martedì 5 agosto 2008

m'è scappata di mano una recensione (valerio! meglio di così non mi è riuscita)


Supponiamo che un qualche Claudio Cecchetto del cinema vi proponesse di sceneggiare il remake di un film. Uno qualsiasi. Quale scegliereste? Dopo aver ringraziato lo sprovveduto, alla bislacca domanda io personalmente risponderei: BROKEN FLOWERS. Mo non so quante di voi lo abbiano visto, ma Broken Flowers è un film che merita attenzione, e non solo perchè c'è il ghostbuster. Io l'ho visto mesi fa e ancora ci sto pensando. Ossessione compulsiva? E vabè che è una novità?! Si sa che io poi prendo le fisse...
Certo non è una pellicola pluristellata dal Sior Mereghetti, ma ha le sue potenzialità. Broken Flowers è una pellicola versatile che vuole lanciarci un suggerimento. Non ha nessuna pretesa di originalità, men che meno di sperimentazione cinematografica che piace tanto ai pipparoli dei vari DAMS italiani, eppure ha qualcosa da dirti. Alla fine è una storia come un'altra. Ma all'occhio attento quel suggerimento nascosto potrebbe rivelarsi una miniera d'oro. E molto meno dispendiosa di una seduta dallo psichiatra.
La storia si riassume così: un uomo di mezza età viene lasciato dalla sua donna - l'ultima di una serie - dopo aver ricevuto una lettera nella quale gli viene comunicato, molto astutamente, che nonostante le precauzionio anni prima gli è scappato un pupo da una delle sue numerose ed intercambiabili ex. La cosa prima lo lascia indifferente, poi lo incuriosisce, infine solletica i sensi del suo vicino con il vizio di sherlock holmes che convince bill murray a prendersi una pausa da una vita di inedia per reincontrare cinque delle sue vecchie fiamme e così provare a carpire i segreti dei loro molli ventri e raccogliere informazioni sul fantomatico ragazzino. Tipo divinazione, diciamo. Il finale lascia un pò a desiderare; sorvolerei sulla miseria di quest'uomo che gira in macchina gli Stati Uniti guardandosi bene dall'imboccare la route 66 - perchè dopo una vita di eccessi a quanto pare mo ha deciso di fare bella figura col figlio - e li gira per il gusto di soddisfare una mera curiosità, tanto per scoprire se sto ragazzo gli somiglia o no e poi dimenticarsene di nuovo, insomma. Ma il punto non è questo.
Il suggerimento di Broken Flowers al quale ho pensato in questi mesi è: sulla soglia di un passaggio epocale che per è rappresentato da un tre e uno zero che si avvinghiano pericolosamente in un
terrificante abbraccio foriero di chissà quali mali è arrivato pure il momento di tirare un pò le somme. Una somma approssimativa, si capisce, però sì: vediamo in questi ultimi quindici anni a chi mi sono accompagnata, facciamo un pò di calcoli sulla mia passione per l'autolesionismo e cerchiamo di capire mo come sto messa. Se magari sono guarita oppure se, molto più facilmente, non sia peggiorata.
Direi che Broken Flowers presenta una formula esportabile. Chi di noi non ha almeno cinque scheletri nell'armadio? E quanti di questi scheletri sono degli scomodi e curiosi ex ragazzi che la dicono lunga su noi stesse?

Mo la vera sfida consiste nello sceglierne soltanto cinque. Con quali dei tanti avrei potuto, o peggio ancora voluto, fare un figlio?

La lista che ho compilato è un bestiario di tutto rispetto. Ma achtung! achtung! (che non so come si scrive) non è una classifica. L'ordine dei papabili paparini è casuale.


In principio fu Caronte: un personaggio splendido al quale ho dedicato svariati anni della mia adolescenza. Appassionato cultore di droghe leggere e pesanti, Carone mi ha traghettato senza che gli opponessi il minimo sforzo, verso la perdizione, salvo imbarcare sulla sua feluca numerose altre donnine e all'occorrenza i loro animali da compagnia. Così facendo Caronte ha reso la sua agile imbarcazione una versione moderna dell'arca di Noè: un carrozzone altamente variegato che avrebbe fatto impallidire il più recidivo dei mormoni. Ed è così che ho conosciuto il gusto agrodolce della poligamia.

