lunedì 14 maggio 2007

voglio orfanizzarmi


Io ho un cane. Il mio cane si chiama Lello e la sua caratteristica principale è quella di essere un gran rompiballe.
Lello è un piccolo cane da salotto ma abbaia come un disperato.
Lello è un cane domestico ma ha la ferocia e i riflessi di una belva metropolitana; di quelli da randagio navigato abituato a combattere per i propri spazi e ossi malrosicchiati.
Eppure da noi, piuttosto che usurpare il suo posto sul divano, si sono anche fatti turni sulla poltrona scomoda, noi ...
Ad ogni modo capita che a qualcuno Lello risulti incredibilmente sopportabile. C'è gente a cui ho sentito dire più volte:" ma come, è un cane così simpatico!".
Mi sono chiesta cosa intendessero con quell'aggettivo, dopo essersi trovati faccia a faccia, o meglio orecchio a orecchio, con il suo estenuante abbaiare. Ho concluso che per "simpatico" i cortesi ospiti che frequentano casa dei miei genitori, intendano sostenibile/passabile/tollerabile. E' come dire: può andare tanto tra due ore saremo fuori da questo covo di squilibrati.

L'altro giorno mi è sovvenuto che questa forma di generosa e magnanima tolleranza viene applicata sovente anche alle persone, e nella fattispecie alla sottoscritta.
Tu vai bene, sei tanto simpatica, come quello sclerato del tuo cane, basta tollerarti a piccole dosi.
E giù di attacchi di gastrite.

Il mio stomaco è una centrale di acidità, o per dirla con Chuck Palaniuk: sono la spunga imbevuta di aceto di erode (chi non ha assistito a una viacrucis almeno una volta nella propria vita).
Perchè qualche giorno fa a me è stato garbatamente riferito di versare nella stessa situazione di Lello, simpatica e piacevole col timer.
In un discorso generale su attacchi di panico e crisi di responsabilità, un giovanotto mi ha consegnato sul groppone un orologio gigante e mi ha detto: dacci un'occhiata, che quando suona allora stai iniziando a rompere le balle ed è meglio per te se tipo torni alla tua solitudine.
Ora, io non voglio che mi si tacci di megalomania o egocentrismo, ma deve pur esserci un nesso tra il pericolo di una crisi d'ansia e il fatto che ci si sta frequentando, sennò perchè paventarmi l'apocalisse psicofisica mentre si discute di me e di te?
Tra le tante baggianate che diceva Freud, mi pare che l'unica che si salvi sia proprio quella delle associazioni libere, o no!?
Dunque, a me non piace essere associata a un attacco di panico, nè associare me stessa al cane di mia madre che è, essenzialmente, una creatura affetta da isterismo.

C'è proprio la storia del malessere che non mi torna, soprattutto quando poi mi si viene a dire che io devo essere allontanata per il mio bene.
Perchè la frase io nonvogliochetusoffrapercolpamia è il peggior parto della mente umana di sempre e andrebbe censura con un bel relational advisory.
E' un maledetto morbo; la scusa sempre pronta per uscirsene puliti da situazioni difficili.
E' l'etichetta che cataloga immediatamente un uomo nella categoria "da scartare", phylum: "padri di famiglia".

Nella mia convivenza forzata col criceto biturbo, ho deciso di sfruttare la sua intensa attività aerobica per perseguire i miei fini personali, e viste le ultime disavventure amorose che mi sono capitate ho pensato che tornasse utile organizzare un tabulato di caratteristiche base da utilizzare per schedare immediatamente ogni uomo che mi si presenti davanti. Ammesso che qualcuno riesca a scavalcare la trincea di negatività e acidità che mi circonda (chi non è rimasto traumatizzato dalla pubblicità dell'alone viola dell'aids).
E' bene che la mia lunga esperienza non vada dispersa nell'aere; dopo anni di frequentazioni occasionali e non penso sia arrivato il momento di abbandonare l'ingenuità e procedere per durissime selezioni.
Indi il tabulato.
La cosa tragica è che negli ultimi tempi ho definito gli attributi della categoria "da scartare" ma non quella "da tenere", e questo non è un buon inizio.

Attualmente i "da scartare" si suddividono in due phyla: quello dei padri di famiglia e quello degli scemi per non andare alla guerra, anche detti sinteticamente gnorri.
Ad oggi i primi mi sono particolarmente insopportabili.

Segue un breve trattato sui padri di famiglia.
Warning: il contenuto è altamente scorretto.

Il padre di famiglia è un uomo devastato dall'etica e dalla moralità. Il padre di famiglia è un uomo che insegue perennemente un ideale di correttezza come la luce nel buio. Lui deve essere sempre impeccabile nella sua armatura di buoni propositi. Lui vuole prendersi cura di qualsiasi cosa che respiri e che si muova, carota in una mano, bastone nell'altra per educarti qualora tu, passibile di errore, perda la retta via.
Il padre di famiglia ha una responsabilità verso il genere umano, ed è quella di accudirlo perchè lui può, visto che lui è illuminato.
Essenzialmente, ragazze, ci troviamo dinanzi ad un egomaniaco rovinato dal catechismo, che vuole a tutti i costi convertirti alla correttezza, un uomo che ha abolito i condizionali dal suo vocabolario per adottare una politica di strettissimo presente indicativo. Lui esiste nel presente della sua perfezione e della vostra perfettibilità, con una copia dei dieci comandamenti sempre a disposizione, desideroso di evangelizzarvi perchè LUI CREDE IN VOI. Lui le donne non le detesta, come tanti altri, ma le compatisce, perchè le donne, come dimenticarselo, hanno una mente contorta che va, come dire, regolata con le forbicine. E le forbicine sono nelle sue mani e solo nelle sue.
Mai per un momento crediate che voi possiate qualcosa di fronte alla sua infinita conoscenza della mente umana.
Voi, in cambio di tanta solerzia, dovete solo abbandonarvi alla sua saggezza, il che si traduce nel tollerare i comportamente incomprensibili che vi riserva e nell'accettare di buon grado di essere scaricate come spazzatura, appena la catechesi si conclude, a vostra rigorosa insaputa.
Non è molto diverso dal sentirsi come Lello davanti alla pappa di mia madre.

La metafora del gregge, per il padre di famiglia, non potrebbe essere più calzante e più scomoda per me, in questo frangente. Io non posso che belare. E per questo detestarlo ancora di più perchè quest'uomo, che non ha davvero niente da invidiare alla pedanteria e consapevolezza di un mr. esigenza,è riuscito a evengelizzarmi talmente bene che adesso senza di lui non so che fare.
Cioè che pena. A ventisette anni ridotta ad attendere la somministrazione di una rivelazione sentimentale come i giapponesi inconsapevoli davanti al nervino di Aum Shinrikyo. I padri di famiglia creano sette, nè più nè meno di questo. Loro ti spogliano della tua autonomia e ti irregimentano come un soldatino.

E tutto questo per giustificare il fatto che oggi sono affranta e quantomai piagnucolosa, e se esistesse un tar delle coppie scoppiate mi ci appellerei disperatamente per orfanizzarmi al più presto da questo scomodissimo padre di famiglia che mi ha adottato manco fossi una figlia dell'aids sudafricano.






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