lunedì 30 luglio 2007

... è un mondo difficile ... che vita intensa

quest’oggi vorrei spezzare una lancia in favore di tutti quei fidanzati ansiosi e depressi a causa del fatto che le loro ragazze abbiano degli amici maschi.

oggi io vi capisco e compatisco, innocenti vittime della buona e della cattiva fede che assistete impotenti al balletto della seduzione che si svolge tra le vostre compagne e i loro amici del cuore. io capisco e compatisco il sospetto e l’invidia che nutrite verso quegli onnipresenti e onniveggenti individui che sono sempre più bravi, più sinceri e più comprensivi di voi.

vorrei dirvi, sfortunati fidanzati, che so cosa state provando.

gli amici – maschi- sono un attentato alla vita di coppia ma soprattutto sono personaggi immaginari eppur reali.

loro non esistono, non sono altro che la proiezione delle proprie fantasie sessuali e di quelle monomaniache ed egocentriche delle vostre donne.

applicando un’irreprensibile policy di consigli azzeccati, buon umore e falsa modestia, gli amici del cuore immaginari sono dei bin laden del sentimento.

ingiungo pertanto ai pochi ingenui che sopravvivono ancora credendo nella fedeltà e nella monogamia di svegliarsi e di gran carriera.

ragazzi aprite gli occhi! quest’amicizia non s’ha da fare.

i tempi del carosello sono belli che passati: mentre voi sghignazzate con le gag di calimero la vostra ragazza, molto probabilmente, si sta sollazzando con il suo migliore amico.

e non è detto che sia in un letto.

anche il siparietto dell’ospite indigesto nell’armadio appartiene alla preistoria; è molto più facile che il tradimento avvenga sotto i vostri occhi e sotto mentite spoglie.

è bene specificare una cosa: cerchiamo di andare oltre il muso della lupara che teniamo per precauzione sotto al letto e ricordiamoci che l’infedeltà non necessariamente deve essere infedeltà fisica. nel caso specifico degli amici del cuore immaginari l’elemento prettamente sessuale è anzi un fattore collaterale e credetemi, arriverà un momento in cui desidererete che tra la vostra donna e il suo amichetto invadente esista solo attrazione. ve ne liberereste dopo una sana trombata piuttosto che sciropparvelo in tutte le salse per anni ed anni a venire.

purtroppo l’antagonismo non avviene sul piano orizzontale della banale superficie da copula ma su quello ben più sconnesso e irregolare della mente della vostra donna la quale non sa e non vuole rinunciare a questo individuo che è votato a lei dalla testa ai piedi, con tutto quello che ci passa in mezzo.

sappiate che gli amici del cuore non esistono.

voi, fidanzati sospettosi, avete assolutamente ragione.

se un uomo e una donna intraprendono una relazione che contempli il ciao come stai, c’è sotto qualcosa. o se non c’è ancora, presto ci sarà e il più delle volte non assumerà l’aspetto di un fidanzamento.

lasciatevi pregare: trovare un amico maschio è una delle sfide irrisolte del genere femminile.

il desiderio che io esprimerei al genio della lampada e/o alla proverbiale stella cadente.

bambino gesù fai stare bene mammà, papà, le sorelline e fammi trovare un amico maschio con cui stabilire una sana relazione e asessuata.

il punto è questo: gli amici immaginari conoscono il contenuto delle preghiere delle donne e si travestono da desiderio incarnato, tipo arcangelo gabriele. e le donne, che si pensano tutte alicenelpaesedellemeraviglie ci cadono come pere cotte.

ora: visto che ho intrapreso questa crociata ermeneutica io oggi devo venire a capo dell’annosa questione dell’amicizia tra sessi, sono anni che ci penso.

in base alle proiezioni statistiche ho capito che fare l’amico del cuore immaginario è un po’ come esercitare la libera professione; ci si mette a disposizione della comunità elargendo servigi e riscuotendo onorari anche piuttosto salati.e va da sé che come tutte le libere professioni, l’amicizia del cuore immaginaria è una lobby quasi completamente maschile.

l’offerta sul mercato è di uno a dieci: per ogni dieci maschi che si propongono come migliori amici c’è una donna che si esilia volontariamente e misteriosamente dal circoletto delle amiche e parte alla conquista dell’amicizia dell’altra metà del cielo.

in questo collidere di mondi opposti, e reitero opposti, la buona fede è una strategia di autodifesa, una scusa e da un certo punto in poi un’autentica barzelletta.

chi vuoi che sia davvero interessato ai problemi fisiologici di una donna se non un’altra donna consapevole di cosa significa soffrire di crampi addominali in quei giorni? a chi potrebbe mai venire in mente di andare a fare shopping insieme? chi si sottoporrebbe a interminabili sedute di parrucchiere, idroterapia, aromaterapia, manicure, pedicure, massaggio tailandese, nonché pedinamenti, scenate di gelosia, crisi isteriche e collassi neuropsichiatrici per pura e semplice abnegazione? probabilmente solo mia madre e poche altre donne pie.

perciò, per piegarsi a tanto, la buona fede di questi omuncoli deve essere pari a quella del lupo di cappuccetto rosso.

io ne sono un esempio più che eloquente.

essendo sempre il rain man della situazione – leggasi: pecora nera con tendenze all’autismo e all’asocialità – il fatto di avere l’amico del cuore maschio mi è sempre piaciuto moltissimo.

ebbene sì: io faccio parte di quel 10% di donne che si è esiliato dalle amichette per inseguire il coniglio bianco, proseguendo con la metafora di alice in wonderland. le mie esperienze in materia sono piuttosto colorite e disastrose e visto che ho ancora un cuore non me la sento di raccontarle qui perché in un paio di casi si sono rivelate più strazianti di un divorzio e non ho ancora smesso il lutto strettissimo per la perdita di alcuni fantastici esemplari di amico del cuore.

a conferma del fatto che questa storia del migliore amico maschio è una leggenda metropolitana i campioni da me rilevati si sono rivelati tutti dei malfattori.

a conferma del fatto che io sono alice che inciampa nei fenicotteri ogni volta ci sono rimasta male, più male di prima.

all’ennesima manifestazione di malafede nella situazione tipica dell’elargizione di consigli che precipitano il tuo potenziale seduttorio e ammaliatorio allo zero assoluto (enrì senti a me, questo non ti si incula proprio, inutile farti bella per lui, è un coglione. e il giorno dopo scopri che quell’uomo che tu non hai degnato della minima attenzione è follemente innamorato di te), ho imparato che l’amico maschio è una figura retorica e immaginaria e che io sono una donna incapace di ammettere il potere del testosterone ma altrettanto incapace di resistere alle più blande lusinghe maschili.

ovvero io, ragazze, sono la donna media. è una sconfitta pesante ma è così e lo ammetto con sportività.