Profondamente vessata dalle plurime avventure e insaziabili affezioni femminee di Caronte, tra le quali annoveriamo ex tossicodipendenti, tragedie familiari e denunce di vario genere - a diciotto annio ho pensato che l'avvento della maggiore età mi imponesse una pausa. E così dopo l'inferno di mezzo alla via, passando per un purgatorio popolato di anime più o meno insignificanti ma comunque di compagnia, è arrivato il paradiso e infatti ho incontrato il Santo. Il Santo mi si è accompagnato per un lungo anno nel quale a onor del vero gli riconosciamo che si è impegnato anima e corpo a riabilitarmi dalla dura esperienza di scugnizza - 'n cap a me - fatta con il precedente fidanzato. Con il Santo ho raggiunto sconosciute vette di purezza spirituale e anche un pò corporale dacchè versavo in un regime di avanzatissimo proibizionismo. Bandite droghe leggere e superalcolici pasteggiavo a coca cola e succhi multivitaminici che, a essere sincera, mi avevano anche aiutato a smaltire occhiaie e pancetta prematura. Ma proprio per questa fastidiosa abitudine di sottrarmi un pò qualsiasi divertimento, che fosse lecito o anche no, l'idillio con il sant'uomo non è poi durato. Parevamo troppo la famiglia cuore, che a diciannove anni non è ancora arrivato il momento.

Ma Caronte restava un incubo, la famiglia del Mulino Bianco invece un sogno mai sopito e allora dopo il santo sono rimasta nei piani alti e ho accolto il Mistico. Un uomo non del tutto votato alla regola benedettina ma comunque molto ben inquadrato nel giro dell'ora et labora. Un personaggio monastico ma come sanno esserlo solo gli abati: socievoli ma anche avvezzi a una certa rigidità di costumi và, mettiamola così. Una volta tornata a concedermi qualche piccolo piacere rimanevo dunque perplessa su questo caratterista da nome della rosa. Il problema del mistico infatti era uno e bello grosso: l'ascetismo si manifestava in camera da letto. Si capisce che in questo modo le mie fantasie materne erano oltremodo sacrificate, e buonanotte alle colazioni tutti insieme a base di saccottini. Talmente sacrificate che anziché condividere il talamo longitudinalmente una volta l'abbiamo condiviso per latitudine e io mi sono trovata a trascorrere una notte sotto il suo materasso in compagnia non già sua ma delle colonie di acari che abitavano la sua moquette. Di fronte a tale assoluto diniego per la mia persona fisica, manifestato anche da quell'arpia di sua madre, e prolungatosi tra le altre cose per parecchi mesi, non ho potuto che abbandonare l'asceta al suo destino di pugnette e rivolgermi, per contrappasso, alle promesse peccaminose del successivo, infernale personaggio.

Preda di un diavolo in corpo mai stato così sfrenato mi sono infatti lanciata tra le braccia del primo satanasso di passaggio che vorrei omaggiare del soprannome di Metallico. Bello e caro eh, più bello che caro in realtà, ma pure un pò stronzo. Uomo d'esperienza, omm e panz e pur 'e sustanz' se vogliamo, temprato a una durissima vita di maccaroni con la salsa, concerti hardcore e femmine tatuate con le decalcomanie delle patatine, il giovine si sentiva assai Hell's Angel. Salvo per l'abbigliamento che all'epoca invece lo collocava più sul piano un pò spurio del new metal/crossover/post punk. Appresso a lui io chiaramente mi ero trasformata in un ibrido mal riuscito di Dita Von Teese e Samantha Fox. Un pò madonna, un pò puttana, un pò la donna indispensabile, un pò l'amante tormentata, un pò la pupa del gangster. Un pò tutto e soprattutto molto idiota. Questo per dire in pratica che assecondavo tutte le fantasie di questo Lemmy Kilmister de noantri. Anni e anni di duri preparativi mi attendevano, per temprarmi alla vita da palco che ci avrebbe senz'altro atteso, però a un certo punto, a furia di aspettare, il metallaro ha cominciato pure ad arrugginirsi e a inquietarmi oltre misura. A sua discolpa aggiungo che non ci poteva fare niente: c'è chi la disegnano con il vestito rosso e le curve al posto giusto e chi nasce con un paio di corna sulla testa piuttosto ingombranti, rendendosi indigesto ai più. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa per nasconderle e trasformarsi in un brav'uomo, ma quando sulla strada è comparso Mr. Big niente e nessuno avrebbe potuto frapporsi tra me e il Principe Azzurro.

