo e il pomeriggio è proseguito con me che cercavo di convincermi di non aver fatto la più grande fesseria del mondo nell'aver rinunciato a quella straordinaria occasione di contatto che lui curiosamente mi aveva offerto.
intorno alle sette ho preso il telefono per chiamare ciuciu e chiederle dove cavolo fosse visto che bisognava incontrarci e comprare il regalo di compleanno a nana.
compongo il numero, mi risponde una voce maschile. penso che è qualcuno al laboratorio a cui ha chiesto di rispondere, magari è occupata. la voce mi dice: "enri sono io" - segue nome impronunciabile dell'agognata metà del cielo.
a sto punto pur detestando il dottor freud devo ammettere di aver compiuto un tipico lapsus di quelli che a lui piacevano tanto nel fare il numero dell'omino dei miei sogni al posto di quello di mia sorella essendone del tutto inconsapevole a livello conscio.
va da sè che, realizzata questa cosa, ho iniziato a sudare copiosamente e a balbettare in modo pietoso fino a quando non gli ho attaccato il telefono in faccia senza nemmeno aspettare che rispondesse al mio convulso "davveroscusamitantissimo, nonvolevochiamarete. scusa,scusadavvero. oradevoandareehciaociao".
ed è andata così: ho attaccato un secondo prima che la cornetta scivolasse dalle mie mani disgustosamente sudate. rastiki a cui ho fatto ricorso immediatamente dopo questa tremenda defiance mi ha convinto a richiamarlo, almeno per chiedergli scusa in modo ragionevole, ma quando l'ho fatto la linea è caduta entrambe le volte subito dopo esserci detti ciao.
l'ho preso come un segno del destino.

sarà la tristezza, sarà l'andazzo davvero inconsistente, emotivamente povero del nostro rapporto degli ultimi tempi, ma ho capito che con quest'uomo non c'è davvero più nulla che io posso fare.
se mandandogli un messaggio in cui lo esorto a non stressarsi troppo per la mole di lavoro che ha in questi giorni mi risponde parlando del tempo io so, e senza bisogno di approfondire masochisticamente con ulteriori sms e telefonate, che abbiamo toccato il fondo. che lui vuole ardentemente riportarci in superfice nel modo più ovvio e anche più banale che conosca cioè affondando nei luoghi comuni e impersonali della conversazione tra conoscenti.
e sebbene a me questo non vada giù io non intendo andare avanti con la mia crociata autolesionista.
voglio dire: se voglio lamentarmi della canicola che mi abbassa la pressione salto su un autobus e mi attacco alla prima vecchietta che incontro, perchè, sul serio, non è che mi manchi qualcuno con cui argomentare. e di argomenti banali ne esistono pure troppi e di persone banali con cui condividerli ancora di più.
cazzo msn è stato inventato proprio per questo!
il problema è che tra me e lui la banalità non è mai esistita, la conversazione occasionale bandita da subito. ci siamo sempre vantati del fatto che noi andassimo oltre queste cose e l'eventualità di attaccarci al treno del non ci sono più le mezze stagioni pur di non perderci completamente è troppo anche per una donna distrutta dalla delusione come sono io in questo momento.
ma forse il problema sta proprio nel fatto che attualmente non esiste nessun noi a cui fare appello, motivo per il quale non c'è bisogno di oltre-passare proprio niente.
e io con questa cosa potrei anche stare facendoci pace, volendo.

