cara natalia (aspesi),
spero che questa mia lettera ti raggiunga in un momento di pace mistica e che tu la legga immersa nel verde e nella calma di un giardino giapponese perché avrai bisogno di una massiccia dose di pazienza e ottimismo per vederne la conclusione.
io so che tu sei specializzata nella soluzione di problematiche ben più complesse della mia e che il tuo forte è il travestitismo pre e post-andropausico, ritardo del menarca, crisi di mezza età, scambismo terminale, disturbi dell’alimentazione ma ti prego di abbandonare per un momento questa eccitante casistica ed occuparti di me.
sono una donna del sud oramai prossima alla trentina, di corporatura media – diciamo… -, aspetto gradevole, un discreto quoziente intellettivo, so cucinare, mi piace viaggiare, leggo molto, vado al cinema, sono socievole e di compagnia e un tempo, quando ero più giovane e magra, credevo che questo bastasse a garantirmi una serena vecchiaia in compagnia di un sereno vecchietto con cui condividere il kukident e le pantofole imbottite, quelle con l’ovatta grigia e il collo alto. sai io sono una donna all’antica, ho fatto le elementari dalle suore, e l’ipotesi di trascorrere la mia esistenza in compagnia di un qualche animale bastardo e dispettoso, nonché statisticamente meno longevo di me, mi spaventa un po’. mi farebbe molto più piacere avere un marito che una quindicina di gatti, mettiamola così.
fino a ieri notte pensavo di saperne qualcosa, di uomini, io. per le sopraccitate motivazioni ho una discreta esperienza nel settore. amante del rischio come sono non mi sono mai fatta mancare niente cosicché il mio curriculum annovera ad oggi: spacciatori, lottatori della domenica, cerebrolesi, impotenti, disattenti, traumatizzati, pensionati precoci, aspiranti pornoattori, possessori di micro e macro peni, appassionati di sesso estremo, aficionados della televisione per l’infanzia, entusiasti del matrimonio. ho creduto che un bestiario tanto ricco mi rendesse una donna quanto meno preparata al peggio ma evidentemente mi sbagliavo.
in effetti mi mancava ancora di incontrare l’uomo di casa, anche detto marito premuroso. natalia io so che tu puoi aiutarmi, io so che ricevi tante lettere di impuniti che, felicemente sposati, si sollazzano con la donna altrui e non (nel mio caso ad avercelo un ragazzo da cornificare … non sarei così disperata) e anche se non le pubblichi, perché saggiamente li castighi rifiutando di divulgare le loro zozze storielle sulla tua prestigiosissima e curiosissima rubrichetta del venerdì, io so che tu sai, e puoi aiutarmi.
io ho un problema: non riesco a mandare giù il fatto che uno di questi personaggi qui, tutto pantofole e gite domenicali, mi abbia rinchiusa nella sua automobile per un’ora e mezza – precisamente dalle quattro alle cinque e venti del mattino, e impossibilitata a mettere piedi fuori dal veicolo pena aggressione fisica da parte della sua donna che pareva aggirarsi nei paraggi e che, pur sottile come uno scoobiedoo, era decisamente pronta alla rissa.
ti spiego natalia: io non sono una fatta per fare l’amante, questo è sicuro. non riuscendo a tenere un segreto nemmeno sotto minaccia di morte la pratica di indossare il proverbiale guanto di lattice o peggio ancora la parrucca bionda d’ordinanza per confondere le acque di una povera moglie e cornuta non mi appartiene minimamente. va da sé che se nel mezzo di una infuocata confessione d’amore dell’ adultero consorte gli squilli il telefonino ed è lei io gli intimi di rispondere.
ipotizzo che l’adagio recitatomi qualche minuto prima a proposito dei volti d’angelo che dissimulano animi diabolici, valga per lui ben più che per me, povera bambolina gonfiabile nelle sue esperte manone.
