lunedì 21 maggio 2007

de maratonetibus

... per quale motivo io poi debba sempre ridurmi come una pezza nel fine settimana - questo è pane per i denti del criceto di uno psichiatra.
il mio attualmente è troppo occupato a fare questa operazione preventiva di catalogazione del genere maschile che ha la pura e semplice funzione di illudermi che il mio ormone sia ancora sotto controllo, affermazione che, alla luce degli ultimi accadimenti, non è del tutto vera.
certo posso sempre appellarmi all'emendamento dell'ubriachezza molesta, ma visto il tenore dei miei recenti affairs, per onestà devo ammettere che il suddetto ormone in effetti mi sta mettendo un pò in difficoltà.
sarà la primavera? l'impellenza dell'estate? l'orrore della prova costume che mi fa pensare fammeli intortare prima che mi vedano in bikini, quando tutto non è ancora perduto? le motivazioni, plausibili e non, a questa mia riscoperta tendenza hippie all'amore cosmico si sprecano; fatto sta che aver abbandonato le speranze di rinconquistare mr. esigenza non ha minimamente scoraggiato il criceto, il quale continua ad accanirsi sugli uomini, rendendo la mia vita sociale una cosa piuttosto complicata.

rastiki mi istiga a coltivare omini manco fossero piante di basilico ma io non sono proprio convinta che questo sia il modo migliore di trascorrere l'estate. e va bene che mi merito un pò di divertimento dopo questo buio e bigio inverno, ma magari per lo meno selezionarli meglio, questo va fatto indubbiamente.
il fatto è questo: come in tutti gli universi la complessità e l'entropia sono relative cosicchè la casualità degli incontri e di quello che potrebbe venirne risponde a una regola, che non è del tutto priva di senso.
la regola è che, come in qualsiasi universo, anche in quello della mia mente bacata esiste un centro gravitazionale attorno a cui ruotano buona parte del mio tempo, dei miei pensieri e delle mie infelici azioni. e questo centro gravitazionale di suo, è stato capace di creare una categoria maschile di inclassificabilità sulla quale mi sto rompendo la testa.
perchè ci sta il padre di famiglia, ma non è abbastanza, quella è soltanto una delle doti di quest'uomo fantastico e pericoloso di cui mi sono invaghita, e prego notare l'amara ironia con cui pronuncio il sostantivo dote.

per esempio pensavo che costui, da borderline quale è, potrebbe comunque essere classificato anche come maratoneta, che poi, volendo, è una derivazione del padre di famiglia e oggi parlerò di questo.
sono le otto e un quarto di mattina e quindi in questo momento magari mi è un pò difficile mettere insieme i pensieri e scrivere qualcosa di sensato sui maratoneti, ma proverò a farlo perchè la mia missione è quella di attuare una profilassi rigidissima e diffondere informazioni per prevenire gli effetti devastanti dei comportamenti di questi omini - inutili - sulla psiche di noi donnine, anima e corpo dell'umanità. e per piacere, per quest'ultima cosa che ho detto, non accusatemi di femminismo eh. per piacere, che sto femminismo non ci serve proprio a niente. aperta e chiusa parentesi.

