http://www.vene.ws/vari/murphy.asp
è lunedì mattina e di questo io sono - incredibilmente – contenta.
sono stata svegliata dal cellulare, come al solito; i miei importunatori erano uomini. il primo uomo a svegliarmi alle nove e trenta è stato sandrina con un messaggio di aggiornamento sui suoi ritmi biologici: non l’ho nemmeno letto, ho sentito il bip, ho aperto gli occhi e mi sono riaddormentata nel giro di cinque secondi. sapevo che era lui, sapevo che era a lavoro e non mi avrebbe risposto, sapevo di avere 25 cents sul cellulare e non li avrei mai spesi per dirgli che svegliarsi alle cinque di mattina e poi non riaddormentarsi è pura follia.
il secondo uomo a svegliarmi mezz’ora dopo ha avuto l’ardire di telefonare, ma senza essere risposto perché, versando ancora in coma, avevo paura di spaventarlo con la mia voce da viados brasiliano. questo perché io sono una che pensa agli altri.
dinanzi alla mia latitanza telefonica, il personaggio si è successivamente premurato anche di scrivermi un messaggio nel quale lamentava la mia scostumatezza di fronte al fatto che avendo finalmente deciso di telefonarmi io poi non gli avevo risposto.
per cominciare diciamo che lui non è esattamente quello che noi donne chiameremmo il principe azzurro, non fosse altro per il fatto che il suo avvenentissimo aspetto lo ha portato a sviluppare un atteggiamento piuttosto libertino che mal si confà alle mie manie di possesso e a quella fantasia di esclusività che ogni signorina attribuisce al proprio rapporto con un uomo. in parole povere lui si tromba questo mondo e pure quell’altro e non si fa il minimo problema a rendertene partecipe, mandando in frantumi la figurina di zucchero con te in velo da sposa e lui in completo blu che già vedevi troneggiare in testa alla vostra torta nuziale multipiano alle fragoline e panna.
diciamo quindi che lui è un investimento a fondo perduto.
nonostante questo sto ancora pensando al suo messaggio.
parliamo un attimo di quell’avverbio “finalmente” che ha appiccicato vicino al “quando decido di chiamarti per quel famoso caffé” e ricordiamoci che l’ultima volta che abbiamo parlato era gennaio, che lui ha una donna e che io sono una persona educata e quindi tendo a trattarti con rispetto anche quando non dovrei farlo.
traduco per i più lenti: “finalmente” tu magari decidi di chiamare un’altra persona ma non me, dal momento che non se non l’avessi fatto io nemmeno me ne sarei accorta.
lo so, sono acida e biliosa, ma dopo un fine settimana come quello che si è appena concluso lo sarebbe anche sanfrancesco, lo giuro.
ed è per questo che sono contenta che sia lunedì perché le ultime 72 ore di fallimento, ansia e nervosismo mi hanno indotto a perdere ogni speranza in quanto a successi sentimentali, a chiudere in cassetto i miei sogni di romances al chiaro di luna e tornare alle faccende importanti con una certa dignità e soprattutto una certa solerzia se non voglio essere radiata in tronco dall’università.
ma rimane il fatto che intraprendo questo mio ritorno al mondo del lavoro e della realtà con estrema desolazione. e tutto per quel "finalmente" chè gli avverbi di tempo in campo sentimentale hanno un valore tutto loro.
venerdì ho beccato lui, il maratoneta, e i miei impegni per dimenticarlo sono andati a farsi benedire. non è stato un bel vedere. nel senso che riconoscerlo di spalle grazie ai jeans e alla maglietta in mezzo a qualche migliaio di persone e al buio mi ha dato la misura di quanto invaghita io possa ancora essere di lui. nessuno, e dico nessuno, l’avrebbe cecato tra tutta quella gente, io per prima non avrei voluto farlo! eppure è successo e nella migliore tradizione filoamericana guarda caso lui fumava malinconicamente guardando il mare e io stavo appunto andandovia: mancava soltanto che il dj improvvisamente attaccasse col tema del tempodellemele e sarebbe partita l’assunzione a tempo indeterminato per la prossima fiction di rai due (le più scrauze le passano sempre su raidue, fateci caso). se a questo aggiungiamo che qualche ora prima mi era partito il tacco dei sandali preferiti, che il giorno prima avevo fatto trecento euro di danni alla macchina, che ho una casa nuova e non posso trasferirmici e che qualsiasi altro uomo mi piaccia è irrimediabilmente occupato o irraggiungibile direi che l’apparizione del maratoneta è stata la ciliegina sulla torta. il tempo, queste ultime tre settimane, si sono vaporizzate nell'aria umida del fusaro e io sono tornata la donna innamorata che sono stata per gli scorsi quattro mesi.