le mie avventure amicali maschili si sono quindi concluse e io sono tornata al mondo rosa e rassicurante delle amichette femmine: belle, brave, dotate di senso dell’umorismo e di tutti quegli attributi indispensabili come la pazienza di giobbe (per sostenere conversazioni notturne e non della durata di svariate ore), la vista di falco (per individuare la preda prima che lui individui te), l’orecchio di odino (per auscultare i battiti del cuore del suddetto uomo prima di te, e prevenire conseguenze disastrose per la tua psiche e altrove, più in basso), la lungimiranza, la saggezza, etc etc.

peccato che il tempismo non sia il mio forte.

e così, quando avevo messo una pietra sull’idea dell’amicizia tra uomo e donna ecco arrivarmi puntuale come la morte un omino, l’Omino per eccellenza ad offrirmi la sua incondizionata amicizia. l’Omino dice: noi potremmo essere buoni amici. e come l’uomo del monte lui non domanda ma sentenzia.

quindi noi, io e terence, siamo amici; a quanto pare.

io, donna da lungo tempo preparata al peggio, mi sono sinceramente stupita di queste sue parole.

io non credo arriverei a giocare ad aldo moro e le brigate rosse con il mio migliore amico, ma nemmeno con il mio peggior nemico in realtà. insomma poi ci sono cose che i migliori amici immaginano ma non applicano, per lo meno non con te, mentre nel caso di questo Omino qui, la teoria non è mai esistita, per intenderci.

quelle cose in particolare, i migliori amici, non dovrebbero farle.

perché, vorrei dire all’Omino, i migliori amici sono depositari di quel po’ di platonicismo in cui abbiamo scelto di credere ancora, sono i custodi degli ideali, della purezza, dell’innocenza, gli interlocutori unici e soli dei nostri sogni da bambine, i confessori laici dei nostri peccatucci veniali. che farci con un amico del cuore che non sa nemmeno cosa significa il verbo idealizzare e il cui sport preferito è quello di realizzare le più ardimentose fantasie ginniche nel minor tempo possibile?

dov’è andata a finire la poesia dell’amicizia? e per tramento: dov’è andata a finire anche la poesia dell’amore?

che l’amicizia del cuore tra uomo e donna sia una chimera ci siamo arrivati un po’ tutti a questo punto delle nostre adulte vite, ma qual è lo step successivo?

l’amore? mmm direi che siamo in alto mare.

il sesso? fuocherello.

non posso che immaginare che ogni situazione abbia la propria chiave interpretativa e quindi attendo delucidazioni sul dove si trovi la mia visto che nel buio della mia totale desolazione e immensa ignoranza ho smarrito anche la toppa.

mercoledì 25 luglio 2007

lasciate ogni speranza o voi che entrate

cara natalia (aspesi),

spero che questa mia lettera ti raggiunga in un momento di pace mistica e che tu la legga immersa nel verde e nella calma di un giardino giapponese perché avrai bisogno di una massiccia dose di pazienza e ottimismo per vederne la conclusione.

innanzitutto scusami se ti do il tu e ti chiamo per nome ma, sai, avendo trascorso tutta l’adolescenza a leggere la tua rubrica come una bibbia, sei entrata in famiglia, diciamo un po’ come una saggia zietta. ed è in qualità di zietta che oggi mi rivolgo a te con la speranza che i tuoi consigli mi salvino in tempo dall’esorcismo che le amichette hanno deciso di praticare sulla mia persona per liberarmi dal male e dalla sfiga che albergano nel mio corpo.

io so che tu sei specializzata nella soluzione di problematiche ben più complesse della mia e che il tuo forte è il travestitismo pre e post-andropausico, ritardo del menarca, crisi di mezza età, scambismo terminale, disturbi dell’alimentazione ma ti prego di abbandonare per un momento questa eccitante casistica ed occuparti di me.

sono una donna del sud oramai prossima alla trentina, di corporatura media – diciamo… -, aspetto gradevole, un discreto quoziente intellettivo, so cucinare, mi piace viaggiare, leggo molto, vado al cinema, sono socievole e di compagnia e un tempo, quando ero più giovane e magra, credevo che questo bastasse a garantirmi una serena vecchiaia in compagnia di un sereno vecchietto con cui condividere il kukident e le pantofole imbottite, quelle con l’ovatta grigia e il collo alto. sai io sono una donna all’antica, ho fatto le elementari dalle suore, e l’ipotesi di trascorrere la mia esistenza in compagnia di un qualche animale bastardo e dispettoso, nonché statisticamente meno longevo di me, mi spaventa un po’. mi farebbe molto più piacere avere un marito che una quindicina di gatti, mettiamola così.

fino a ieri notte pensavo di saperne qualcosa, di uomini, io. per le sopraccitate motivazioni ho una discreta esperienza nel settore. amante del rischio come sono non mi sono mai fatta mancare niente cosicché il mio curriculum annovera ad oggi: spacciatori, lottatori della domenica, cerebrolesi, impotenti, disattenti, traumatizzati, pensionati precoci, aspiranti pornoattori, possessori di micro e macro peni, appassionati di sesso estremo, aficionados della televisione per l’infanzia, entusiasti del matrimonio. ho creduto che un bestiario tanto ricco mi rendesse una donna quanto meno preparata al peggio ma evidentemente mi sbagliavo.

in effetti mi mancava ancora di incontrare l’uomo di casa, anche detto marito premuroso. natalia io so che tu puoi aiutarmi, io so che ricevi tante lettere di impuniti che, felicemente sposati, si sollazzano con la donna altrui e non (nel mio caso ad avercelo un ragazzo da cornificare … non sarei così disperata) e anche se non le pubblichi, perché saggiamente li castighi rifiutando di divulgare le loro zozze storielle sulla tua prestigiosissima e curiosissima rubrichetta del venerdì, io so che tu sai, e puoi aiutarmi.

io ho un problema: non riesco a mandare giù il fatto che uno di questi personaggi qui, tutto pantofole e gite domenicali, mi abbia rinchiusa nella sua automobile per un’ora e mezza – precisamente dalle quattro alle cinque e venti del mattino, e impossibilitata a mettere piedi fuori dal veicolo pena aggressione fisica da parte della sua donna che pareva aggirarsi nei paraggi e che, pur sottile come uno scoobiedoo, era decisamente pronta alla rissa.

ti spiego natalia: io non sono una fatta per fare l’amante, questo è sicuro. non riuscendo a tenere un segreto nemmeno sotto minaccia di morte la pratica di indossare il proverbiale guanto di lattice o peggio ancora la parrucca bionda d’ordinanza per confondere le acque di una povera moglie e cornuta non mi appartiene minimamente. va da sé che se nel mezzo di una infuocata confessione d’amore dell’ adultero consorte gli squilli il telefonino ed è lei io gli intimi di rispondere.

ipotizzo che l’adagio recitatomi qualche minuto prima a proposito dei volti d’angelo che dissimulano animi diabolici, valga per lui ben più che per me, povera bambolina gonfiabile nelle sue esperte manone.