e poi tutti dicono chiodo scaccia chiodo. e io dico perchè non stare a sentire tutti quelli che me lo dicono.
io a questa affermazione ho deciso di concedere il beneficio del dubbio. in fin dei conti è estate e d'estate bisogna divertirsi, quindi perchè non farlo?
ok direte voi, allora mettiti in moto. e l'ho fatto! ho anche comprato una bellissima veste rosa con tanto di spalle scoperte e poi sono andata al mare ad abbronzarmi. insomma tutte quelle cose inutili che servono a noi persone superficiale cresciute a pane e vogue per sostenere il nostro sguardo allo specchio. ho fatto tutto questo e mi sono sentita meglio.
ieri al mare io ero una persona felice, per una volta! felice mentre sguazzavo come un'otaria nell'acqua putrida di miseno alle tre del pomeriggio rincorrendo una pallina verde con un racchettone in mano e non riuscendo ad acchiapparla praticamente mai. felice del vento, della calca, del caldo torrido, di passare del tempo con una persona cara, senza pensare a chi l'aggettivo caro non se lo merita più.
è stata la prima bella giornata in un lungo periodo.

quindi ok, facciamo il caso assurdo che io abbia fatto quest'operazione di genocidio sentimentale e abbia accantonato lui, il cattivone, va bene? immaginiamoci che io abbia davvero deciso di mettere da parte quella persona malvagia che mi ha fatto tanto soffrire e che, ipoteticamente, abbia addirittura incontrato qualcuno che mi interessa.
che succede quando anche questa persona è potenzialmente off limits?
a quale santo io devo mai votarmi per venire fuori da questo empasse per il quale appena poso i miei occhietti - secchi, devo presumere - su qualcuno questo immediatamente si tinge di viola e scivola km e km fuori dalla mia portata?

questa è sfiga.

ma la consapevolezza di essere avvolta in un alone di negatività non mi impedirà di divertirmi moltissimo stasera e senza l'ausilio dell'amica bottiglia alcolica.

lo prometto solennemente.
da oggi nuova vita.
e vita bella.


lunedì 18 giugno 2007

confessions of a futon-revolutionist

dicono ah sai, pincopallino chiede di te, vuole sapere come va e se stai bene.

dico si si io sto bene, e visto che ho dei dentoni enormi e di bella presenza il mio sorriso risulta particolarmente convincente. infatti poi le persone ci credono e dicono, che bella che sei, tu ridi sempre. tipo pubblicità durbans, nè più nè meno.

in realtà attualmente non sto poi così bene; sono abbastanza malandata da augurarmi di esplodere per indigestione mentre ingurgito la millesima parigina della serata.
devo confessare infatti, che in questi giorni di stress ho ripreso l'insana abitudine di mangiare come un suino senza nutrire la minima intenzione di placarmi.

ieri in macchina, tornando dall'ennesima serata/sfilata della stagione, r. ha ricevuto una telefonata, alla quale non ha risposto, ma al seguito della quale ha dichiarato, infilando veementemente il cellulare in una tasca e sperando invano che si trattasse della testa di c. e che quella tasca fosse invero un marciapiede di cemento armato: ecco vedi, adesso per colpa di questa stronza mi torna l'angoscia e devo mangiare. sì perchè vedi a un certo punto arrivano sti momenti che mangio e non mi fermo più e mangio per tutti quei giorni durante la settimana che non l'ho fatto, e tutto per colpa di questa stronza.
questo l'ha detto lui mentre sfrecciavamo a 80 all'ora nel suo pandino alla volta del panificio del signor sbarra, ma io pensavo la stessa cosa.
pensavo infatti che poco meno di 24 ore prima una tappa da quel signore io l'avevo già fatta e sempre per colpa di una telefonata, ma di una telefonata che nel mio caso non era arrivata e che continua a farsi attendere.
non so r. come intende ovviare al problema legato al rischio di diventare obesi, ma io attualmente non ho una soluzione e non intendo trovarla, non facendo che mangiare parigine, o panini, o piatti di pasta enormi o qualsiasi altro cibo contente abbondanti tracce di carboidrati.