Amiche voi sapete chi è Mr. Big: Carrie ha saputo realizzarne una radiografia magistrale. Voi conoscete questa icona della virilità perciò non mi dilungherò a lodarne le molte e maschie virtù. Al cospetto di quell'uomo fantastico il satanasso è receduto nel suo abisso di maledizione insieme a tutte le sue concubine pittate e il nostro sogno della famiglia Osburne si è infranto per sempre. E' bastato uno sguardo e nella mia top of the pops non c'era che lui. Mr. Big. Da allora non ha mai più abbandonato la vetta della classifica. O per meglio dure l'ha abbandonata - perchè non dovete mai pensare che io a un certo punto non sia impazzita e non lo abbia lasciato - ma la sua presenza continua ad aleggiare lì sulla vetta, un pò come il fantasma di John Lennon per Paul McCartney, diciamo. Lui ha tracciato un percorso, lui ha cibato le farfalle nel mio stomaco,
lui ha mostrato la luce. Po' l'ha spenta e se n'è andato per sempre, lasciandomi in compagnia di svariati santi da bestemmiare nonchè cazzi amari da masticare.


Ma quella era un'altra vita. Pure Bill Murray alla fine se ne torna a casa a mani vuote. Un pò malinconico ma pure ottimista chè
a quanto pare il tuffo nel passato l'ha riportato in contatto coi suoi chakra.
Adesso io non lo so questi cinque che fine abbiano fatto. Carone sarà annegato in una pozza di ketamina, probabilmente. Il Santo sta per coronare il suo sogno sponsorizzato Buitoni, questo lo so per certo poichè la sua natura divina gli ha concesso di restarmi amico e continuare a volermi bene nonostante sia stato appeso per un eremita dal pisello moscio. Quest'ultimo per quanto ne so potrebbe essersi vaporizzato nell'aria e il mondo non ne sentirebbe molto la mancanza. Metallico avrà finito di fare la muffa e i pappici sopra o sotto a un palco, a meno che non abbia incontrato qualche maniaca della pulizia munita di guanto di vrine e Viakal, ma la vedo difficile perchè lui in realtà amava atteggiarsi a lupo della steppa solitario. E Mr Big? Lasciamolo nel mistero, ma conoscendolo starà rimpinguando gli annali del Beverly Hills 80100 che si consuma per i colli partenopei correndo appresso alle gonne di qualche femmina irresistibile, desiderado ardentemente di sciuparla se non strapparla, ma pensando già alla prossima e poi a quella dopo e a quella dopo ancora. Perchè se si chiama Mr. BIG un motivo ci sarà...

A parte la magra consolazione di essere sopravvissuta a questi ultimi quindici anni che fanno un pò la versione moderna della divina commedia non saprei dire come sto. Ma non credo molto bene perchè la (s)comparsa di questi figuri nella mia grama esistenza continua a non dare risposta ad alcune domande di alto valore strategico cosicché, per quello che ne so, le due metà del cielo continuano a guardarsi malamente in cagnesco. Allora ieri ho deciso di rispondermi da sola come gli autistici e ho cominciato l'impresa esumando la copia scolastica di un libro che inizia così: "[è] verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di prendere moglie". Dopo il primo rigo già mi sono angosciata di nuovo: dalla divina commedia tutto è uscito fuori meno che uomini celibi pieni di soldi.

venerdì 27 giugno 2008

Nonostante Maroni, lo stato assistenziale resiste

Quando mi annoio, il che equivale a dire spesso, finisco sempre su qualche blog. Evito di precisare che la noia, presumibilmente indotta da inattività, non mi impedisce in alcun modo di restare davanti al computer e praticare le nuove forme di otium letterario offerte dalla tecnologia digitale. La lettura dei cazzi altrui. Visito blog per divertirmi, lo faccio in continuazione. Sono arrivata a credere che sia una forma di redistribuzione energetica che mi permette di compensare il lassismo dell'apparato motorio con l'allenamento di quello cognitivo. A differenza dei flaccidissimi glutei, la mia mente é infatti decisamente in forma. Per non parlare delle mie doti critiche. Qualcuno ha sostenuto che la mia passione per i carboidrati derivi proprio da questo. Pare che una prolungata attività mentale provochi un maggiore fabbisogno di zuccheri complessi, o qualcos'altro di simile, praticamente una richiesta insaziabile ma legittima di pasta e affini. Si direbbe insomma che la mia sia una mens schizofrenica in corpo insano e tracagnotto ma internamente iperattivo.