ipotizzo inoltre che lui, per l’adagio di cui prima, sappia esattamente come raccontare una sana bugia a sua moglie. (come vuoi che creda al fatto che in anni e anni di matrimonio lui l’abbia cornificata soltanto una volta e con me poi, sarebbe una responsabilità e un onore a cui rinuncio ben volentieri…). in realtà non è stato così; la nonchalance da me esibita di fronte al crollo totale del desiderio di entrambi è passata immediatamente in secondo piano di fronte alla crisi di panico che lo ha colto. non ho saputo fare altro che stendere una tenda per terra – sì a casa nuova ancora non ci sono mobili – trovare una posizione comoda, quella del loto, e consolarlo mentre mi sciorinava il rosario della loro storia d’amore. non so se sia stato un eccesso di zelo, una reminiscenza dei comandamenti studiati al catechismo, o pura e semplice idiozia che mi hanno spinto a ispirargli la bugia da raccontare al truciolones.

fosse già solo per questo e per il fatto che io non lo abbia lasciato morire di caldo in quella camera a gas che è casa mia, avrebbe anche potuto evitare di intombarmi nella sua macchina.

ma non è stato così: lui non ha mostrato la minima pietà per me.

preda di un attacco di panico a cui mi è capitato di assistere solo il 19 di settembre al duomo e nella persona delle parenti di sangennaro, una volta arrivati da lui l’adultero consorte ha disposto che scoobiedoo lo stesse aspettando fuori la porta di casa - “quella macchina io qua sotto non l’ho mai vista” ha esclamato con gli occhi sbarrati dal terrore - ha ingranato la retromarcia, si è fatto duecento metri in salita al contrario e mi ha abbandonata al buio di una strada a me del tutto ignota intimandomi di non muovermi per nessuna ragione al mondo fin quando non fosse tornato.

ho davvero creduto di non rivederlo mai più.

vedevo piuttosto il mio cadavere gonfio di un paio di giorni essere estratto dalla scientifica e avvolto nel tipico sacchetto nero, mentre dalle tasche dei pantaloni mi cadevano gli spiccioli che gli sciacalli non avevano fatto in tempo a predare e dall’auto esalava la tanfa della mia morte per asfissia, a cui immancabilmente io avevo fatto precedere episodi di varia e ingente incontinenza.

in quel momento mi sono resa conto di aver toccato il fondo. era da quando ho dormito sotto il letto del mio fidanzato – probabilmente omosessuale – che non mi trovavo in una situazione così incredibile.

natalia credimi quando ti dico che non avrei potuto fare nulla, ma veramente nulla, per tirarmi fuori da quell’empasse. le ho pensate tutte, e tutte si risolvevano sempre e comunque in uno scenario catastrofico.

uscire dalla macchina e affrontare l’oscurità del vicolo avrebbe infatti significato:

a) inciampare nel truciolones e rischiare di essere picchiata a sangue, magari anche dal lui, nel caso avesse creduto che contribuire alla mazziata l’avrebbe riavvicinato alla sua esile mogliettina o magari se, in un impeto di amore, avesse voluta proteggerla dai miei debolissimi tentativi di autodifesa

b) perdermi e magari venire investita dal treno che passa da quelle parti.

accendere l’auto ed andar via avrebbe potuto:

a) rivelarsi un problema perché non sapevo dov’ero e sotto di me si apriva il baratro di una discesa larga 2 metri e mezzo, con parcheggio di autovetture sulla sinistra, con una pendenza dell’80% che solo successivamente ho scoperto terminare in un muro di cemento armato

b) costituire un precedente per rivedere l’adultero consorte nel caso che, mostrando un coraggio da leone, lui avesse preteso la restituzione delle chiavi

rimanere nell’auto avrebbe contribuito a:

a) consentire all’intero e numeroso vicinato di ipotizzare che fossi una mignotta e/o ladra

b) agevolare il tentativo di rapina di uno qualsiasi dei tossici che presumibilmente e abusivamente dimorano sul ponte abbandonato che sta dietro l’angolo

c) assicurarmi la morte per caldo e asfissia dal momento che il terrore mi aveva spinto a bloccare qualsiasi orifizio presentasse la sportiva autovettura

non ho potuto fare altro che svegliare le amichette e implorarle di tenermi compagnia, cosa per la quale non gli sarò mai grata abbastanza perché loro, angeli del paradiso, dopo avermi regalato il più bel bracciale delle superchicche che esiste in circolazione,mi hanno anche tenuto al telefono per un'ora intera elaborando, tra una bestemmia e un’altra, strategie di sopravvivenza, che alla luce di quello che mi è successo sabato (natalia ti rimanderei in proposito al mio precedente post) mi consentono ad oggi di stilare le bozze preliminari del primo manuale di sopravvivenza metropolitana post-femminista del sud italia.

una prece per le mie fantastiche amichette.

stando così le cose capirai il sollievo di vederlo finalmente tornare a me indenne (e bello, bellissimo!) nel chiarore dell’alba.

certo mi sembrava strano non aver sentito l’auto della moglie allontanarsi, ma si sa, in questi casi mi sale la pressione e perdo un po’ l’udito.

meno male che ha subito fugato quei miei dubbi un pò naive. con il candore del bimbo della mio che mangia i formaggini nella pastina mi ha informato di non averla mai vista e che quei centoventi minuti in cui io pregavo chiunque e qualsiasi cosa di nonmorire, li aveva passati solo, in casa, a pararle a telefono.

poi mi ha chiesto se andava tutto bene. gli ho risposto di sì, chè io sono la donna bionica e che occultata da strati di grasso c'è tutta una struttura in acciaio inox che mi isola dai traumi, diciamo così. ho anche precisato che arrivo con quindici anni di garanzia e che posso essere rimandata al mittente in qualsiasi momento. questa cosa l'ha molto divertito. come tutti i miei uomini, anche lui si ammazza dalle risate in mia compagnia. a. la chiama la sindrome del clown, e io non me la sento di dissentire: noi siamo donne destinate a soffrire con il sorriso sulle labbra, e poco ci sta da fare.

quando siamo arrivati da lui ho potuto soltanto chiedergli un bicchiere d’acqua prima di accasciarmi a terra e fissare il vuoto come una catatonica.

poi l'ho assicurato che anche se lei ora minaccia di chiedere il divorzio, tornerà. e giù di consulenza sentimentale, tanto il cuore sta sempre in permuta dal meccanico.

quell’uomo mi ha davvero annientata, peccato che mezz’ora dopo abbia trovato il modo, quel modo che gli riesce anche abbastanza bene, di resuscitarmi.