in effetti sono un pò stanca, magari il mio corpo ha bisogno di più energia per funzionare. una volta a. mi ha detto che quando pensi tanto il cervello richiede grandi quantità di zuccheri e allora mangi più pane. da quel giorno la mia ignoranza mi ha fatto attaccare alla speranza di questa tacita scusa per giustificare qualsiasi raid alla dispensa che abbia compiuto, devo dire, a malincuore, sempre più spesso.
a farci mente locale l'anno non è cominciato per niente bene e sembra non volersi riprendere, e questo il mio cervellino iperattivo l'ha capito fin troppo bene, e quindi giù con secchiate di zuccheri.
non posso dire di non aver cercato di rimettermi in piedi, tutt'altro, eppure se il mio stomaco rimane un pozzo senza fondo e se continuo a collezionare epitaffi sentimentali manco fossi una mantide religiosa qualcosa dovrà pure esserci che non funziona.


però mercoledì, durante la sua performance d'addio, - voto sei e mezzo/ troppa enfasi nell'esposizione - il maratoneta mi ha assicurato, dall'alto della sua immensa esperienza, a quanto pare, che io non ho nulla che non va, che anzi io sono come una pietra preziosa, solo che lui in questo momento non ha bisogno di me. credo abbia detto che sono come un diamante, una cosa simile. pensa che culo, non me l'aveva mai detto nessuno.
soprattutto nessuno me l'aveva mai detto qualche minuto prima di scaricarmi, seppure con un certo tatto, sotto il mio palazzo senza nemmeno un malinconico ciao sul quale imbastire congetture inutili per tutta la notte. la perfomance si è conclusa in modo alquanto repentino devo dire, e da quel giorno la mia riserva di carboidrati collocata altezza natiche/cosce non ha fatto che crescere.

indubbiamente io sono un gioiello. devo convincermi di esserlo, almeno per evitare di sprofondare nell'autocommiserazione, verso la quale navigo oramai speditamente. io sono un gioiello e sono talmente preziosa che non tutti hanno il coraggio di conservarmi nei loro cuoricini chiusi a doppia mandata.
di fatto preferiscono non conservarmi affatto, lasciandomi alla mercè delle tarme e delle blatte, che, come tutti sappiamo, sono animaletti dalle mandibole fenomenali.
e questa è una cosa alquanto triste.
a pensarci l'altro giorno mi sembrava talmente triste che mi sono messa a piangere. come marissa cooper che a 15 anni ha già i problemi di alcolismo e confusione sessuale, di una donna - insana di mente - di 40.
peccato che il mare verso cui guidavo, per poter piangere senza troppa gente intorno e anche per sentirmi un pò più marissa cooper, salvo il fatto che la mia borsa non fosse gucci e la mia macchina non fosse un SUV ammazzapianeta, non era circondato da palmeti rigogliosi e villoni con giardino e giardiniere, ma puzzava di spazzatura ed era transennato per evitare l'avvelenamento di incauti bagnanti. sono arrivata lì, mi sono guardata intorno, ho frignato altri due minuti e sono scappata perchè davvero, l'aria era irrespirabile.
nemmeno a immaginarla la situazione poteva essere meno tragica e più ridicola di così, però per un momento mi sono sentita meglio.
peccato sia durata poco.

stasera infatti vado a cena fuori con la famiglia e le porte del mio immenso stomaco sono già aperte per accogliere quintali di cibo grasso e malsano preposto al soffocamento degli sforzi del cuore che vorrebbe disperatamente salire su dal cervello e dirgli di smetterla di fare il pignolo, attaccarsi alla cornetta e fare quella cavolo di telefonata.







sabato 9 giugno 2007

eulogia di un servizio di porcellana da dodici


ho preso casa da sola, nel senso che ho trovato un appartamento potenzialmente valido dove trasferirmi.
è una bella casetta al nono piano di un palazzo in centro che ha un ascensore con delle eccitantissime pareti rosse e tanto spazio tutto per me.
in effetti 140 metri quadri sono proprio tanti e mai e poi mai nel mondo me li sarei potuti permettere se non fossero appartenuti al fratello di r. il quale più che impiegarne una minima parte per costruirci dentro una palestra di arti marziali non ha intenzione di fare.
questo significa che da una settimana a questa parte io ho le chiavi del paradiso.
intendiamoci: la casa è totalmente fuori uso, sommersa dalle macerie e dalla sporcizia, ma nel suo lerciume e decadenza,so che quello spazio enorme è tutto mio, e io posso andarci quando voglio e farci quello che mi pare e piace. nei limiti in cui me lo consente il padrone di casa, che pure è un personaggio degno di nota, possibilmente di nota scientifica... ma questo non è argomento di cui parlare oggi.