Questa attività di lettrice di blog io la prendo molto sul serio. Ne ho adottati un paio di cui oramai non riesco proprio a fare a meno, mi piace talmente tanto leggerli che mi sono anche creata un manichino mentale dei loro autori. Gli ho dato una voce, un aspetto, dei caratteri peculiari, a una anche dei tic. Ed è di questi tic che oggi vengo a disquisire. Della banalità di questi tic. Di come si ripropongano in continuazione: il tratto distintivo di una certa tipologia di autori di blog. Sì perchè la mia attività non è semplice sciacallaggio bensì investigazione sociale, ricerca, analisi, raccolta dati. La lettrice di blog non si fa semplicemente i fatti degli altri, lei li studia per poi elaborare, dopo lunghe e attente osservazioni, un diagramma di parte ma nondimeno sincero, dello stato attuale delle loro vite. Delle vite dei prossimi trentenni. Insomma delle vite di quelli come me. Forse una sublimazione dei miei complessi di Peter Pan? Sembra follia ma follia non è: nei blog io vedo purtroppo la gente che mi circonda e anche me stessa. E allora tanto vale prenderci sul serio. Soprattutto quando con il termine generico “blog” andiamo a circoscrivere quegli spazi fintamente raccolti nei quali i neo maturati degli anni duemila vanno raccogliendo, per il bene comune, testimonianza delle miserande esistenze.

Anatomia del blog 2.0: offrire un servizio sociale e gratuito mettendo in piazza le proprie storie, al fine di:

a) sfogarsi

b) acquisire un ruolo attivo nella “community” laddove nella vita reale se ne riveste uno passivo

c) fare le posteggie risollevando le proprie sorti attraverso frequentazioni virtuali con parimenti sfigati (al confronto dei quali ci si potrebbe improvvisamente sentire baciati dalla fortuna)

d) ottemperare all'imperativo di condivisione che si profila dietro quel “2.0” mettendo a disposizione dei più la propria esperienza sul campo minato della società italiana

e) in casi poco frequenti darsi delle arie e/o diffondere predicamenti new age per sciogliere i chakra propri e altrui

Potrà sembrare riduttivo ma è così, metti un blog nelle mani di un individuo tra i 25 e i 30 anni e vedi se non finisce per parlare di: infamità del genere umano, morale corrotta, amicizie tradite, lavoro precario, nostalgia per i vecchi amori, insoddisfazione, malesseri, ipocondria, misurazioni genitali (lunghezza e nei casi più arditi larghezza), gomito del tennista, ginocchio della lavandaia e di nuovo sfortuna in amore e pure al gioco. Vedi mai se qualcuno si lamenta del callo dello scrivano come ce l'aveva il povero Garrone. I pazienti ai quali mi sono votata non hanno due lavori come quel povero ragazzino là del libro Cuore, però si sentono tutti inspiegabilmente molto creativi e impazienti di mettersi all'opera. In effetti loro sono pieni di voglia di fare, ma sembra che a parte loro, nessuno se ne accorga. Quindi intanto che aspettano che l'arcangelo Gabriele li assuma in qualche agenzia pubblicitaria assumono droghe, scattano foto, frequentano serate a la page e soprattutto si tirano le tarantelle con qualcuno di cui tempo un mese o un anno si lamentaneranno per la pochezza umana e a volte anche sessuale.

Ed è qua che avrei qualcosa da dire un po' a tutti noi giovani insoddisfatti. E' mai possibile che a trent'anni stiamo ancora a scrivere il diario segreto con la lista dei buoni e dei cattivi? Può mai essere che questo mondo è fatto solo di vigliacchi e di mignotte, talmente pieno di pezzi di merda che per consolarsi bisogna sentirsi sempre immolati a qualche destino crudele? Ma fosse che questi blog a furia di passare per gli occhi e per le mani sempre delle stesse persone diventano una specie di esplosione masturbatoria dei vittimismi dei figli viziati di una qualche mammina casalinga?

