Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
Questo è il primo canto della Gerusalemme Liberata a cui oggi ricorro nel vano tentativo di dare un senso alle mie recenti imprese. Nella migliore tradizione accademica intendo appellarmi alle parole di qualcun altro per spiegare cosa penso e faccio, pensieri e azioni che in questo momento si orientano pericolosamente verso il martirio e le crociate etico/sentimentali.
Mi domando perchè ci sia bisogno di andare incontro a sofferenze e paranoie, attraversare oceani di lacrime e nottate insonni con il solo scopo di fare il bene di qualcun altro; perchè mai io abbia deciso di avvolgermi in questo sudario bianco e azzurro e giocare a teresadicalcutta quando io rappresento l'anatema vivente di qualsiasi crociato e martire possa venirci in mente. Non ho idea di cosa mi stia succedendo, ma in tutta onestà se in questo momento mi mettessero in mano uno scudo bianco con una croce rossa sopra e un elmetto con una bella veletta di ferro sulla faccia io me li prenderei e parterei alla volta del saraceno infedele.
Certo avrei potuto scegliere un autore migliore per la mia citazione colta, dal momento che Tasso, come voi mi insegnate, era un pazzo irrecuperabile, ma forse è proprio questo piccolo particolare che mi ha portato da lui. Qualcosa che mi dice che in questo momento io e Torquato oltre che la passione per le parole, abbiamo anche altro in comune...
Io della Gerusalemme Liberata non so niente: va premesso che ho questo buco nero nel cervello che apre su una quarta dimensione di ignoranza totale in letteratura italiana e storia medievale di cui certo non vado fiera, ma che non vedo nemmeno perchè nascondere tanto più che la mia lacunosa conoscenza della Gerusalemme Liberata non mi impedisce di ravvisare ugualmente alcune pericolose similitudini tra me e i suoi protagonisti. D'altronde è una storia che tratta delle crociate, d'amore, di sacrificio, di buoni e cattivi sentimenti, no? E questo penso che possa bastare. E' vero: sarò pure insana come Tasso, ma diversamente da lui, io nella trama ci sono invischiata fino al collo e ho tutto il diritto di parlarne e sviscerarla, non è che me la sto inventando ad arte per fare contento il mecenate di turno. Al massimo riesco a distrarci il criceto per dieci minuti, ma capirai, quello non lo abbatte manco un seduta plenaria del concilio vaticano.
Insomma sì, al momento io mi sento una martire, e sebbene questo non mi faccia onore, ho bisogno, per un momento, di comporre l'apologia di me stessa. I cinque minuti di lamentele si concedono a chiunque, e poi noi crociati abbiamo diritto alla confessione piagnucolosa: dopo averci sottratto qualsiasi gioia alla felicità, il buondio ci ha accordato per lo meno la facoltà di dolere per il male nostro e degli altri, così ogni volta che soffriamo non dobbiamo fare altro che guardare in alto e chiederci perchè, chè lui è lì e il suo ostinato silenzio e trasparenza ci aiuteranno a stare molto meglio.
C'era una volta un uomo che aveva deciso che io dovessi prendermi cura di lui. Quest'uomo, a cui non riusciamo nemmeno a dare un soprannome tante e tali sono le sue doti, mi sta mettendo in serissima difficoltà.
Chi mi conosce sa che io verso gli uomini non provo esattamente dei sentimenti materni, che al massimo nei momenti bui della mia vita ne ho nutriti di filiali e che nella migliore delle ipotesi questi ultimi hanno fatto fuggire queste persone a gambe levate, com 'è giusto che sia.
D'altronde chi mai vorrebbe fare da padre a una figlia come me? Nessuno, ve lo dico io. E va bene così. Aperta e chiusa parentesi.
Ma tant'è: io sono stata una figlia, un'amante o un'amica, ma una crocerossina mai e mi è sempre andato bene così, chè i casi umani li lasciamo curare alle volenterose Melanie di viacolvento. Pensavo.