ipotizzo inoltre che lui, per l’adagio di cui prima, sappia esattamente come raccontare una sana bugia a sua moglie. (come vuoi che creda al fatto che in anni e anni di matrimonio lui l’abbia cornificata soltanto una volta e con me poi, sarebbe una responsabilità e un onore a cui rinuncio ben volentieri…). in realtà non è stato così; la nonchalance da me esibita di fronte al crollo totale del desiderio di entrambi è passata immediatamente in secondo piano di fronte alla crisi di panico che lo ha colto. non ho saputo fare altro che stendere una tenda per terra – sì a casa nuova ancora non ci sono mobili – trovare una posizione comoda, quella del loto, e consolarlo mentre mi sciorinava il rosario della loro storia d’amore. non so se sia stato un eccesso di zelo, una reminiscenza dei comandamenti studiati al catechismo, o pura e semplice idiozia che mi hanno spinto a ispirargli la bugia da raccontare al truciolones.
fosse già solo per questo e per il fatto che io non lo abbia lasciato morire di caldo in quella camera a gas che è casa mia, avrebbe anche potuto evitare di intombarmi nella sua macchina.
ma non è stato così: lui non ha mostrato la minima pietà per me.
preda di un attacco di panico a cui mi è capitato di assistere solo il 19 di settembre al duomo e nella persona delle parenti di sangennaro, una volta arrivati da lui l’adultero consorte ha disposto che scoobiedoo lo stesse aspettando fuori la porta di casa - “quella macchina io qua sotto non l’ho mai vista” ha esclamato con gli occhi sbarrati dal terrore - ha ingranato la retromarcia, si è fatto duecento metri in salita al contrario e mi ha abbandonata al buio di una strada a me del tutto ignota intimandomi di non muovermi per nessuna ragione al mondo fin quando non fosse tornato.
ho davvero creduto di non rivederlo mai più.
vedevo piuttosto il mio cadavere gonfio di un paio di giorni essere estratto dalla scientifica e avvolto nel tipico sacchetto nero, mentre dalle tasche dei pantaloni mi cadevano gli spiccioli che gli sciacalli non avevano fatto in tempo a predare e dall’auto esalava la tanfa della mia morte per asfissia, a cui immancabilmente io avevo fatto precedere episodi di varia e ingente incontinenza.
in quel momento mi sono resa conto di aver toccato il fondo. era da quando ho dormito sotto il letto del mio fidanzato – probabilmente omosessuale – che non mi trovavo in una situazione così incredibile.
natalia credimi quando ti dico che non avrei potuto fare nulla, ma veramente nulla, per tirarmi fuori da quell’empasse. le ho pensate tutte, e tutte si risolvevano sempre e comunque in uno scenario catastrofico.
uscire dalla macchina e affrontare l’oscurità del vicolo avrebbe infatti significato:
a) inciampare nel truciolones e rischiare di essere picchiata a sangue, magari anche dal lui, nel caso avesse creduto che contribuire alla mazziata l’avrebbe riavvicinato alla sua esile mogliettina o magari se, in un impeto di amore, avesse voluta proteggerla dai miei debolissimi tentativi di autodifesa
b) perdermi e magari venire investita dal treno che passa da quelle parti.
accendere l’auto ed andar via avrebbe potuto:
a) rivelarsi un problema perché non sapevo dov’ero e sotto di me si apriva il baratro di una discesa larga
b) costituire un precedente per rivedere l’adultero consorte nel caso che, mostrando un coraggio da leone, lui avesse preteso la restituzione delle chiavi
rimanere nell’auto avrebbe contribuito a:
a) consentire all’intero e numeroso vicinato di ipotizzare che fossi una mignotta e/o ladra
b) agevolare il tentativo di rapina di uno qualsiasi dei tossici che presumibilmente e abusivamente dimorano sul ponte abbandonato che sta dietro l’angolo
c) assicurarmi la morte per caldo e asfissia dal momento che il terrore mi aveva spinto a bloccare qualsiasi orifizio presentasse la sportiva autovettura
non ho potuto fare altro che svegliare le amichette e implorarle di tenermi compagnia, cosa per la quale non gli sarò mai grata abbastanza perché loro, angeli del paradiso, dopo avermi regalato il più bel bracciale delle superchicche che esiste in circolazione,mi hanno anche tenuto al telefono per un'ora intera elaborando, tra una bestemmia e un’altra, strategie di sopravvivenza, che alla luce di quello che mi è successo sabato (natalia ti rimanderei in proposito al mio precedente post) mi consentono ad oggi di stilare le bozze preliminari del primo manuale di sopravvivenza metropolitana post-femminista del sud italia.