In fin dei conti sono un po' annoiata da questi neo-luterani che si sentono sempre più puri e passano le proprie giornate a vergare manifesti sulla natura crudele dell'uomo e su quanto sono nati sfortunati. Ja ma quann maje. Non ci manca niente, azz mia mamma ha invocato la fame in Africa per anni quando doveva buttare il riso e verze nella spazzatura perchè nessuno, nemmeno io, se lo mangiava. Ma se Leopardi per lo meno aveva la scusa dello scartello e della vista da roditore, questi che c'hanno che non va?

Sì sono annoiata è vero, ma alla fine resto fedele a queste vite sempre uguali a se stesse in cui basta avere scritto mezza poesia su qualche sito fatto in casa e stampato due fotografie per il giornale di quartiere per sentirsi dei personaggi unici e degni di nota che non meritano di esistere in un mondo corrotto.

Quello che mi piacerebbe dire a questa schiera di dannunziani è che il mio servizio sociale rimane aperto 24 ore su 24, anche nei giorni feriali e festivi, e che perciò non abbandonassero mai i loro blog che altrimenti non so come ammazzare le ore della canicola estiva.

giovedì 7 febbraio 2008

i am a desperate house-wife(?)

Quest’oggi ho deciso di rendermi utile alla comunità e mettere le mie esperienze e conoscenze a disposizione dei più nella forma di una lezione di economia domestica.

Perché sebbene tutti quanti vorremmo essere ilprincipecercamoglie non è detto che ci possiamo permettere la polacca tre volte alla settimana, ma nemmeno due volte a settimana e neanche una volta al mese. Insomma, non c’è bisogno di guardare Ballarò per sapere che stiamo con le pezze al culo, basta solo fare i coraggiosi e tenere gli occhi aperti quando apriamo il borsellino anzichè guardare in alto e prendersela con gesù.

Quand’ero piccolina passavo un sacco di tempo con mia nonna che si arricreava a raccontarmi di quando andava a scuola e faceva le lezioni di ferro e maglia, quelle di cucina, quelle di asole e bottoni e altre amenità protofasciste dell’epoca. Si sedeva tutta compita e mi insegnava con aria incantata il diritto e il rovescio bestemmiando le ragazze moderne che adesso a scuola imparano solo a dire parolacce e a togliersi i peli dalle gambe. Per questo motivo sono cresciuta dissociata tra una retta educazione mussoliniana e una passione fuorilegge per il silkepil e la cera a freddo che però ho risolto eseguendo riti di purificazione con la regola della maglia riso. E ha funzionato: oggi riesco a guardare in faccia le mie ascelle depilate e a infornare una discreta teglia di pasta alla siciliana evitando di essere colta dal fuoco di sant’antonio.

Ma nonostante questi passi da gigante mi vedo costretta a convocare mia nonna, seppure inferma di mente – povera vecchina – assettarla comoda sul divano e aggiornarla sullo stato degradante e degradato in cui oggi versa l’economia domestica. Purtroppo lei non può rispondermi ma dopo 27 anni volete che non sappia cosa direbbe? Invocherebbe la sua maestra elementare, le compagne di classe, la direttrice, la signora Galiani e forse addirittura la signorina Striani (pace all’anima loro) e mi farebbe una lezione sul buon governo della casa.

Per questo motivo e per il fatto che mi ha tenuto a casa sua per 6 anni e mezzo cucinandomi vermicelli ulive e capperi a ogni ora del giorno e della notte ho pensato di farle un regalo.

Oggi vorrei presentare a tutte voi lettrici il manuale riveduto e corretto delle faccende domestiche.

Cominciamo dal capitolo numero uno intitolato: “Le Disgrazie della Casa”. Sì perché questo volume manca di un’introduzione. Avrei voluto scriverne una e decantare degnamente le gioie dell’alveare domestico, ma mi vedo costretta a contraddirmi poiché – ahinoi – il nostro rifugio di gioie semplici e genuine può in ogni momento tramutarsi in un antro sibillino dall’aspetto spaventoso inducendoci a sfuggirlo e alleviare altrove i nostri affanni.

“Ma com’è possibile?” vi chiedere voi massaie un po’ ingenuotte. Ve lo dico io: la casa ed i suoi inquilini potrebbero ribellarsi e trasformarsi nei vostri peggiori nemici.
E questo fenomeno mutante ha anche un nome: La Sporca Ostinata (LSO da non confondersi con LSD che è la sigla di un allucinogeno dalle controindicazioni più piacevoli e gestibili).