è stato breve ma intenso natalia.

nel giro di un’ora eravamo di nuovo in auto e lui, esibendosi in quegli eccessi di egomania che ho già imparato a riconoscere e amare, mi domandava se gli occhiali da sole gli donassero, perché non ne era del tutto convinto. si preoccupava anche che io sapessi troppe cose di lui, perché certo, avrà pensato che stia solo aspettando che scompaia per poi pedinarlo e fargli trovare un coniglio bollito nella pentola di casa.

l’ho rassicurato sul fatto che mai e poi mai lui mi rivedrà o ascolterà la mia voce ma si è risentito, premurandosi di farmi notare che in ogni caso io non l’ho mai chiamato (evidentemente sabato e domenica deve essere caduto con la testa a terra…“L'amnesia post traumatica può aver luogo nel periodo immediatamente successivo al risveglio di un trauma cranico con perdita di conoscenza. L'amnesia post traumatica si caratterizza da due tipologie di sintomi: disorientamento e confabulazione” da: http://www.neuropsy.it/patologie/traumi/09.html) e che venerdì c’è una bella situazione lì sulla spiaggia e perché non passo tanto LEI non sa chi sono IO.

impunito e temerario, vile, vanesio, impunito e adultero ma per farsi perdonare mi ha chiesto se mi andava un cornetto.

ho accesso sdegnosamente una sigaretta mentre mi sfilava davanti agli occhi la donna più pettegola del quartiere che, recandosi a casa mia, avrebbe di lì a poco riferito ai miei familiari di avermi visto in compagnia di uno sconosciuto (bellissimo) in bermuda e tshirt sportiva.

adesso dimmi natalia: esiste un limite alle sventure umane o siamo davvero destinati a soffrire in eterno per il paradiso?

no perché vorrei precisare che il giardino dell’eden non mi interessa, la frutta non mi piace e le zanzare mi infastidiscono, e che a me basta un uomo che riesca a essere coerente con se stesso e a non comportarsi proprio nel modo peggiore che gli riesca per, diciamo, un paio di mesi di fila.

speranzosa che tu non cestini questa testimonianza di vita vissuta, ti saluto affettuosamente e concedimelo: cambia la montatura degli occhiali e la tinta, ti invecchiano.


lunedì 23 luglio 2007

donna cannone vs truciolones

“…da tempo è stato annunciato il progetto Indiana Jones 4, la cui uscita e' prevista per il 22 maggio 2008 …”

chissà se george (lucas) e steven (spielberg) intendono produrne un quinto.

avrei un paio di imbasciate per loro.

potrei scrivergli una lettera e raccontargli quello che mi è capitato sabato notte per esempio, quando ho dovuto farmela a nuoto per raggiungere la terraferma e quindi anche la mia automobile e poter tornare a casa. è stata un’ esperienza fantastica e non vorrei andasse dimenticata, ma visto che io non avrò né figli né nipoti a cui raccontarla, argomentazione collaterale e sotterranea che accompagna oramai da mesi qualsiasi cosa mi capiti, è giusto che qualcun altro si occupi di farlo per me.

innanzitutto: deo gratias per avermi fatto arrivare a lunedì. ci sono stati momenti durante questo lungo ed estenuante fine settimana nei quali ho pensato di stare abbandonando questo mondo. la cosa interessante è che le cause sono state diverse e molteplici ma tutte altrettanto plausibili.

non saprei da dove cominciare per ricapitolare ma proverò a farne un elenco.

in ordine:

disidratazione/ asfissia da caldo

annegamento

ansia

delusione sentimental/erotica

è chiaro che c’entra un uomo. ma questa volta, curiosamente, anche la furia degli elementi.

che le due cose siano collegate? che faccia tutto parte di un’unica apocalisse?

allora. dopo le ultime sventure di cui si è già parlato, ho deciso di recuperare il corno che mi sono comprata un anno e mezzo fa in tempi non sospetti, e riattaccarmelo all’orecchio. dopo attente analisi io e le amichette abbiamo deliberato che è stata la rimozione del suddetto nel mese di gennaio a provocare quella leggerissima flessione nella curva percentuale della mia sfiga fisiologica.

il corno tutt’ora pende dal mio lobo sinistro. all’inizio sembrava funzionare, infatti sono riuscita a riparare il tacco rotto e soprattutto, meraviglia delle meraviglie, rimediare numero di telefono e appuntamento con l’omino del caseruoppolo.

un’emozione dopo l’altra!

ho sfregato e sfregato il mio cornetto fino a quando nello scenario post-atomico della rotondadiaz, con in sottofondo canti da stadio provenienti dagli scogli prospicienti e tutt’attorno una pioggia di bottiglie di birra vuote e carcasse radioattive di zoccole, lui, proprio lui, ha confessato di essersi invaghito di me. è stato un po’ come sentire le campane del giorno del giudizio per un testimone di geova: ho pensato di aver finalmente scontato i miei peccati e abbandonato definitivamente questa valle di lacrime.

perché diciamocelo, il cinismo non è proprio il mio forte e mai, nemmeno per un momento, ho ipotizzato che lui mi stesse prendendo in giro. poi ho anche voluto apprezzare il fatto che lui stesse portando avanti questa scena madre già da quattro ore, sì perchè erano quasi le cinque, e gli ho concesso il beneficio della fiducia.

ora, sorvolando sul fatto che io a un certo punto in un momento di estremo romanticismo sia scivolata su una barca e caduta rovinosamente su un fianco per poi sbattere con la testa contro un palo qualche decina di minuti dopo, devo confessare che è stata una nottata indimenticabile e un’alba altrettanto emozionante.

d’altra parte sono pur sempre sette mesi che non aspetto altro che il primo idiota mi porti a guardare le stelle sussurrandomi dolci parole all’orecchio, va da sé che quello che è successo è scattato immediatamente ai primissimi posti della classifica “bei momenti 2007”.

ah sì lui ha un sacco di buone qualità, oltre al fatto di somigliare in modo alquanto pericoloso a mr. esigenza.

g. l’ha soprannominato terence e a noi piace ricordarlo così.

sì perché ad oggi è bene comporne già il necrologio. è stato breve ma intenso ragazze. talmente breve che lui non ha trovato nemmeno il tempo di dirmi che ha la fidanzata.

spieghiamoci. non che io non lo sapessi, io lo sapevo, questi occhi avevano già assistito alla ferale scena del suo accoppiamento con la donna più bella del mondo, ma lui no: lui non sapeva che io sapevo e ha espertamente glissato sull’argomento informandomi semplicemente, con sguardo sibillino e troooooppo sexy mentre guidava nella luce dell’alba, che “deve mettere a posto delle cose”.

l’unica reazione che ha ottenuto da me è stata un silenzio di morte e un forzato e rumoroso deglutimento, sebbene la gola mi si fosse seccata come se l’avessi strofinata con una raspa.

quindi sono tornata a casa alle sette e mezzo di mattina pensando che non l’avrei visto mai più e che lui si stesse anche già pentendo di aver trascorso la notte con me e i miei svariati strati di cellulite piuttosto che con la sua donna bellissima e magrissima con cui doveva rimettere a posto qualcosa.

e invece a furia di maniarmi il corno lui si è fatto risentire e anche rivedere. che bei momenti. gli inseguimenti nel bagno, i baci rubati, gli sguardi trasversali, ce n’era per più di un copione da sceneggiato del mercoledì sera, io ero assolutamente raggiante.

