“…da tempo è stato annunciato il progetto Indiana Jones 4, la cui uscita e' prevista per il 22 maggio 2008 …”
chissà se george (lucas) e steven (spielberg) intendono produrne un quinto.
avrei un paio di imbasciate per loro.
potrei scrivergli una lettera e raccontargli quello che mi è capitato sabato notte per esempio, quando ho dovuto farmela a nuoto per raggiungere la terraferma e quindi anche la mia automobile e poter tornare a casa. è stata un’ esperienza fantastica e non vorrei andasse dimenticata, ma visto che io non avrò né figli né nipoti a cui raccontarla, argomentazione collaterale e sotterranea che accompagna oramai da mesi qualsiasi cosa mi capiti, è giusto che qualcun altro si occupi di farlo per me.
innanzitutto: deo gratias per avermi fatto arrivare a lunedì. ci sono stati momenti durante questo lungo ed estenuante fine settimana nei quali ho pensato di stare abbandonando questo mondo. la cosa interessante è che le cause sono state diverse e molteplici ma tutte altrettanto plausibili.
non saprei da dove cominciare per ricapitolare ma proverò a farne un elenco.
in ordine:
disidratazione/ asfissia da caldo
annegamento
ansia
delusione sentimental/erotica
è chiaro che c’entra un uomo. ma questa volta, curiosamente, anche la furia degli elementi.
che le due cose siano collegate? che faccia tutto parte di un’unica apocalisse?
allora. dopo le ultime sventure di cui si è già parlato, ho deciso di recuperare il corno che mi sono comprata un anno e mezzo fa in tempi non sospetti, e riattaccarmelo all’orecchio. dopo attente analisi io e le amichette abbiamo deliberato che è stata la rimozione del suddetto nel mese di gennaio a provocare quella leggerissima flessione nella curva percentuale della mia sfiga fisiologica.
il corno tutt’ora pende dal mio lobo sinistro. all’inizio sembrava funzionare, infatti sono riuscita a riparare il tacco rotto e soprattutto, meraviglia delle meraviglie, rimediare numero di telefono e appuntamento con l’omino del caseruoppolo.
un’emozione dopo l’altra!
ho sfregato e sfregato il mio cornetto fino a quando nello scenario post-atomico della rotondadiaz, con in sottofondo canti da stadio provenienti dagli scogli prospicienti e tutt’attorno una pioggia di bottiglie di birra vuote e carcasse radioattive di zoccole, lui, proprio lui, ha confessato di essersi invaghito di me. è stato un po’ come sentire le campane del giorno del giudizio per un testimone di geova: ho pensato di aver finalmente scontato i miei peccati e abbandonato definitivamente questa valle di lacrime.
perché diciamocelo, il cinismo non è proprio il mio forte e mai, nemmeno per un momento, ho ipotizzato che lui mi stesse prendendo in giro. poi ho anche voluto apprezzare il fatto che lui stesse portando avanti questa scena madre già da quattro ore, sì perchè erano quasi le cinque, e gli ho concesso il beneficio della fiducia.
ora, sorvolando sul fatto che io a un certo punto in un momento di estremo romanticismo sia scivolata su una barca e caduta rovinosamente su un fianco per poi sbattere con la testa contro un palo qualche decina di minuti dopo, devo confessare che è stata una nottata indimenticabile e un’alba altrettanto emozionante.
d’altra parte sono pur sempre sette mesi che non aspetto altro che il primo idiota mi porti a guardare le stelle sussurrandomi dolci parole all’orecchio, va da sé che quello che è successo è scattato immediatamente ai primissimi posti della classifica “bei momenti
ah sì lui ha un sacco di buone qualità, oltre al fatto di somigliare in modo alquanto pericoloso a mr. esigenza.
g. l’ha soprannominato terence e a noi piace ricordarlo così.
sì perché ad oggi è bene comporne già il necrologio. è stato breve ma intenso ragazze. talmente breve che lui non ha trovato nemmeno il tempo di dirmi che ha la fidanzata.
spieghiamoci. non che io non lo sapessi, io lo sapevo, questi occhi avevano già assistito alla ferale scena del suo accoppiamento con la donna più bella del mondo, ma lui no: lui non sapeva che io sapevo e ha espertamente glissato sull’argomento informandomi semplicemente, con sguardo sibillino e troooooppo sexy mentre guidava nella luce dell’alba, che “deve mettere a posto delle cose”.
l’unica reazione che ha ottenuto da me è stata un silenzio di morte e un forzato e rumoroso deglutimento, sebbene la gola mi si fosse seccata come se l’avessi strofinata con una raspa.
quindi sono tornata a casa alle sette e mezzo di mattina pensando che non l’avrei visto mai più e che lui si stesse anche già pentendo di aver trascorso la notte con me e i miei svariati strati di cellulite piuttosto che con la sua donna bellissima e magrissima con cui doveva rimettere a posto qualcosa.