una prece per le mie fantastiche amichette.
stando così le cose capirai il sollievo di vederlo finalmente tornare a me indenne (e bello, bellissimo!) nel chiarore dell’alba.
certo mi sembrava strano non aver sentito l’auto della moglie allontanarsi, ma si sa, in questi casi mi sale la pressione e perdo un po’ l’udito.
meno male che ha subito fugato quei miei dubbi un pò naive. con il candore del bimbo della mio che mangia i formaggini nella pastina mi ha informato di non averla mai vista e che quei centoventi minuti in cui io pregavo chiunque e qualsiasi cosa di nonmorire, li aveva passati solo, in casa, a pararle a telefono.
poi mi ha chiesto se andava tutto bene. gli ho risposto di sì, chè io sono la donna bionica e che occultata da strati di grasso c'è tutta una struttura in acciaio inox che mi isola dai traumi, diciamo così. ho anche precisato che arrivo con quindici anni di garanzia e che posso essere rimandata al mittente in qualsiasi momento. questa cosa l'ha molto divertito. come tutti i miei uomini, anche lui si ammazza dalle risate in mia compagnia. a. la chiama la sindrome del clown, e io non me la sento di dissentire: noi siamo donne destinate a soffrire con il sorriso sulle labbra, e poco ci sta da fare.
quando siamo arrivati da lui ho potuto soltanto chiedergli un bicchiere d’acqua prima di accasciarmi a terra e fissare il vuoto come una catatonica.
poi l'ho assicurato che anche se lei ora minaccia di chiedere il divorzio, tornerà. e giù di consulenza sentimentale, tanto il cuore sta sempre in permuta dal meccanico.
quell’uomo mi ha davvero annientata, peccato che mezz’ora dopo abbia trovato il modo, quel modo che gli riesce anche abbastanza bene, di resuscitarmi.
è stato breve ma intenso natalia.
nel giro di un’ora eravamo di nuovo in auto e lui, esibendosi in quegli eccessi di egomania che ho già imparato a riconoscere e amare, mi domandava se gli occhiali da sole gli donassero, perché non ne era del tutto convinto. si preoccupava anche che io sapessi troppe cose di lui, perché certo, avrà pensato che stia solo aspettando che scompaia per poi pedinarlo e fargli trovare un coniglio bollito nella pentola di casa.
l’ho rassicurato sul fatto che mai e poi mai lui mi rivedrà o ascolterà la mia voce ma si è risentito, premurandosi di farmi notare che in ogni caso io non l’ho mai chiamato (evidentemente sabato e domenica deve essere caduto con la testa a terra…“L'amnesia post traumatica può aver luogo nel periodo immediatamente successivo al risveglio di un trauma cranico con perdita di conoscenza. L'amnesia post traumatica si caratterizza da due tipologie di sintomi: disorientamento e confabulazione” da: http://www.neuropsy.it/patologie/traumi/09.html) e che venerdì c’è una bella situazione lì sulla spiaggia e perché non passo tanto LEI non sa chi sono IO.
impunito e temerario, vile, vanesio, impunito e adultero ma per farsi perdonare mi ha chiesto se mi andava un cornetto.
ho accesso sdegnosamente una sigaretta mentre mi sfilava davanti agli occhi la donna più pettegola del quartiere che, recandosi a casa mia, avrebbe di lì a poco riferito ai miei familiari di avermi visto in compagnia di uno sconosciuto (bellissimo) in bermuda e tshirt sportiva.
adesso dimmi natalia: esiste un limite alle sventure umane o siamo davvero destinati a soffrire in eterno per il paradiso?
no perché vorrei precisare che il giardino dell’eden non mi interessa, la frutta non mi piace e le zanzare mi infastidiscono, e che a me basta un uomo che riesca a essere coerente con se stesso e a non comportarsi proprio nel modo peggiore che gli riesca per, diciamo, un paio di mesi di fila.
speranzosa che tu non cestini questa testimonianza di vita vissuta, ti saluto affettuosamente e concedimelo: cambia la montatura degli occhiali e la tinta, ti invecchiano.

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