soprattutto quando poi mi ha dato appuntamento all’alba, dopo avermi chiesto umilmente di attendere la chiusura del locale insieme e poi non si è mai presentato.

un bel momento anche quello. diciamo pure l’inizio della fine, quando ti coglie quel brivido mortale e sai che nessun corno terrà testa al refolo di sfortuna che inizia a soffiare dalla tua parte.

sì è stato l’inizio della fine ma io ancora non me n’ero resa conto.

e così dopo aver trascorso una giornata a boccheggiare per il caldo come credo oramai mezza umanità, rifiutandomi anche di prendere il sole fuori al mio terrazzo che per l’occasione si era trasformato nel deserto del gobi assistendo così allo scolorimento irreversibile della mia invidiabile tintarella, ho atteso l’avvento di m. per poi prepararmi ad incontrare terence nello scenario esotico e romantico della gaiuola. è chiaro che l’avevo già perdonato per avermi lasciato a piedi la notte precedente. non c’è storia: dopo l’eccellente performance retorica di appena due sere prima cosa vuoi che sia rimanere svegli fino alle sei aspettando una sua telefonata. nulla, davvero nulla. infatti quando mi sono svegliata sabato ero più contenta che mai, e lusingata dalle sue lamentele a causa della mia latitanza telefonica, ho chiaramente provato a raggiungerlo. che vuoi che sia se per varie decine di ore ho comunicato solo con la sua segreteria telefonica. cioè ero giusto un po’ preoccupata ma tanto l’avrei visto in serata.

m. mi ha disertato per cause di forza maggiore e alla festa sull’isola ci sono andata soltanto con jump e rastiki.

è stato molto emozionante aspettare un’ora e tre quarti per imbarcarci e riuscire a farlo solo dopo aver rischiato la morte per percosse e spintoni, aver competuto con cani e padroni di cani per l’accesso alla barchetta e aver infine corrotto caronte per la modica somma di nove euri. meno male che poi siamo arrivati là. bella festa. no no, bella festa proprio. sulla terraferma c’erano 200 persone che aspettavano di imbarcarsi peggio dei malati terminali in attesa del treno della speranza per lourdes e sull’isola cento che non si divertivano nemmeno troppo. io e jump ci siamo immediatamente piazzati al piano di sopra per individuare terence e la sua amica che sapevamo per certo sarebbero stati alla festa, lui, insomma, mi aveva anche dato un appuntamento per vederci lì la sera prima, e abbiamo premesso che io di lui mi fido ciecamente, e insomma da là sopra non abbiamo visto proprio nessuno.

io a quel punto ho iniziato a preoccuparmi.

mi si prospettavano davanti agli occhi catastrofici scenari di incidenti stradali, rapine a mano armata, aggressioni, omicidi, risse in cui lui figurava come attore unico e principale, riverso al suolo come patrickswayze in ghost a gettare il sangue sul marciapiede lontano dalle mie amorevoli cure e soprattutto dal suo cellulare che per l’occasione era stato rubato/distrutto/manomesso dai balordi. questa era la sola e unica motivazione che davo all’ostinazione della sua segreteria e che mi ha spinto a inviargli un messaggio in cui gli confessavo il mio panico e lo pregavo di darmi un segno di vita, prima che – ma questo ho avuto la lungimiranza di non scriverglielo – mi rivolgessi telefonicamente e non alla gendarmeria.

lui non mi ha mai risposto ed è stato con lo stomaco accartocciato dall’ansia che ho preso il toro per le corna e mi sono premurata di informare i compagni di sventura che stavo andando via alla ricerca di terence in quel di puteoli.

loro, annoiati oltre l’immaginabile, mi hanno seguita contenti verso l’attracco alla barchetta. inutile precisare che arrivarci è stato peggio del quadro intermedio di tekken con tanto di scalini scardati, passaggi bui e precipizi. ad avercela la frusta mi sarei sentita molto Indiana, ma purtroppo avevo solo un magone nello stomaco pesante come un cocomero.

perciò è stato particolarmente bello ed emozionante assistere allo sbarco dei primi naufraghi che forti delle loro mutande e reggiseni del mercato ci hanno comunicato, porgendoci solertemente un bidone da olive, che la barca non sarebbe mai tornata a prenderci causa interdizione della capitaneria di porto e che ci conveniva infognare i nostri averi e preziosi lì dentro e partire alla volta della terraferma a forza di bracciate e anche il prima possibile, visto che c’era già chi millantava di sottrarci il bidone.

nel momento di panico che ha preceduto il lancio delle zavorre a mare nelle persone mia, di jump e di rastiki, un uomo mi si è avvicinato e mi ha chiesto molto educatamente se gli avevo rubato i soldi dalle scarpe.

io l’ho guardato affranta; pensavo a come salvare i miei stivali da duecento euro. è stato uno strazio vederli scomparire nell’oscurità azzeccosa del bidone ma non avevo scampo; meglio la salamoia che l’acqua di mare inquinata e piena di nafta di posillipo. ho temuto per un momento di non rivederli mai più, un po’ come il padrone di laika quando è partita per lo spazio, ma li ho abbandonati per il loro bene.

del vestito buono che avevo addosso poco mi sono curata; d’altronde l’alternativa era denudarmi e dare spettacolo di me e ho pensato che nonostante credessi di perire tra i flutti la mia persona meritava comunque di essere composta in modo dignitoso e quindi con i panni addosso.

non scenderò in particolari ma la traversata è stata normale, salvo il fatto che ho dovuto aiutare un tipo ad arrampicarsi sugli scogli, io che sono agile come un bradipo, con il vestito attaccato addosso uso survivor e rastiki che imprecava il pantheon induista in ordine inverso.

meno male che non abbiamo nemmeno avuto il tempo di bestemmiarlo per intero perché è immediatamente arrivata la guardia giurata che ci ha cacciarci, intimandoci di scavalcare il muro e pigliare la via nostra per il centocinquanta scalini e varie decine di metri in salita che ci separavano dall’autovettura.

non dobbiamo avergli fatto molta pena, nonostante versassimo in condizioni piuttosto pietose.

intanto di terence nessuna notizia.

per fortuna dopo un’altra ventina di ore di agonia e una giornata trascorsa nella vedovanza più stretta - per l'occasione indossavo una mise nera - tutto si è risolto per il meglio.

decisa a scovarlo ho raccolto le amichette e sono partita per i luoghi che lui abitualmente frequenta e chi trovo nel bel mezzo del vicolo cieco in cui stavo volontariamente infilandomi pur sapendo che mai e poi mai avrei trovato parcheggio? lui a passeggio, in compagnia di quel portachiavi della sua ragazza.

insomma non è stato proprio come vedere lo spettro di patrick entrare nel corpo di woopy ma l’incontro è avvenuto ugualmente e l’effetto paranormale pure. soprattutto perché la sua ragazza è bianca come un lenzuolo, ma anche bella come mishaburton e questo la rende alquanto irreale.

