lunedì 15 ottobre 2007

natale con i tuoi rastiki quando vuoi


rastiki è un genio.
ci pensavo giusto stanotte intorno alle cinque durante una di quelle maratone in cui mi impegno insensatamente a combattere i bisogni fisiologici e le esigenze dello spirito provocandomi esperienze di insonnia al limite della sopportazione.
rastiki è un genio, ripeto.
lei è una personcina dedita all'altrui benestare più di mariagoretti, più di tutte le suore e crocerossine dei film di guerra, più delle varie mamy dei romanzi, più di una qualsivoglia dama di carità e delle madri teresa di calcutta; batte anche patchadams. veramente.
questo perchè non solo rastiki è del segno della bilancia che già di suo implora a gran voce equilibrio e armonia cosmica ma anche perchè è indiana il che aggiunge quel tocco di indispensabile zelo e abnegazione che rende la sua crociata per il bene del prossimo pari a una specie di schiavismo autoinflitto. nel senso che poi lei si fustigherebbe ove mai non riuscisse nel compito di portare la felicità nelle case che la ospitano.
non è che lei si leverebbe il pane di bocca per te: lei sfiderebbe direttamente plotoni di creature fognarie per sottrargli il cibo e consegnartelo previa derattizzazione in un cesto di vimini da lei accuratamente intrecciato mentre la sua famiglia patisce la più severa delle carestie e lei stessa è sull'orlo di una morte per denutrizione.
insomma rastiki è così: pensiero e azione tutti per te, sempre e comunque.

ma questa cosa io l'ho sempre saputa. quello che invece mi è sovvenuto stanotte mentre scandagliavo con occhi spiritati gli angoli più oscuri della mia stanza sperando così di tramortirmi dalla noia, è che la peculiarità di rastiki risiede nel suo offrire un sostegno morale fatto di trovate geniali.
c'è gente che ti compatisce e basta no?, eh, lei invece interagisce esibendo una prontezza di spirito e uno sguardo d'insieme per i quali marzullo e lucarelli si amputerebbero un arto seduta stante ve lo dico io.
infatti dopo essersi sottoposta mansuetamente alle interminabili ore di soliloquio che tu giornalmente le consegni attraverso tutti i mezzi di comunicazione di cui disponi (tranne il fax che per il momento è rotto) lei è in grado di riprendersi dal torpore che le hai procurato in meno di tre secondi e offrirti impagabili spunti di riflessione sui tuoi tormenti nella forma di riferimenti cinematografici, folkloristici, fumettistici e letterari capaci di strapparti ai deliri egomaniacali nei quali puntualmente ripiombi ricordandoti che, insomma, non è che i cazzi che ti ballano per la cervella ce li hai proprio solo tu. cioè versiamo tutti nelle stesse pietose condizioni e c'è qualcuno che ha anche fatto i soldi grazie a questa cosa.
tu impieghi un decimo della tua giornata a trovare le parole solo per spiegarti e rastiki ti condensa tutto non in una parabola, non in una barzelletta ma in una singola immagine e condivisa dai più perchè appartenente all'immaginario collettivo, in grado di offrire una chiave di lettura alternativa e anche una soluzione papabile al tuo problema da adolescente proto bulimica.
lei ha il dono della sintesi e quello indispensabile della lucidità e questa cosa la rende la donna fantastica che infatti è.
fossi un pò meno blasfema accenderei un paio di ceri alla vergine per averla posta sul mio cammino disastrato perchè senza il suo senso dell'umorismo e questa dote eccezionale del riferimento metatestuale io sarei una persona del tutto alienata.

ma qual è l'ultima trovata geniale di rastiki? premesso che ne sforna almeno una al giorno come i pani di rescigno, quella che mi ha fatto compagnia stanotte nel corso della maratona di cui sopra riguarda il calendario dell'avvento.

dibattendo sull'annosa questione della volontà di potenza dei capitoni di cui mi sono premurata di riportare una piccola parte nel post precedente, rastiki mi faceva notare che in clima natalizio anche il calendario dell'avvento vuole la sua parte.

per quella storia che abbiamo fatto le elementari dalle suore, laddove però le sue erano esempi di virtù e le mie di spietata malvagità nonchè di comportamenti manifestamente peccaminosi, noi abbiamo un rapporto molto intenso con le feste comandate. io per esempio vorrei che natale fosse già domani, cioè che proprio non vedo l'ora.
ecco e infatti sì, cioè in realtà anche no nel senso che del natale la cosa più bella è l'attesa. tutto quel contare i giorni che rimangono prima di tuffarsi nella zuppa di cozze e fagioli per esempio è una cosa troppo bella; quella sensazione che ti travolge a partire da giorno di sangennaro per cui da quel momento in poi ogni legume che ingurgiterai saprà progressivamente anche di mitile e crostino bruscato.
eh. allora per facilitare l'attesa qualcuno ha inventato questo calendario dell'avvento che io ho sempre pensato fosse come una cosa solo italiana fino a quando non me n'è arrivato uno ripieno di mille bontà direttamente dalla danimarca, alchè mi sono detta ma guarda tu la globalizzazione e poi mi è sovvenuto che il paganesimo scandinavo è stato debellato novecento anni fa e che loro non sono meno cristiani di noi anche se sfido qualsiasi matrona teutonica a nascondersi relique benedette nel reggiseno come fa mia nonna. ma vabè: paese che vai ...