e invece a furia di maniarmi il corno lui si è fatto risentire e anche rivedere. che bei momenti. gli inseguimenti nel bagno, i baci rubati, gli sguardi trasversali, ce n’era per più di un copione da sceneggiato del mercoledì sera, io ero assolutamente raggiante.
soprattutto quando poi mi ha dato appuntamento all’alba, dopo avermi chiesto umilmente di attendere la chiusura del locale insieme e poi non si è mai presentato.
un bel momento anche quello. diciamo pure l’inizio della fine, quando ti coglie quel brivido mortale e sai che nessun corno terrà testa al refolo di sfortuna che inizia a soffiare dalla tua parte.
sì è stato l’inizio della fine ma io ancora non me n’ero resa conto.
e così dopo aver trascorso una giornata a boccheggiare per il caldo come credo oramai mezza umanità, rifiutandomi anche di prendere il sole fuori al mio terrazzo che per l’occasione si era trasformato nel deserto del gobi assistendo così allo scolorimento irreversibile della mia invidiabile tintarella, ho atteso l’avvento di m. per poi prepararmi ad incontrare terence nello scenario esotico e romantico della gaiuola. è chiaro che l’avevo già perdonato per avermi lasciato a piedi la notte precedente. non c’è storia: dopo l’eccellente performance retorica di appena due sere prima cosa vuoi che sia rimanere svegli fino alle sei aspettando una sua telefonata. nulla, davvero nulla. infatti quando mi sono svegliata sabato ero più contenta che mai, e lusingata dalle sue lamentele a causa della mia latitanza telefonica, ho chiaramente provato a raggiungerlo. che vuoi che sia se per varie decine di ore ho comunicato solo con la sua segreteria telefonica. cioè ero giusto un po’ preoccupata ma tanto l’avrei visto in serata.
m. mi ha disertato per cause di forza maggiore e alla festa sull’isola ci sono andata soltanto con jump e rastiki.
è stato molto emozionante aspettare un’ora e tre quarti per imbarcarci e riuscire a farlo solo dopo aver rischiato la morte per percosse e spintoni, aver competuto con cani e padroni di cani per l’accesso alla barchetta e aver infine corrotto caronte per la modica somma di nove euri. meno male che poi siamo arrivati là. bella festa. no no, bella festa proprio. sulla terraferma c’erano 200 persone che aspettavano di imbarcarsi peggio dei malati terminali in attesa del treno della speranza per lourdes e sull’isola cento che non si divertivano nemmeno troppo. io e jump ci siamo immediatamente piazzati al piano di sopra per individuare terence e la sua amica che sapevamo per certo sarebbero stati alla festa, lui, insomma, mi aveva anche dato un appuntamento per vederci lì la sera prima, e abbiamo premesso che io di lui mi fido ciecamente, e insomma da là sopra non abbiamo visto proprio nessuno.
io a quel punto ho iniziato a preoccuparmi.
mi si prospettavano davanti agli occhi catastrofici scenari di incidenti stradali, rapine a mano armata, aggressioni, omicidi, risse in cui lui figurava come attore unico e principale, riverso al suolo come patrickswayze in ghost a gettare il sangue sul marciapiede lontano dalle mie amorevoli cure e soprattutto dal suo cellulare che per l’occasione era stato rubato/distrutto/manomesso dai balordi. questa era la sola e unica motivazione che davo all’ostinazione della sua segreteria e che mi ha spinto a inviargli un messaggio in cui gli confessavo il mio panico e lo pregavo di darmi un segno di vita, prima che – ma questo ho avuto la lungimiranza di non scriverglielo – mi rivolgessi telefonicamente e non alla gendarmeria.
lui non mi ha mai risposto ed è stato con lo stomaco accartocciato dall’ansia che ho preso il toro per le corna e mi sono premurata di informare i compagni di sventura che stavo andando via alla ricerca di terence in quel di puteoli.
loro, annoiati oltre l’immaginabile, mi hanno seguita contenti verso l’attracco alla barchetta. inutile precisare che arrivarci è stato peggio del quadro intermedio di tekken con tanto di scalini scardati, passaggi bui e precipizi. ad avercela la frusta mi sarei sentita molto Indiana, ma purtroppo avevo solo un magone nello stomaco pesante come un cocomero.
perciò è stato particolarmente bello ed emozionante assistere allo sbarco dei primi naufraghi che forti delle loro mutande e reggiseni del mercato ci hanno comunicato, porgendoci solertemente un bidone da olive, che la barca non sarebbe mai tornata a prenderci causa interdizione della capitaneria di porto e che ci conveniva infognare i nostri averi e preziosi lì dentro e partire alla volta della terraferma a forza di bracciate e anche il prima possibile, visto che c’era già chi millantava di sottrarci il bidone.
nel momento di panico che ha preceduto il lancio delle zavorre a mare nelle persone mia, di jump e di rastiki, un uomo mi si è avvicinato e mi ha chiesto molto educatamente se gli avevo rubato i soldi dalle scarpe.