anche quello è stato un bel momento in cui ho pensato che non avrei visto la luce di questo lunedì. passare dall’ansia alla più totale desolazione senza soluzione di continuità stroncherebbe anche il cuore di varenne e io non posseggo ancora un cardiofrequenziometro. però mi ha salutato eh! mica ha fatto finta di niente come ci si aspetta da un maestro della frode sentimentale, no: lui si è fatto prendere dal panico, ha abbassato la testa, ha lasciato per un momento che il portachiavi camminasse con le sue gambe e ha mormorato un ciao baritono che io non ho nemmeno percepito attraverso il muro di suono prodotto dal sangue che mi saliva al cervello ma che ha inteso distintamente la mia compagnella a. che per l’occasione era ospite della mia carrozza fatata. fatata nel senso di maledetta; oggetto di malocchio/fattura.

non finirò mai di ringraziarla per quella sigaretta che mi ha acceso e infilato in bocca, in mancanza d’altro mi sarebbe rimasto solo il tubo di scappamento della 106.

ho trascorso le restanti due ore ostentando un buon umore così fittizio che appena ho messo piede nel locale, lo stesso in cui ovviamente erano terence e il truciolones, il ragazzo al bar ha offerto un giro di rum a me e a tutte le mie amiche. da ciò ho dedotto che il bellissimo ed ebete usa fare casa e puteca in questo locale e portarci donna ed amante senza il minimo pudore.

d’altra parte lui non sembra aver bisogno d’altro. lui vuole solo un posto di lavoro, una fidanzata e un’amante, me l’ha scritto stamattina nel messaggio di scuse che è arrivato puntuale come le multe del comune di napoli alla porta di casa pic. gli dispiace essersi comportato abiettamente ma adesso ho ancora la possibilità di scegliere, ha detto, a patto che gli comunichi il mio parere sulla maglietta che aveva addosso ieri sera. questo ha detto, in più riprese, ma l’ha detto.

credo che terence sia un vile e vanesio, ma non gliel’ho detto durante nessuna delle due inutili telefonate che mi ha fatto. piuttosto gli ho detto che non ha nulla di cui preoccuparsi, chè ho superato indenne le quattro prove del fuoco e ormai sono la donna bionica.

ma il mio cuoricino? quello l’ho lasciato in permuta dal meccanico.

giovedì 12 luglio 2007

www.1arkamilmago.com/malocchio-fatture.htm

allora: facciamo un momento il punto della situazione.

cosa fai quando l'uomo di cui sei innamorata, colto da inspiegabile narcisismo, appare sul tuo schermo sotto forma di foto libertin/leziosa in compagnia di una donna stupenda e maggiorata?
nulla, ti fai una pera di gelato e passi avanti. tanto lui ti ha scaricata un mese e mezzo fa, dovevi immaginartelo che in questi cinquanta giorni non ha proprio fatto la calza - e le ragnatele - come te.

e cosa fai quando nell'infelice tentativo di dargli una lezione ti travesti da femme fatale e ti si spacca il tacco del sandalo buono ancora prima di mettere piede laddove sai di incontrarlo?
fai finta di prenderla con ironia e trascorri la serata con indosso gli zoccoli cinesi color oro della tua amica che ha il piedino di cenerentola e sopporti stoicamente il dolore e l'umiliazione provocata dal fatto che intorno a te si sta svolgendo una kermesse sulla calzatura da arrampicata. e nel frattempo ti nascondi perchè se l'occhio dell'uomo dei tuoi sogni per caso dovesse scendere al di sotto del tuo girovita, all'orrore provocato dalla tua incipiente obesità si aggiungerebbe quello provocato dalla calzatura antisesso.

e se poi decidi di metterci una pietra sopra e azzardi un approccio col tipo bello e convenientemente ottuso che ti ha appena mandato un messaggio di libera interpretazione accettando la sua ambigua profferta e lui non si fa più sentire?
dopo due ore smetti di dialogare con il cellulare e canti tra te e te quella canzone di zucchero che dice "il tuo cervello non pesa un chilo" sentendoti molto donna e femminista nella tua crociata contro la stupidità maschile.
ti coalizzi con le amiche e gli amici e decidi di credere alle loro promesse di un prossimo fine settimana migliore.
e così quando arriva il venerdì trasudi ottimismo da ogni poro mentre ti infili la maglietta preferita, rigorosamente sportiva e comoda, e pensi di farla in barba all'approccio asfittico di tutte quelle modelle e bellissime del concorso sportivo di cui sopra. armata delle migliori intenzioni ti lanci alla volta della spiaggia insieme agli amichetti tutti fiduciosi e speranzosi che stasera si dà finalmente un calcio in culo alla sfiga.
e così sembra! miracolosamente non ci sono volti noti in giro, le tue scarpe reggono e la fauna locale lascia tutt'altro che a desiderare!
l'omino seduto nel caseruoppolo non è male, ti fai un giro da quelle parti e lui ti fa ciao ciao. gli amichetti sostengono che è fatta ma si lamentano della tua poca intraprendenza. insceni una gag anche per sentirti un pò più simpatica, per scioglierti un pò [la notte è giovane!]. vorresti dire ah beh ho capito, devo tirarmi la maglietta un pò più giù. peccato che la tua maglia preferita ha praticamente il collo alto.
che fai quando ti si squarcia tra le mani altezza tetta destra?
inizi a pensare che qualcuno ti abbia messo gli occhi addosso, ecco cosa fai.
d'altronde come altro spiegare che immediamente dopo questo avvenimento che ha ridotto la tua autostima allo zero farenehit tu ti veda avvicinare da un uomo di media età che armato del senso dell'umorismo di una trota tenta vanamente di convincerti che la spiaggia del fusaro sia meglio delle lagune incontaminate della giamaica? non può essere che sfiga questa, amiche.

eppure l'omino avaro lì dietro che maneggia soldi nascosto in quel loculo ti ha acceso una flebile fiammella di speranza nel cuoricino dolorante e così, sfacciata anziché no, esibisci comunque la tua maglietta stracciata uso artiglio tigrato che fa anche molto esotico, e vai a comprarti da bere. sperando che lui non ti incorpori alla categoria di wonderwoman nostrane che popolano, con abiti artigliati e non, i locali della città.

miracolosamente non lo fa: lui ti dà a parlare e ti abbevera al suo mojito.
e così via e così via la serata passa senza ulteriori incidenti, salvo goffi tentativi di occultare il vistoso strappo che ti campeggia sul petto e che esibisce un reggiseno bianco per niente consono all'occasione e ai tuoi vani tentativi di seduzione. perchè sebbene lui ti abbia rivolto la parola e tu abbia speso venti euro di consumazioni al suo banchetto nulla e assolutamente nulla è avvenuto che lasci intendere una simpatia tra voi. ma gli amichetti dicono che è tutta colpa della tua timidezza. jump aggiunge: pota via il ramo di pudore e buonsenso che alberga nel tuo cervello e lanciati su di lui. tu gli rispondi: aspettiamo domani sera.