il calendario dell'avvento per gli sprovveduti che ancora non lo conoscessero è questo rettangolo di cartone piuttosto doppio suddiviso in un pò di caselle numerate a cui corrispondono un tot di giorni di cui l'ultimo è il venticinque dicembre. ogni giorno per un mese si apre una finestra e nella finestra c'è un regalo: leccornie o giochini, è irrilevante.
il mio calendario dell'avvento danese traboccava cioccolata in modo direttamente proporzionale al quantitativo di bava prodotto dal mio apparato salivare appena ho spalancato la prima casella.
capirete la gioia.
per giunta era anche molto carino da vedere perchè invece di avere i soliti tristissimi bue e asinello disegnati sopra aveva invece una famigliacuore danese di bambini e adulti biondissimi, bellissimi e sorridentissimi che mi ha fatto dubitare ancora di più del fatto che noi e loro possiamo condividere qualcosa oltre alla stessa collocazione rispetto al meridiano di greenwich.

da quando rastiki me ne ha parlato mi sono convinta che il calendario dell'avvento sia una delle trovate più azzeccate del mondo e questo perchè? perchè gioca sull'attesa.
in effetti si tratta di un altro caso di posponimento del piacere che è lo stesso meccanismo dei preliminari o dei trailer cinematografici: ti prepara al sommo momento offrendoti una serie di divertenti anteprime che ti incuriosiscono e aumentano il desiderio fino a quando poi sei costretto a prendere in mano la situazione - diciamo così - a comprarti il biglietto e a metterti in fila con i fan numero uno fuori il cinema il giorno della premiere. a meno che tu non decida che sia meglio morire di voglia. tipo il protagonista cadaverico del gioco di gerald per esempio.

come al solito è una questione di tempi perchè a saper dare un ritmo alle cose o a rispettare i ritmi dell'avvento uno ha il mondo ai suoi piedi, in questo caso il signore che fabbrica i calendari e che sa tu l'anno prossimo tornerai da lui, e tutti a aspettare la sorpresa nascosta dietro la finestra di domani.

si sa: le sorprese portano dipendenza come il cioccolato danese, d'altronde.
fai che malauguratamente il tuo uomo si sia ricordato che oggi festeggiate un qualche mesiversario e ti si presenti a cena con un completino sciccosissimo di yamamay: come fai a resistere all'impulso di serializzare l'evento e aspettarti biancheria intima ogni mese in questa giornata?
una ci si abitua malamente alle sorprese per cui anche quando nella finestra del calendario avventizio anziché i confetti bigusto trovi un portachiavi ottonato a forma di coniglio tu tolleri di buon grado perchè sai che tra meno di un mese arriva natale e ci darai giù di regali migliori.

il fatto che a natale stai sempre calzato è infatti uno statuto inconfutabile perchè poggia su un criterio matematico cioè sulla legge dei grandi numeri: i regali sono talmente tanti che almeno un paio si salveranno piacendoti da morire. e perciò a natale siamo tutti contenti: l'attesa ha valso bene una messa e il mercato dei calendari è più nutrito che mai.

ci tengo a sottolineare che io credo fermamente nella politica avventizia e che poche cose sono accattivanti quanto i calendari natalizi, i preliminari, i trailer cinematografici e le quarte di copertina con tutto quello schiudersi di mondi ignoti che si portano appresso ma devo anche allertare il pubblico sul fatto che - ahinoi - esiste timburton. e timburton ha partorito nightmare before christmas. e nightmare before christmas è, per volontà della produzione, un incubo sul natale.
non esprimerò giudizi in merito anche perchè l'ho visto troppi anni fa per ricordare niente che vada oltre il fatto che il protagonista è già morto, ma devo obbligatoriamente servirmene per ricordare a grandi e piccini che a volte le nostre speranze possono essere molto ma molto mal riposte.
non sia mai iddio i miei cuginetti non trovassero niente di bello dietro la casella del venticinque dicembre: mi piangerebbe il cuore come poche volte nella mia vita - a parte quando leggevo marion zymmer bradley. ma tali funesti accadimenti sono all'ordine del giorno e noi non possiamo ignorarli nascosti sotto etti ed etti di leccornie transalpine.
chi ci dice che quell'appetitoso dolciume danese che abbiamo scartato avidamente di diciannove dicembre non sia poi avariato o che quell'uomo fantastico da cui attendiamo da giorni una risposta sia nel pieno di tutte le sue facoltà mentali?
è la jattura dell'attesa che alla fine possa rivelarsi una delusione o peggio ancora uno scheletro: residuato bellico di un qualcosa che è stato e non è più.
quello perciò timburton mi sta sui coglioni mica per altro.

vabè, intanto io il calendario me lo sono procurato tre mesi fa. ho pensato che con la crescita del pil e quel fatto del paniere istat e dei beni di largo consumo le scorte potessero esaurirsi anzitempo. meglio essere previdenti, mi sono detta all'epoca delle feste sulla spiaggia.
così è già un bel pò che spalanco caselle e finestrelle ne ricevo di soprese, magne sorprese!, ma dopo novanta giorni ho quasi desistito a stringergli la mano a questo babbonatale mentre nel frattempo le mie maniglie dell'amore si sono fatte sempre più accoglienti per qualsivoglia aiutante dell'appena nominato illustre beniere natalizio voglia farsi avanti.