Però sembra che a un certo punto tocchi a tutti attraversare nuove acque, e quindi eccomi qui con tanto di pezza in testa, mani carezzevoli e stetoscopio pronto ad auscultare le palpitazioni cardiache del cuore sofferente di questo fantastico ometto di cui continuo ad essere perdutamente invaghita. Il tipico twist che movimenta la trama del racconto no?
La protagonista viziata ed egoista che si trova improvvisamente a fare i conti con i bisogni degli altri. Un notevole trancio di plancton per le orche assassine di Hollywood.
Ma concedetemi una lamentala, molto poco professionale. Un aside postmoderni, di quelli che piacciono tanto agli autori teatrali e agli scrittori degli anni 80.
Ho capito che il martirio non chiede ricompense, ho capito pure che poi la ricompensa arriva con tanto di alette piumate e fascio di luce, ma io che non sono una teresadicalcutta per vocazione ma solo per necessità, penso di meritarmi ogni tanto un grazie, non so un sorriso, magari una parola gentile no?
E invece no perchè io devo disputarmi l'attenzione del paziente con altre cose, nella fattispecie ieri sera con dei cani, tre sere prima con Piero Chiambretti, attenzione che pure il paziente continua a domandare insistentemente venga prestata solo ed esclusivamente a lui, che soffre, povero angelo, e non sa che fare.
E soffre poi per causa mia. Quindi io oltre ad essere la vittima della sua malattia, sarei anche il carnefice. E la trama si fa sempre più complessa.
Un dramma psicologico?! Chi lo sa, io sono solo l'attrice non protagonista.
Cionondimeno ho deciso che quest'uomo non deve star male per causa mia, e giù di cure amorevoli, parole dolci, pensieri gentili. Peccato che tutto mi si rivolti contro, dal momento che il suddetto continua a lamentare forti dolori di testa, bruciori di stomaco e fitte al torace, lato sinistro.
Il suo cuore non regge, nonostante la mia dedizione totale e sofferta alla causa. Il paziente ha bisogno di una cura drastica, dico io che sono la sua infermiera - personale qualificato - peccato che da perfetto ipocondriaco lui ne abbia elaborata una la cui posologia, pur richiedendo la mia presenza, mi è oscura.
Dunque io fungerei da bieca manovalanza, niente di più e niente di meno che braccia forti per i nostri campi, o non so, mani per le nostre tastiere, collo per le nostre uniformi bianche, piedi per le nostre vendemmie, e fermiamoci qui prima che la mia passione per i paragoni tocchi anche la pornografia.
Insomma questo il senso della mia crociata! Io voglio, desidero ardentemente, che la mia abdicazione totale alla dignità personale e all'autostima lo renda felice! Che le mie decine di ore di lavoro settimanale vengano retribuite con il minimo salariale, purchè le casse dello stato si riempiano di ricchezze, di denaro, di benessere.
Io aspetto un sorriso di questo Mario Draghi del mio cuore come S.Rita l'apparizione della madonna e capiamoci, questo è quanto di più terribile mi sia mai capitato.
E non riesco in nessun modo a scollarmi da dosso questa tonaca maledetta con su scritto "buona" e a lottare indefessamente contro le forze del male che stanno fogacitando lentamente l'oggetto del mio desiderio.
E' una tragedia. E' una scalata oltre i 3000 metri senza bombola d'ossigeno e Messner nei paraggi perchè il saraceno infedele travestito da dubbio e da angoscia, ha preso il suo cuore e non ha nessuna intenzione di renderlo alle mie premurose manine.
E così io aspetto, seduta sulla sedia, che la flebo d'amore che gli ho iniettato mesi fa faccia effetto, mentre vedo incombere minacciosamente i titoli di coda, e Tara profilarsi in fiamme all'orizzonte.
Ma qualsiasi sia il senso di quello che sto facendo e dove mi porterà, io reclamo il diritto a un happy ending, e cacchio, lo voglio subito.