a me piace pensare alla mia nuova casetta, io ne sono proprio entusiasta, e il giorno dopo averla visitata per la prima volta sono andata da ikea a comprarle dei regalini.
le ho comprato un pò di canovacci, un guanto da forno, posate e piatti e bicchieri.
e io che sono un'esteta le ho comprato i piatti e i bicchieri più belli, quelli più stilosi, anche.
peccato che ne ho comprati soltanto due. cioè due piatti fondi, due piatti piani, due scodelle e due bicchieri.
al momento mi è sembrata una scelta intelligente, tenuto conto anche il mio limitatissimo budget, ma quando ne ho parlato l'altra sera con jp mi sono resa conto che questa gita all'ikea è stato uno dei momenti più tristi nella già ricchissima rassegna di momenti tristi che hanno costellato questi ultimi mesi.
voglio dire: che cosa c'è di più deprimente che ammettere con se stessi il proprio stato di single-tudine se non limitare l'acquisto degli utensìli da cucina allo stretto indispensabile per una, massimo due persone?
e cosa c'è di più definitivo che sapere che quel secondo piatto e quel secondo bicchiere diventeranno proprietà privata della tua migliore amica e non di quel principe azzurro con cui, a partire dai tuoi cinque anni, la barilla ha immaginato che tu condividessi tetto, lavatrice, tavolino pieghevole e lettone a due piazze?
questa è una triste realtà di fronte alla quale i riti scaramantici di mia madre che ha messo insieme un corredo fatto di lenzuola e asciugamano rigorosamente matrimoniali non valgono assolutamente a nulla.
la verità è che, che si tratti di DICO o di matrimonio consacrato, io da casa dei miei genitori ci sto uscendo sì, ma con due gambe anzichè quattro. e per quanto voglia convincermi che tutto ciò è un chiaro segno di emancipazione, mentre cito a memoria personaggi femminili fittizi e non che mi hanno preceduta in quest'avventura,a me sta cosa che sto andando a vivere da sola senza un uomo da invitare a cena e a cui portare la colazione a letto la domenica, assecondando una qualche recondita tendenza nipponica che devo aver ereditato dalla lettura di memoriediunagheisha, non va giù.
mi sento triste: il maratoneta corre lontano e io non ho più voglia di inseguirlo. ho lasciato la bandierina a metà campo e lui non l'ha raccolta,ho appeso le scarpe al chiodo e lui se n'è comprato un paio nuovo.
mi sa proprio di k.o. sentimentale.

io mi ritiro a metà competizione.

e che me ne farò di quel letto enorme? che debba nascondere il secondo set di piatti sotto al materasso?
o piuttosto non dovrei comprarne altri per esorcizzare la solitudine?

finirò come le signore dei gatti con i capelli crespi, le gonne blu di raso e le scarpe da ginnastica che parlano con i muri e puzzano sempre di vecchi saponi. oppure semplicemente mangiata dagli alsaziani.




sabato 2 giugno 2007

Mamma, ho male al pancino

Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.