il giorno dopo sei certa, assolutamente certa, che qualcosa accadrà. hai visto dirtydancing e lì, tra quei piedi scalzi e quelle tavole di legno finto arte povera hai ravvisato il tuo futuro. un futuro di uomini belli, navigati ma premurosi, e di bruttine stagionate al culmine della loro seduttività, di rivalse al sapore di cocacola al limone e di romanticismo marca ford del 69. mentre ti stiri i capelli pensi che se ce l'ha fatta baby ce la puoi fare pure tu, con l'omino della cassa.
e ci credi davvero, soprattutto mentre scendi dall'auto e con fare aggressivo ti dirigi alla cassa per pagare a lui l'ingresso a quest'ennesima fiera delle vanità di cui tu ti reputi la protagonista principale, visto che per l'occasione sei abbigliata come rossella o'hara, con tanto di gonna svolazzante.

cosa fai se mentre ti avvicini noti uno strano movimento dietro il banco e vedi una donna obiettivamente sublime abbandonarsi tra le sue braccia e baciarlo nel modo più dolce e vomitevole che esista?

preghi il signore che la causa di quelle fitte atroci allo stomaco siano attribuibili all’allucinogeno che hanno vaporizzato nell’aria e che la scena a cui stai assistendo non sia reale mentre l’amico che è con te, invaghitosi perdutamente della donna dell’omino della cassa bestemmia tutto il calendario perché stasera e proprio stasera aveva ipotizzato un approccio. e mentre bestemmia ripete ipnoticamente che lei è tipo la donna più bella del mondo contribuendo alla tua totale e irreversibile depressione.

che fai quando avvengono tutte queste cose insieme? ti chiudi nel tuo bozzolo pestifero e ascolti i negramaro! ecco che fai!

e mentre guardi le stelle pensi a quando tutto era più facile e bello e ti canti una serenata che fa “non senti che tremo mentre canto nascondo questa stupida allegria quando mi guardi non senti che tremo mentre canto è il segno di un’estate che vorrei potesse non finire mai” e speri disperatamente di vedere una sola stella cadente a cui chiedere di porre fine a questa stagione disgraziata.

martedì 3 luglio 2007

"attento a dove metti i piedi...


... che va a finire che inciapi e ti rompi le corna."
me lo diceva sempre mia madre quando correvo da piccolina.

signore fate questo esercizio insieme a me: prendetevi un minuto e pensate alla cosa peggiore che vi possa accadere. l'avete visualizzata? bene. pensate ora a una cosa ancora peggiore. ci siete? perfetto. adesso aggiungeteci un paio di elementi che la renderebbero ulteriormente tragica. fatto?
ottimo.
sappiate che questo esercizio di tortura psicologica, non molto difforme dagli spilli negli occhi che tanto piacevano a stanleykubrick, prima o poi potrebbe tornarvi utile. perchè, io vi dico, meglio essere sempre preparate al peggio.
ciò premesso, io attaccherei con il mio vaniloquio quotidiano. dite che l'ho già fatto ieri? dico vero, ma ventiquattrore sono tante, e di solito a me in ventiquattrore succedono sempre un sacco di cose. cose brutte, s'intende.

ieri, mentre scrivevo qui su, mi dicevo appunto che bisogna essere sempre preparati al peggio. mentre cercavo di dare un senso al caos primordiale che ha invaso la mia mente dicevo dai dai enri che ti stai temprando, dai che adesso che ti son capitate tutte ste cose sei più forte, sentendomi un pò come silvester mentre si ricuce le ferite con ago e filo - rigorosamente non sterili- in mezzo alla foresta pluviale. con il cuoricino in frantumi ripensando al mio maratoneta fuggito via mi consolavo ricordandomelo solitario con la sua sigaretta, immerso in pensieri fortissimamente drammatici in cui senz'altro, e ribadisco senz'altro, figurava anche la mia persona.
mesta come non mai la sola cosa in grado di consolarmi rimaneva la certezza della sua onestà; il pensiero di questo ignoto eroe metropolitano in lotta contro i suoi demoni solo pur di proteggere me da se stesso.
trovandomi a pensare al suo altruismo e alla sua bontà d'animo mi sono detta perchè non andare a dare uno sguardo alle foto dell'altra sera, magari c'è anche lui perchè in effetti ero alla ricerca del tipico feticcio su cui sospirare.
gira e rigira, passa e spassa una foto l'ho trovata. peccato che il viso del mio maratoneta, quello che voleva difendermi dal male nascosto nei reCESSI del suo animo, fosse occultato dalle bocce della tipa a cui evidentemente doveva assicurato la sua propria vita visto che le era avvolto intorno uso festone natalizio. il festone quello giallo oro, quello infelice che aspetta tutto l'anno chiuso nella scatola per avere le sue due settimane di gloria affogato in mezzo a palle, palline, capelli d'angelo e candele di plastica.
ecco: l'uomo che io credevo in preda ad atroci dubbi esistenziali era lì a rimpiazzare quattro mesi di una miserrima seconda con una serata da quinta coppa b.


.


non so se è stato peggio vedere quella foto o rendermi conto che quello che avevo visto fumare davanti al mare in tshirt rossa e jeans scuri non fosse lui.
perchè in realtà più che il trauma generato dallo spettacolo della sua infinita pusillanimità è stato rendermi conto della mia infinità ingenuità ad aprirmi davanti il baratro della più nera depressione ieri pomeriggio.

pensa alla cosa peggiore che ti possa capitare e poi dimenticatela: ci sarà sempre qualcosa che la batterà e che tu non immagini nemmeno. e perchè non te lo immagini?! perchè tu hai le allucinazioni! tu vedi cose che non esistono solo perchè la tua mente le pensa! io sono desolata.






lunedì 2 luglio 2007

che murphy sia con me


http://www.vene.ws/vari/murphy.asp

è lunedì mattina e di questo io sono - incredibilmente – contenta.

sono stata svegliata dal cellulare, come al solito; i miei importunatori erano uomini. il primo uomo a svegliarmi alle nove e trenta è stato sandrina con un messaggio di aggiornamento sui suoi ritmi biologici: non l’ho nemmeno letto, ho sentito il bip, ho aperto gli occhi e mi sono riaddormentata nel giro di cinque secondi. sapevo che era lui, sapevo che era a lavoro e non mi avrebbe risposto, sapevo di avere 25 cents sul cellulare e non li avrei mai spesi per dirgli che svegliarsi alle cinque di mattina e poi non riaddormentarsi è pura follia.

il secondo uomo a svegliarmi mezz’ora dopo ha avuto l’ardire di telefonare, ma senza essere risposto perché, versando ancora in coma, avevo paura di spaventarlo con la mia voce da viados brasiliano. questo perché io sono una che pensa agli altri.

dinanzi alla mia latitanza telefonica, il personaggio si è successivamente premurato anche di scrivermi un messaggio nel quale lamentava la mia scostumatezza di fronte al fatto che avendo finalmente deciso di telefonarmi io poi non gli avevo risposto.