allora i maratoneti.
ecco loro si contraddistinguono per avere questa tendenza al movimento giusto?, alla corsa vera e propria. ed è curioso che in questo preciso istante io abbia trovato tra i sinonimi della parola corsa quello di gara di velocità, perchè infatti il maratoneta è ossessionato dalla competizione.
per il maratoneta qualcosa deve sempre accadere affinchè lui possa eseguire le sue prodezze podistiche e se quel qualcosa non sopraggiunge con la tempistica da manicomio di cui ha bisogno, sarà lui a farlo avvenire. lui non ha paura dell'acido lattico, lui non detesta sudare e puzzare come una capra, lui ha dei polmoni d'acciaio e un quadricipide granitico. Lui è uno Stefano Baldini del cuore ma non si è ben capito verso cosa esattamente stia correndo e a quale premio lui ambisca.
o per lo meno, la tragicità delle mie categorizzazioni sta nel fatto che i comportamenti che classifico non hanno alcun senso al di fuori di quello di complicarmi la vita, ergo, gli uomini, che si fregiano di essere esseri pensanti, lineari e razionali, di fatto si comportano come degli insani di mente senza per questo potersi appellare all'emendamento del palloncino rosso.
no, il maratoneta corre per il piacere di correre, e questo potrebbe anche bastarmi, non foss'altro per il fatto che la mia inguaribile scioperataggine mi rende affascinante chiunque trascorra il suo tempo facendo di meglio che ciondolare indolentemente in casa.
il problema del maratoneta è uno e uno solo, ovvero che la sua corsa tende in modo pericolosissimo alla fuga e la fuga un fine ce l'ha, nella fattispecie quello di sottrarsi alle mie attenzioni. e scusate se è poco.
ora, io so che la fuga fa parte del gioco, mi sta pure bene che a na certa mi appendi come il canovaccio stinto, quello con le palle natalizie che mia madre sfoggia anche il 15 di agosto, e te ne vai, ci sta tutto. va bene va bene, ti avrò un pò messo alle strette, ti pare! cioè io so che in me c'è qualcosa che non va ; ma quando la fuga diventa il procedimento regolare con cui tu interagisci con me allora io questa etichetta di maratoneta te la devo proprio attaccare addossoe ti devo anche detestare per questo. ti ci devo proprio fare una bruciatura con la nitroglicerina che non è per niente fica perchè non vedo scritto fightclub da nessuna parte, tu non sei un dissociato con gli addominali scolpiti e nemmeno un obeso sopravvissuto al cancro ai testicoli, tu fuggi perchè hai un metabolismo anfetaminico - e non so questa tua condizione quanto abbia di congenito e fisiologico.
e poi torni. torni sempre. questo è metodo, questa è prassi, questa è una pratica ragionata, mica un caso.
e se è vero che si corre sempre in circoli, io allora attualmente non sono altro che quell'omino tristo e appesantito che suona la campana ogni volta che questo maratoneta folle e dal fisico anodino completa un giro dell'anello dello stadio.
e la cosa che non mi fa onore, perchè va detto anche questo, è che questa mia attività da istruttore, questo monitoraggio che io ho deciso di accordare ai suoi motivimenti, questo mio cronometrare tempi e compilare statistiche mi ha reso un' abitué dello stadio, una tesserata, una neofita degli sport aerobici, una specie di capo ultrà: la fan numero uno di questo Gelindo Bordin dei sentimenti. e questo non va bene, perchè ciò che voi donnine non dovete mai fare quando vi trovate ad avere a che fare con i maratoneti è prestargli attenzione, chè diciamocelo senza vergogna, lo sport a volte diventa pure esibizionismo.



lunedì 14 maggio 2007

voglio orfanizzarmi


Io ho un cane. Il mio cane si chiama Lello e la sua caratteristica principale è quella di essere un gran rompiballe.
Lello è un piccolo cane da salotto ma abbaia come un disperato.
Lello è un cane domestico ma ha la ferocia e i riflessi di una belva metropolitana; di quelli da randagio navigato abituato a combattere per i propri spazi e ossi malrosicchiati.
Eppure da noi, piuttosto che usurpare il suo posto sul divano, si sono anche fatti turni sulla poltrona scomoda, noi ...
Ad ogni modo capita che a qualcuno Lello risulti incredibilmente sopportabile. C'è gente a cui ho sentito dire più volte:" ma come, è un cane così simpatico!".
Mi sono chiesta cosa intendessero con quell'aggettivo, dopo essersi trovati faccia a faccia, o meglio orecchio a orecchio, con il suo estenuante abbaiare. Ho concluso che per "simpatico" i cortesi ospiti che frequentano casa dei miei genitori, intendano sostenibile/passabile/tollerabile. E' come dire: può andare tanto tra due ore saremo fuori da questo covo di squilibrati.

L'altro giorno mi è sovvenuto che questa forma di generosa e magnanima tolleranza viene applicata sovente anche alle persone, e nella fattispecie alla sottoscritta.
Tu vai bene, sei tanto simpatica, come quello sclerato del tuo cane, basta tollerarti a piccole dosi.
E giù di attacchi di gastrite.

Il mio stomaco è una centrale di acidità, o per dirla con Chuck Palaniuk: sono la spunga imbevuta di aceto di erode (chi non ha assistito a una viacrucis almeno una volta nella propria vita).
Perchè qualche giorno fa a me è stato garbatamente riferito di versare nella stessa situazione di Lello, simpatica e piacevole col timer.
In un discorso generale su attacchi di panico e crisi di responsabilità, un giovanotto mi ha consegnato sul groppone un orologio gigante e mi ha detto: dacci un'occhiata, che quando suona allora stai iniziando a rompere le balle ed è meglio per te se tipo torni alla tua solitudine.
Ora, io non voglio che mi si tacci di megalomania o egocentrismo, ma deve pur esserci un nesso tra il pericolo di una crisi d'ansia e il fatto che ci si sta frequentando, sennò perchè paventarmi l'apocalisse psicofisica mentre si discute di me e di te?
Tra le tante baggianate che diceva Freud, mi pare che l'unica che si salvi sia proprio quella delle associazioni libere, o no!?
Dunque, a me non piace essere associata a un attacco di panico, nè associare me stessa al cane di mia madre che è, essenzialmente, una creatura affetta da isterismo.