Questo è il primo canto della Gerusalemme Liberata a cui oggi ricorro nel vano tentativo di dare un senso alle mie recenti imprese. Nella migliore tradizione accademica intendo appellarmi alle parole di qualcun altro per spiegare cosa penso e faccio, pensieri e azioni che in questo momento si orientano pericolosamente verso il martirio e le crociate etico/sentimentali.
Mi domando perchè ci sia bisogno di andare incontro a sofferenze e paranoie, attraversare oceani di lacrime e nottate insonni con il solo scopo di fare il bene di qualcun altro; perchè mai io abbia deciso di avvolgermi in questo sudario bianco e azzurro e giocare a teresadicalcutta quando io rappresento l'anatema vivente di qualsiasi crociato e martire possa venirci in mente. Non ho idea di cosa mi stia succedendo, ma in tutta onestà se in questo momento mi mettessero in mano uno scudo bianco con una croce rossa sopra e un elmetto con una bella veletta di ferro sulla faccia io me li prenderei e parterei alla volta del saraceno infedele.

Certo avrei potuto scegliere un autore migliore per la mia citazione colta, dal momento che Tasso, come voi mi insegnate, era un pazzo irrecuperabile, ma forse è proprio questo piccolo particolare che mi ha portato da lui. Qualcosa che mi dice che in questo momento io e Torquato oltre che la passione per le parole, abbiamo anche altro in comune...

Io della Gerusalemme Liberata non so niente: va premesso che ho questo buco nero nel cervello che apre su una quarta dimensione di ignoranza totale in letteratura italiana e storia medievale di cui certo non vado fiera, ma che non vedo nemmeno perchè nascondere tanto più che la mia lacunosa conoscenza della Gerusalemme Liberata non mi impedisce di
ravvisare ugualmente alcune pericolose similitudini tra me e i suoi protagonisti. D'altronde è una storia che tratta delle crociate, d'amore, di sacrificio, di buoni e cattivi sentimenti, no? E questo penso che possa bastare. E' vero: sarò pure insana come Tasso, ma diversamente da lui, io nella trama ci sono invischiata fino al collo e ho tutto il diritto di parlarne e sviscerarla, non è che me la sto inventando ad arte per fare contento il mecenate di turno. Al massimo riesco a distrarci il criceto per dieci minuti, ma capirai, quello non lo abbatte manco un seduta plenaria del concilio vaticano.

Insomma sì, al momento io mi sento una martire, e sebbene questo non mi faccia onore, ho bisogno, per un momento, di comporre l'apologia di me stessa. I cinque minuti di lamentele si concedono a chiunque, e poi noi crociati abbiamo diritto alla confessione piagnucolosa: dopo averci sottratto qualsiasi gioia alla felicità, il buondio ci ha accordato per lo meno la facoltà di dolere per il male nostro e degli altri, così ogni volta che soffriamo non dobbiamo fare altro che guardare in alto e chiederci perchè, chè lui è lì e il suo ostinato silenzio e trasparenza ci aiuteranno a stare molto meglio.

C'era una volta un uomo che aveva deciso che io dovessi prendermi cura di lui. Quest'uomo, a cui non riusciamo nemmeno a dare un soprannome tante e tali sono le sue doti, mi sta mettendo in serissima difficoltà.
Chi mi conosce sa che io verso gli uomini non provo esattamente dei sentimenti materni, che al massimo nei momenti bui della mia vita ne ho nutriti di filiali e che nella migliore delle ipotesi questi ultimi hanno fatto fuggire queste persone a gambe levate, com 'è giusto che sia.
D'altronde chi mai vorrebbe fare da padre a una figlia come me? Nessuno, ve lo dico io. E va bene così. Aperta e chiusa parentesi.
Ma tant'è: io sono stata una figlia, un'amante o un'amica, ma una crocerossina mai e mi è sempre andato bene così, chè i casi umani li lasciamo curare alle volenterose Melanie di viacolvento. Pensavo.
Però sembra che a un certo punto tocchi a tutti attraversare nuove acque, e quindi eccomi qui con tanto di pezza in testa, mani carezzevoli e stetoscopio pronto ad auscultare le palpitazioni cardiache del cuore sofferente di questo fantastico
ometto di cui continuo ad essere perdutamente invaghita. Il tipico twist che movimenta la trama del racconto no?
La protagonista viziata ed egoista che si trova improvvisamente a fare i conti con i bisogni degli altri. Un notevole trancio di plancton per le orche assassine di Hollywood.