Chi o per meglio dire cosa è La Sporca Ostinata?

La Sporca Ostinata è la ragione del fallimento di molte case farmaceutiche che non si chiamano Bayer e di altrettanti dottori psicologi che invece non rispondono al cognome di Meluzzi. La Sporca Ostinata è l’enigma domestico numero uno; la natura che si rivolta contro se stessa; il terrorismo entropico; la rivincita del calzino marcio e del puparuolo ammazzaruto. In una parola l’anatema della nonnina balilla.
LSO è un personaggio reale che vive a casa mia ma che potrebbe tranquillamente abitare anche a casa vostra perché LSO si manifesta a scoppio ritardato e a volte riesce perfino a passare inosservata. Per qualche tempo, tipo 10 minuti.
LSO si mimetizza facilmente: veste come noi, parla la nostra lingua, a volte condivide perfino i nostri interessi e le nostre amicizie! LSO ha dunque una vita sociale, ma anche un lavoro e spesso addirittura un compagno sul contenuto della cui biancheria intima vi inviterei a interrogarvi... Insomma quell’uomo seduto in pantofole sul divano, lo vedete? Ecco: ANCHE lui potrebbe essere un LSO. E quell’amabile donnina a cui avete lasciato il posto in autobus? Diobono anche lei! Perciò IN CAMPANA: LSO ti guarda!
Ma non è il caso di disperare né chiamare gli acchiappafantasmi perché La Sporca Ostinata è tutt’altro che invisibile e farà presto a rivelarsi per ciò che è, ovvero la nemica della casa e delle nonne.

LSO ha una caratteristica che la distingue dalle altre forme di sudiciume, unto e lerciume di vario genere: lei è tanta ed è ovunque, e come è facile immaginare non ha la minima intenzione di abbandonarci. No, piuttosto sarete voi ad abbandonare lei se non vi armate di una ferrea forza di volontà e di decalitri su decalitri di lisofòrm e shpicéshpàn.

Insomma: s’è fatta na certa e visto che Ambrogio è in cassa integrazione (sempre per quel fatto di Ballarò) ti affacci in cucina per farti passare il languorino. La nonna e l’epatologo non approverebbero ma un panino salame, formaggio e insalata ci sta tutto. Peccato che il frigo puzza di muffa perché il pasticcio di carne, carote e maionese che vive sul secondo scaffale ha fatto lo sviluppo e gli è cresciuta la barba verde. Dici vabè, LSO sarà cattolica: siamo tutte creature di dio e così lo lasci vivere e moltiplicarsi. Però t’è passata la fame. Allora torni nei tuoi appartamenti e riprendi da dove ti eri interrotta. Peccato che per poco non vieni sbalzata dalla sedia e perdi tutte le maglie della sciarpa che ti stai intessendo con tanto amore balilla perché LSO ha deciso di ascoltare la versione metallurgica degli Eiffel 65. E se non è inquinamento la techno a mezzanotte allora mussolini era un anarchico.

Fortuna che LSO arriva all’improvviso e altrettanto improvvisamente va via a lordare abitazioni altrui. Indi riesci a prendere sonno.
Ti svegli il mattino dopo e con gli occhi ancora chiusi ti rechi al gabinetto per farti una doccia. Indovinate?! Il pavimento del bagno è corredato di decorazioni rupestri di colore grigio dalla dimensione variabile e i tuoi calzini hanno le decalcomanie. Nei dintorni della tazza incontri distese lacustri di liquami non ben identificati. Metti mano al mocho bestemmiando san scopino e tutti quelli come lui che hanno negato i lumi alla Sporca Ostinata e pulisci. A questo punto aggiungete una nota agli appunti: usi e abusi della ramazza. La ramazza, volgarmente lo scopettone, può essere variamente impiegato. Consiglierei, in presenza di LSO, uso anale, perianale e laringo-faringeo (nonna scusa: questa si farà pure crescere i peli sulle gambe ma c’ha pure la mucillagine nei capelli!).

Mo dico: io non voglio rovinare la vita a nessuno, e nemmeno augurarmi la dipartita anticipata di altri, ma un ritorno allo stalinismo!? Una ricomparsa del Purgatore coi baffi!? Qui c'è bisogno di una vera disinfestazione ragazze, altro che la vecchina dell'ammoniaca! Questa l'annuncia na puzza che manco il campanello dei monatti...

ma li mortacci sua ...