E visto che io non sono in controllo delle mie azioni, intendo rintracciare l'autore di questa trama contorta in cui sono coinvolta per parlarci a quattr'occhi e chiedergli di sottopormi una lettura preventiva del finale di questo drammone anni 50, dietro minaccia di trasformare la nostra Gerusalemme Liberata in un Misery non Deve Morire degli anni duemila.
Mi domando perchè ci sia bisogno di andare incontro a sofferenze e paranoie, attraversare oceani di lacrime e nottate insonni con il solo scopo di fare il bene di qualcun altro; perchè mai io abbia deciso di avvolgermi in questo sudario bianco e azzurro e giocare a teresadicalcutta quando io rappresento l'anatema vivente di qualsiasi crociato e martire possa venirci in mente. Non ho idea di cosa mi stia succedendo, ma in tutta onestà se in questo momento mi mettessero in mano uno scudo bianco con una croce rossa sopra e un elmetto con una bella veletta di ferro sulla faccia io me li prenderei e parterei alla volta del saraceno infedele.
Certo avrei potuto scegliere un autore migliore per la mia citazione colta, dal momento che Tasso, come voi mi insegnate, era un pazzo irrecuperabile, ma forse è proprio questo piccolo particolare che mi ha portato da lui. Qualcosa che mi dice che in questo momento io e Torquato oltre che la passione per le parole, abbiamo anche altro in comune...
Io della Gerusalemme Liberata non so niente: va premesso che ho questo buco nero nel cervello che apre su una quarta dimensione di ignoranza totale in letteratura italiana e storia medievale di cui certo non vado fiera, ma che non vedo nemmeno perchè nascondere tanto più che la mia lacunosa conoscenza della Gerusalemme Liberata non mi impedisce di ravvisare ugualmente alcune pericolose similitudini tra me e i suoi protagonisti. D'altronde è una storia che tratta delle crociate, d'amore, di sacrificio, di buoni e cattivi sentimenti, no? E questo penso che possa bastare. E' vero: sarò pure insana come Tasso, ma diversamente da lui, io nella trama ci sono invischiata fino al collo e ho tutto il diritto di parlarne e sviscerarla, non è che me la sto inventando ad arte per fare contento il mecenate di turno. Al massimo riesco a distrarci il criceto per dieci minuti, ma capirai, quello non lo abbatte manco un seduta plenaria del concilio vaticano.
Insomma sì, al momento io mi sento una martire, e sebbene questo non mi faccia onore, ho bisogno, per un momento, di comporre l'apologia di me stessa. I cinque minuti di lamentele si concedono a chiunque, e poi noi crociati abbiamo diritto alla confessione piagnucolosa: dopo averci sottratto qualsiasi gioia alla felicità, il buondio ci ha accordato per lo meno la facoltà di dolere per il male nostro e degli altri, così ogni volta che soffriamo non dobbiamo fare altro che guardare in alto e chiederci perchè, chè lui è lì e il suo ostinato silenzio e trasparenza ci aiuteranno a stare molto meglio.
C'era una volta un uomo che aveva deciso che io dovessi prendermi cura di lui. Quest'uomo, a cui non riusciamo nemmeno a dare un soprannome tante e tali sono le sue doti, mi sta mettendo in serissima difficoltà.
Chi mi conosce sa che io verso gli uomini non provo esattamente dei sentimenti materni, che al massimo nei momenti bui della mia vita ne ho nutriti di filiali e che nella migliore delle ipotesi questi ultimi hanno fatto fuggire queste persone a gambe levate, com 'è giusto che sia.
D'altronde chi mai vorrebbe fare da padre a una figlia come me? Nessuno, ve lo dico io. E va bene così. Aperta e chiusa parentesi.
Ma tant'è: io sono stata una figlia, un'amante o un'amica, ma una crocerossina mai e mi è sempre andato bene così, chè i casi umani li lasciamo curare alle volenterose Melanie di viacolvento. Pensavo.
Però sembra che a un certo punto tocchi a tutti attraversare nuove acque, e quindi eccomi qui con tanto di pezza in testa, mani carezzevoli e stetoscopio pronto ad auscultare le palpitazioni cardiache del cuore sofferente di questo fantastico ometto di cui continuo ad essere perdutamente invaghita. Il tipico twist che movimenta la trama del racconto no?