Ma concedetemi una lamentala, molto poco professionale. Un aside postmoderni, di quelli che piacciono tanto agli autori teatrali e agli scrittori degli anni 80.

Ho capito che il martirio non chiede ricompense, ho capito pure che poi la ricompensa arriva con tanto di alette piumate e fascio di luce, ma io che non sono una teresadicalcutta per vocazione ma solo per necessità, penso di meritarmi ogni tanto un grazie, non so un sorriso, magari una parola gentile no?
E invece no perchè io devo disputarmi l'attenzione del paziente con altre cose, nella fattispecie ieri sera con dei cani, tre sere prima con Piero Chiambretti, attenzione che pure il paziente continua a domandare insistentemente venga prestata solo ed esclusivamente a lui, che soffre, povero angelo, e non sa che fare.
E soffre poi per causa mia. Quindi io oltre ad essere la vittima della sua malattia, sarei anche il carnefice. E la trama si fa sempre più complessa.
Un dramma psicologico?! Chi lo sa, io sono solo l'attrice non protagonista.
Cionondimeno ho deciso che quest'uomo non deve star male per causa mia, e giù di cure amorevoli, parole dolci, pensieri gentili. Peccato che tutto mi si rivolti contro, dal momento che il suddetto continua a lamentare forti dolori di testa, bruciori di stomaco e fitte al torace, lato sinistro.
Il suo cuore non regge, nonostante la mia dedizione totale e sofferta alla causa. Il paziente ha bisogno di una cura drastica, dico io che sono la sua infermiera - personale qualificato - peccato che da perfetto ipocondriaco lui ne abbia elaborata una la cui posologia, pur richiedendo la mia presenza, mi è oscura.
Dunque io fungerei da bieca manovalanza, niente di più e niente di meno che braccia forti per i nostri campi, o non so, mani per le nostre tastiere, collo per le nostre uniformi bianche, piedi per le nostre vendemmie, e fermiamoci qui prima che la mia passione per i paragoni tocchi anche la pornografia.
Insomma questo il senso della mia crociata! Io voglio, desidero ardentemente, che la mia abdicazione totale alla dignità personale e all'autostima lo renda felice! Che le mie decine di ore di lavoro settimanale vengano retribuite con il minimo salariale, purchè le casse dello stato si riempiano di ricchezze, di denaro, di benessere.

Io aspetto un sorriso di questo Mario Draghi del mio cuore come S.Rita l'apparizione della madonna e capiamoci, questo è quanto di più terribile mi sia mai capitato.
E non riesco in nessun modo a scollarmi da dosso questa tonaca maledetta con su scritto "buona" e a lottare indefessamente contro le forze del male che stanno fogacitando lentamente l'oggetto del mio desiderio.
E' una tragedia. E' una scalata oltre i 3000 metri senza bombola d'ossigeno e Messner nei paraggi perchè il saraceno infedele travestito da dubbio e da angoscia, ha preso il suo cuore e non ha nessuna intenzione di renderlo alle mie premurose manine.

E così io aspetto, seduta sulla sedia, che la flebo d'amore che gli ho iniettato mesi fa faccia effetto, mentre vedo incombere minacciosamente i titoli di coda, e Tara profilarsi in fiamme all'orizzonte.

Ma qualsiasi sia il senso di quello che sto facendo e dove mi porterà, io reclamo il diritto a un happy ending, e cacchio, lo voglio subito.
E visto che io non sono in controllo delle mie azioni, intendo rintracciare l'autore di questa trama contorta in cui sono coinvolta per parlarci a quattr'occhi e chiedergli di sottopormi una lettura preventiva del finale di questo drammone anni 50, dietro minaccia di trasformare la nostra Gerusalemme Liberata in un Misery non Deve Morire degli anni duemila.