C'è proprio la storia del malessere che non mi torna, soprattutto quando poi mi si viene a dire che io devo essere allontanata per il mio bene.
Perchè la frase io nonvogliochetusoffrapercolpamia è il peggior parto della mente umana di sempre e andrebbe censura con un bel relational advisory.
E' un maledetto morbo; la scusa sempre pronta per uscirsene puliti da situazioni difficili.
E' l'etichetta che cataloga immediatamente un uomo nella categoria "da scartare", phylum: "padri di famiglia".

Nella mia convivenza forzata col criceto biturbo, ho deciso di sfruttare la sua intensa attività aerobica per perseguire i miei fini personali, e viste le ultime disavventure amorose che mi sono capitate ho pensato che tornasse utile organizzare un tabulato di caratteristiche base da utilizzare per schedare immediatamente ogni uomo che mi si presenti davanti. Ammesso che qualcuno riesca a scavalcare la trincea di negatività e acidità che mi circonda (chi non è rimasto traumatizzato dalla pubblicità dell'alone viola dell'aids).
E' bene che la mia lunga esperienza non vada dispersa nell'aere; dopo anni di frequentazioni occasionali e non penso sia arrivato il momento di abbandonare l'ingenuità e procedere per durissime selezioni.
Indi il tabulato.
La cosa tragica è che negli ultimi tempi ho definito gli attributi della categoria "da scartare" ma non quella "da tenere", e questo non è un buon inizio.

Attualmente i "da scartare" si suddividono in due phyla: quello dei padri di famiglia e quello degli scemi per non andare alla guerra, anche detti sinteticamente gnorri.
Ad oggi i primi mi sono particolarmente insopportabili.

Segue un breve trattato sui padri di famiglia.
Warning: il contenuto è altamente scorretto.

Il padre di famiglia è un uomo devastato dall'etica e dalla moralità. Il padre di famiglia è un uomo che insegue perennemente un ideale di correttezza come la luce nel buio. Lui deve essere sempre impeccabile nella sua armatura di buoni propositi. Lui vuole prendersi cura di qualsiasi cosa che respiri e che si muova, carota in una mano, bastone nell'altra per educarti qualora tu, passibile di errore, perda la retta via.
Il padre di famiglia ha una responsabilità verso il genere umano, ed è quella di accudirlo perchè lui può, visto che lui è illuminato.
Essenzialmente, ragazze, ci troviamo dinanzi ad un egomaniaco rovinato dal catechismo, che vuole a tutti i costi convertirti alla correttezza, un uomo che ha abolito i condizionali dal suo vocabolario per adottare una politica di strettissimo presente indicativo. Lui esiste nel presente della sua perfezione e della vostra perfettibilità, con una copia dei dieci comandamenti sempre a disposizione, desideroso di evangelizzarvi perchè LUI CREDE IN VOI. Lui le donne non le detesta, come tanti altri, ma le compatisce, perchè le donne, come dimenticarselo, hanno una mente contorta che va, come dire, regolata con le forbicine. E le forbicine sono nelle sue mani e solo nelle sue.
Mai per un momento crediate che voi possiate qualcosa di fronte alla sua infinita conoscenza della mente umana.
Voi, in cambio di tanta solerzia, dovete solo abbandonarvi alla sua saggezza, il che si traduce nel tollerare i comportamente incomprensibili che vi riserva e nell'accettare di buon grado di essere scaricate come spazzatura, appena la catechesi si conclude, a vostra rigorosa insaputa.
Non è molto diverso dal sentirsi come Lello davanti alla pappa di mia madre.

La metafora del gregge, per il padre di famiglia, non potrebbe essere più calzante e più scomoda per me, in questo frangente. Io non posso che belare. E per questo detestarlo ancora di più perchè quest'uomo, che non ha davvero niente da invidiare alla pedanteria e consapevolezza di un mr. esigenza,è riuscito a evengelizzarmi talmente bene che adesso senza di lui non so che fare.
Cioè che pena. A ventisette anni ridotta ad attendere la somministrazione di una rivelazione sentimentale come i giapponesi inconsapevoli davanti al nervino di Aum Shinrikyo. I padri di famiglia creano sette, nè più nè meno di questo. Loro ti spogliano della tua autonomia e ti irregimentano come un soldatino.

E tutto questo per giustificare il fatto che oggi sono affranta e quantomai piagnucolosa, e se esistesse un tar delle coppie scoppiate mi ci appellerei disperatamente per orfanizzarmi al più presto da questo scomodissimo padre di famiglia che mi ha adottato manco fossi una figlia dell'aids sudafricano.