di fronte a questa relativizzazione dei tempi non vedo perché il primo bellone di passaggio debba prendersi la libertà di rinfacciarmi, in modo estremamente pretestuoso, che io non gli ho risposto quando lui ha "finalmente" deciso di telefonarmi come se il tempo ruotasse intorno a questa cosa.
esattamente mi chiedo: quanto davvero vale la pena di giocare quando sai che il gioco non vale la candela?
stanotte all’una io e m., due donne quantomai afflitte e affamate, ricapitolavamo gli ultimi accadimenti. lei, che è una persona intelligente e con i piedi per terra, parlava del suo caso umano, io dei miei. il suo caso umano è un uomo da locale, dicasi lupo della steppa, affamato di perizoma contenitivi, reggiseni esplosivi, accessi gratuiti a privè esclusivi e fiumi di alcol a scrocco. m. ha avuto modo di approfondire, per così dire, la sua conoscenza e il punteggio ottenuto dal bello e tenebroso è stato un cinque meno meno; chilometri e chilometri lontano dalla più imperativa sufficienza. da qui la loro reciproca defezione. quando ieri sera si sono incontrati lui è stato talmente carino che ci ha procurato addirittura i pass per uscire, questo dopo essersi attaccato alla collana barocca di m. con la tenacia di una patella allo scoglio chiedendole di rimanere un altro po’. m. sostiene che le sue fossero attenzioni disinteressate, io sostengo il contrario. mi è sembrato di ravvisare in quel suo occhio semichiuso e tra quei suoi piccoli passetti circolari un certo e insistente interesse. la gestualità conta, non prendetemi in giro.
un uomo come questo, viscido anziché no, non è certo colui con cui trascorreresti il resto della tua vita ma questo a me e m. non è bastato e avremmo passato una buona mezz’ora a parlare di lui, e più ne parlavamo più scoprivamo parallelismi inquietanti tra i suoi comportamenti e quelli di una serie di altre persone, tra cui uno dei miei casi umani che ieri era altrettanto presente lì dove noi ci trovavamo esibendo atteggiamenti ambigui e anche un po’ fastidiosi.
senza entrare nel merito delle faccende specifiche, ché per questo per fortuna esiste ancora cioè, di cui tra l’altro ho scoperto l’esistenza di una edizione online, la sola cosa che mi interessa veramente è capire per quale motivo noi ci si continua ad impelagare in situazioni inutili e dalla dubbia riuscita rinunciando a portare avanti quelle importanti e potenzialmente valide.
perché mai quando ci si trova faccia a faccia con qualcuno interviene un tempismo da luna park che impedisce sempre che quello che voglio io sia quello che vuole l’altro e viceversa? in altre parole: cosa avrei dovuto fare per riuscire a incastrare la mia vita con quella del tormentato corridore? i suoi tempi non erano i miei, come i tempi del lupo della steppa non erano quelli di m., come quelli di jf. non sono quelli di mn. etc etc. e poi arriva sto cretino e mi appiccica un “finalmente” alla proposta del caffè!?
finalmente cosa, che qua il tempo è relativo, e mica me lo sono inventato io.
continuiamo ad aspettare, continuiamo a non capire, continuiamo pure a deprimerci enormemente quando un’amica che non vedi da tre anni ti viene a dire che l’anno prossimo si sposa mentre tu insisti a buttare soldi nella spazzatura comprando vesti graziose per uomini disinteressati e la rottura di un tacco ti sembra la tragedia peggiore del mondo.
continuiamo pure e vediamo dove andiamo a finire che tanto se qualcosa può andare male, lo farà e murphy non è il primo degli stronzi.

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