La protagonista viziata ed egoista che si trova improvvisamente a fare i conti con i bisogni degli altri. Un notevole trancio di plancton per le orche assassine di Hollywood.
Ma concedetemi una lamentala, molto poco professionale. Un aside postmoderni, di quelli che piacciono tanto agli autori teatrali e agli scrittori degli anni 80.
Ho capito che il martirio non chiede ricompense, ho capito pure che poi la ricompensa arriva con tanto di alette piumate e fascio di luce, ma io che non sono una teresadicalcutta per vocazione ma solo per necessità, penso di meritarmi ogni tanto un grazie, non so un sorriso, magari una parola gentile no?
E invece no perchè io devo disputarmi l'attenzione del paziente con altre cose, nella fattispecie ieri sera con dei cani, tre sere prima con Piero Chiambretti, attenzione che pure il paziente continua a domandare insistentemente venga prestata solo ed esclusivamente a lui, che soffre, povero angelo, e non sa che fare.
E soffre poi per causa mia. Quindi io oltre ad essere la vittima della sua malattia, sarei anche il carnefice. E la trama si fa sempre più complessa.
Un dramma psicologico?! Chi lo sa, io sono solo l'attrice non protagonista.
Cionondimeno ho deciso che quest'uomo non deve star male per causa mia, e giù di cure amorevoli, parole dolci, pensieri gentili. Peccato che tutto mi si rivolti contro, dal momento che il suddetto continua a lamentare forti dolori di testa, bruciori di stomaco e fitte al torace, lato sinistro.
Il suo cuore non regge, nonostante la mia dedizione totale e sofferta alla causa. Il paziente ha bisogno di una cura drastica, dico io che sono la sua infermiera - personale qualificato - peccato che da perfetto ipocondriaco lui ne abbia elaborata una la cui posologia, pur richiedendo la mia presenza, mi è oscura.
Dunque io fungerei da bieca manovalanza, niente di più e niente di meno che braccia forti per i nostri campi, o non so, mani per le nostre tastiere, collo per le nostre uniformi bianche, piedi per le nostre vendemmie, e fermiamoci qui prima che la mia passione per i paragoni tocchi anche la pornografia.
Insomma questo il senso della mia crociata! Io voglio, desidero ardentemente, che la mia abdicazione totale alla dignità personale e all'autostima lo renda felice! Che le mie decine di ore di lavoro settimanale vengano retribuite con il minimo salariale, purchè le casse dello stato si riempiano di ricchezze, di denaro, di benessere.
Io aspetto un sorriso di questo Mario Draghi del mio cuore come S.Rita l'apparizione della madonna e capiamoci, questo è quanto di più terribile mi sia mai capitato.
E non riesco in nessun modo a scollarmi da dosso questa tonaca maledetta con su scritto "buona" e a lottare indefessamente contro le forze del male che stanno fogacitando lentamente l'oggetto del mio desiderio.
E' una tragedia. E' una scalata oltre i 3000 metri senza bombola d'ossigeno e Messner nei paraggi perchè il saraceno infedele travestito da dubbio e da angoscia, ha preso il suo cuore e non ha nessuna intenzione di renderlo alle mie premurose manine.
E così io aspetto, seduta sulla sedia, che la flebo d'amore che gli ho iniettato mesi fa faccia effetto, mentre vedo incombere minacciosamente i titoli di coda, e Tara profilarsi in fiamme all'orizzonte.
Ma qualsiasi sia il senso di quello che sto facendo e dove mi porterà, io reclamo il diritto a un happy ending, e cacchio, lo voglio subito.
E visto che io non sono in controllo delle mie azioni, intendo rintracciare l'autore di questa trama contorta in cui sono coinvolta per parlarci a quattr'occhi e chiedergli di sottopormi una lettura preventiva del finale di questo drammone anni 50, dietro minaccia di trasformare la nostra Gerusalemme Liberata in un Misery non Deve Morire degli anni duemila.

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