per cominciare diciamo che lui non è esattamente quello che noi donne chiameremmo il principe azzurro, non fosse altro per il fatto che il suo avvenentissimo aspetto lo ha portato a sviluppare un atteggiamento piuttosto libertino che mal si confà alle mie manie di possesso e a quella fantasia di esclusività che ogni signorina attribuisce al proprio rapporto con un uomo. in parole povere lui si tromba questo mondo e pure quell’altro e non si fa il minimo problema a rendertene partecipe, mandando in frantumi la figurina di zucchero con te in velo da sposa e lui in completo blu che già vedevi troneggiare in testa alla vostra torta nuziale multipiano alle fragoline e panna.

diciamo quindi che lui è un investimento a fondo perduto.

nonostante questo sto ancora pensando al suo messaggio.

parliamo un attimo di quell’avverbio “finalmente” che ha appiccicato vicino al “quando decido di chiamarti per quel famoso caffé” e ricordiamoci che l’ultima volta che abbiamo parlato era gennaio, che lui ha una donna e che io sono una persona educata e quindi tendo a trattarti con rispetto anche quando non dovrei farlo.

traduco per i più lenti: “finalmente” tu magari decidi di chiamare un’altra persona ma non me, dal momento che non se non l’avessi fatto io nemmeno me ne sarei accorta.

lo so, sono acida e biliosa, ma dopo un fine settimana come quello che si è appena concluso lo sarebbe anche sanfrancesco, lo giuro.

ed è per questo che sono contenta che sia lunedì perché le ultime 72 ore di fallimento, ansia e nervosismo mi hanno indotto a perdere ogni speranza in quanto a successi sentimentali, a chiudere in cassetto i miei sogni di romances al chiaro di luna e tornare alle faccende importanti con una certa dignità e soprattutto una certa solerzia se non voglio essere radiata in tronco dall’università.

ma rimane il fatto che intraprendo questo mio ritorno al mondo del lavoro e della realtà con estrema desolazione. e tutto per quel "finalmente" chè gli avverbi di tempo in campo sentimentale hanno un valore tutto loro.

venerdì ho beccato lui, il maratoneta, e i miei impegni per dimenticarlo sono andati a farsi benedire. non è stato un bel vedere. nel senso che riconoscerlo di spalle grazie ai jeans e alla maglietta in mezzo a qualche migliaio di persone e al buio mi ha dato la misura di quanto invaghita io possa ancora essere di lui. nessuno, e dico nessuno, l’avrebbe cecato tra tutta quella gente, io per prima non avrei voluto farlo! eppure è successo e nella migliore tradizione filoamericana guarda caso lui fumava malinconicamente guardando il mare e io stavo appunto andandovia: mancava soltanto che il dj improvvisamente attaccasse col tema del tempodellemele e sarebbe partita l’assunzione a tempo indeterminato per la prossima fiction di rai due (le più scrauze le passano sempre su raidue, fateci caso). se a questo aggiungiamo che qualche ora prima mi era partito il tacco dei sandali preferiti, che il giorno prima avevo fatto trecento euro di danni alla macchina, che ho una casa nuova e non posso trasferirmici e che qualsiasi altro uomo mi piaccia è irrimediabilmente occupato o irraggiungibile direi che l’apparizione del maratoneta è stata la ciliegina sulla torta. il tempo, queste ultime tre settimane, si sono vaporizzate nell'aria umida del fusaro e io sono tornata la donna innamorata che sono stata per gli scorsi quattro mesi.

di fronte a questa relativizzazione dei tempi non vedo perché il primo bellone di passaggio debba prendersi la libertà di rinfacciarmi, in modo estremamente pretestuoso, che io non gli ho risposto quando lui ha "finalmente" deciso di telefonarmi come se il tempo ruotasse intorno a questa cosa.

esattamente mi chiedo: quanto davvero vale la pena di giocare quando sai che il gioco non vale la candela?

stanotte all’una io e m., due donne quantomai afflitte e affamate, ricapitolavamo gli ultimi accadimenti. lei, che è una persona intelligente e con i piedi per terra, parlava del suo caso umano, io dei miei. il suo caso umano è un uomo da locale, dicasi lupo della steppa, affamato di perizoma contenitivi, reggiseni esplosivi, accessi gratuiti a privè esclusivi e fiumi di alcol a scrocco. m. ha avuto modo di approfondire, per così dire, la sua conoscenza e il punteggio ottenuto dal bello e tenebroso è stato un cinque meno meno; chilometri e chilometri lontano dalla più imperativa sufficienza. da qui la loro reciproca defezione. quando ieri sera si sono incontrati lui è stato talmente carino che ci ha procurato addirittura i pass per uscire, questo dopo essersi attaccato alla collana barocca di m. con la tenacia di una patella allo scoglio chiedendole di rimanere un altro po’. m. sostiene che le sue fossero attenzioni disinteressate, io sostengo il contrario. mi è sembrato di ravvisare in quel suo occhio semichiuso e tra quei suoi piccoli passetti circolari un certo e insistente interesse. la gestualità conta, non prendetemi in giro.

un uomo come questo, viscido anziché no, non è certo colui con cui trascorreresti il resto della tua vita ma questo a me e m. non è bastato e avremmo passato una buona mezz’ora a parlare di lui, e più ne parlavamo più scoprivamo parallelismi inquietanti tra i suoi comportamenti e quelli di una serie di altre persone, tra cui uno dei miei casi umani che ieri era altrettanto presente lì dove noi ci trovavamo esibendo atteggiamenti ambigui e anche un po’ fastidiosi.

senza entrare nel merito delle faccende specifiche, ché per questo per fortuna esiste ancora cioè, di cui tra l’altro ho scoperto l’esistenza di una edizione online, la sola cosa che mi interessa veramente è capire per quale motivo noi ci si continua ad impelagare in situazioni inutili e dalla dubbia riuscita rinunciando a portare avanti quelle importanti e potenzialmente valide.

perché mai quando ci si trova faccia a faccia con qualcuno interviene un tempismo da luna park che impedisce sempre che quello che voglio io sia quello che vuole l’altro e viceversa? in altre parole: cosa avrei dovuto fare per riuscire a incastrare la mia vita con quella del tormentato corridore? i suoi tempi non erano i miei, come i tempi del lupo della steppa non erano quelli di m., come quelli di jf. non sono quelli di mn. etc etc. e poi arriva sto cretino e mi appiccica un “finalmente” alla proposta del caffè!?

finalmente cosa, che qua il tempo è relativo, e mica me lo sono inventato io.

continuiamo ad aspettare, continuiamo a non capire, continuiamo pure a deprimerci enormemente quando un’amica che non vedi da tre anni ti viene a dire che l’anno prossimo si sposa mentre tu insisti a buttare soldi nella spazzatura comprando vesti graziose per uomini disinteressati e la rottura di un tacco ti sembra la tragedia peggiore del mondo.

continuiamo pure e vediamo dove andiamo a finire che tanto se qualcosa può andare male, lo farà e murphy non è il primo degli stronzi.