io l’ho guardato affranta; pensavo a come salvare i miei stivali da duecento euro. è stato uno strazio vederli scomparire nell’oscurità azzeccosa del bidone ma non avevo scampo; meglio la salamoia che l’acqua di mare inquinata e piena di nafta di posillipo. ho temuto per un momento di non rivederli mai più, un po’ come il padrone di laika quando è partita per lo spazio, ma li ho abbandonati per il loro bene.
del vestito buono che avevo addosso poco mi sono curata; d’altronde l’alternativa era denudarmi e dare spettacolo di me e ho pensato che nonostante credessi di perire tra i flutti la mia persona meritava comunque di essere composta in modo dignitoso e quindi con i panni addosso.
non scenderò in particolari ma la traversata è stata normale, salvo il fatto che ho dovuto aiutare un tipo ad arrampicarsi sugli scogli, io che sono agile come un bradipo, con il vestito attaccato addosso uso survivor e rastiki che imprecava il pantheon induista in ordine inverso.
meno male che non abbiamo nemmeno avuto il tempo di bestemmiarlo per intero perché è immediatamente arrivata la guardia giurata che ci ha cacciarci, intimandoci di scavalcare il muro e pigliare la via nostra per il centocinquanta scalini e varie decine di metri in salita che ci separavano dall’autovettura.
non dobbiamo avergli fatto molta pena, nonostante versassimo in condizioni piuttosto pietose.
intanto di terence nessuna notizia.
per fortuna dopo un’altra ventina di ore di agonia e una giornata trascorsa nella vedovanza più stretta - per l'occasione indossavo una mise nera - tutto si è risolto per il meglio.
decisa a scovarlo ho raccolto le amichette e sono partita per i luoghi che lui abitualmente frequenta e chi trovo nel bel mezzo del vicolo cieco in cui stavo volontariamente infilandomi pur sapendo che mai e poi mai avrei trovato parcheggio? lui a passeggio, in compagnia di quel portachiavi della sua ragazza.
insomma non è stato proprio come vedere lo spettro di patrick entrare nel corpo di woopy ma l’incontro è avvenuto ugualmente e l’effetto paranormale pure. soprattutto perché la sua ragazza è bianca come un lenzuolo, ma anche bella come mishaburton e questo la rende alquanto irreale.
anche quello è stato un bel momento in cui ho pensato che non avrei visto la luce di questo lunedì. passare dall’ansia alla più totale desolazione senza soluzione di continuità stroncherebbe anche il cuore di varenne e io non posseggo ancora un cardiofrequenziometro. però mi ha salutato eh! mica ha fatto finta di niente come ci si aspetta da un maestro della frode sentimentale, no: lui si è fatto prendere dal panico, ha abbassato la testa, ha lasciato per un momento che il portachiavi camminasse con le sue gambe e ha mormorato un ciao baritono che io non ho nemmeno percepito attraverso il muro di suono prodotto dal sangue che mi saliva al cervello ma che ha inteso distintamente la mia compagnella a. che per l’occasione era ospite della mia carrozza fatata. fatata nel senso di maledetta; oggetto di malocchio/fattura.
non finirò mai di ringraziarla per quella sigaretta che mi ha acceso e infilato in bocca, in mancanza d’altro mi sarebbe rimasto solo il tubo di scappamento della 106.
ho trascorso le restanti due ore ostentando un buon umore così fittizio che appena ho messo piede nel locale, lo stesso in cui ovviamente erano terence e il truciolones, il ragazzo al bar ha offerto un giro di rum a me e a tutte le mie amiche. da ciò ho dedotto che il bellissimo ed ebete usa fare casa e puteca in questo locale e portarci donna ed amante senza il minimo pudore.
d’altra parte lui non sembra aver bisogno d’altro. lui vuole solo un posto di lavoro, una fidanzata e un’amante, me l’ha scritto stamattina nel messaggio di scuse che è arrivato puntuale come le multe del comune di napoli alla porta di casa pic. gli dispiace essersi comportato abiettamente ma adesso ho ancora la possibilità di scegliere, ha detto, a patto che gli comunichi il mio parere sulla maglietta che aveva addosso ieri sera. questo ha detto, in più riprese, ma l’ha detto.
credo che terence sia un vile e vanesio, ma non gliel’ho detto durante nessuna delle due inutili telefonate che mi ha fatto. piuttosto gli ho detto che non ha nulla di cui preoccuparsi, chè ho superato indenne le quattro prove del fuoco e ormai sono la donna bionica.
ma il mio cuoricino? quello l’ho lasciato in permuta dal meccanico.

1 commento:
Nella vita di noi femmine occidentali, tutto è relativo.
Se io vivessi a Lilliput, per esempio, non avrei gravi problemi di scoliosi per via dei tacchi 150.
Se il confine tra ragazzi fidanzati e non fidanzati fosse meno labile di una semplice negazione, le cose andrebbero diversamente.
Ma la vita è fatta di priorità.
E lo stecco di cui trattasi non è quello del Magnum.
A*
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