sabato 9 giugno 2007

eulogia di un servizio di porcellana da dodici


ho preso casa da sola, nel senso che ho trovato un appartamento potenzialmente valido dove trasferirmi.
è una bella casetta al nono piano di un palazzo in centro che ha un ascensore con delle eccitantissime pareti rosse e tanto spazio tutto per me.
in effetti 140 metri quadri sono proprio tanti e mai e poi mai nel mondo me li sarei potuti permettere se non fossero appartenuti al fratello di r. il quale più che impiegarne una minima parte per costruirci dentro una palestra di arti marziali non ha intenzione di fare.
questo significa che da una settimana a questa parte io ho le chiavi del paradiso.
intendiamoci: la casa è totalmente fuori uso, sommersa dalle macerie e dalla sporcizia, ma nel suo lerciume e decadenza,so che quello spazio enorme è tutto mio, e io posso andarci quando voglio e farci quello che mi pare e piace. nei limiti in cui me lo consente il padrone di casa, che pure è un personaggio degno di nota, possibilmente di nota scientifica... ma questo non è argomento di cui parlare oggi.

a me piace pensare alla mia nuova casetta, io ne sono proprio entusiasta, e il giorno dopo averla visitata per la prima volta sono andata da ikea a comprarle dei regalini.
le ho comprato un pò di canovacci, un guanto da forno, posate e piatti e bicchieri.
e io che sono un'esteta le ho comprato i piatti e i bicchieri più belli, quelli più stilosi, anche.
peccato che ne ho comprati soltanto due. cioè due piatti fondi, due piatti piani, due scodelle e due bicchieri.
al momento mi è sembrata una scelta intelligente, tenuto conto anche il mio limitatissimo budget, ma quando ne ho parlato l'altra sera con jp mi sono resa conto che questa gita all'ikea è stato uno dei momenti più tristi nella già ricchissima rassegna di momenti tristi che hanno costellato questi ultimi mesi.
voglio dire: che cosa c'è di più deprimente che ammettere con se stessi il proprio stato di single-tudine se non limitare l'acquisto degli utensìli da cucina allo stretto indispensabile per una, massimo due persone?
e cosa c'è di più definitivo che sapere che quel secondo piatto e quel secondo bicchiere diventeranno proprietà privata della tua migliore amica e non di quel principe azzurro con cui, a partire dai tuoi cinque anni, la barilla ha immaginato che tu condividessi tetto, lavatrice, tavolino pieghevole e lettone a due piazze?
questa è una triste realtà di fronte alla quale i riti scaramantici di mia madre che ha messo insieme un corredo fatto di lenzuola e asciugamano rigorosamente matrimoniali non valgono assolutamente a nulla.
la verità è che, che si tratti di DICO o di matrimonio consacrato, io da casa dei miei genitori ci sto uscendo sì, ma con due gambe anzichè quattro. e per quanto voglia convincermi che tutto ciò è un chiaro segno di emancipazione, mentre cito a memoria personaggi femminili fittizi e non che mi hanno preceduta in quest'avventura,a me sta cosa che sto andando a vivere da sola senza un uomo da invitare a cena e a cui portare la colazione a letto la domenica, assecondando una qualche recondita tendenza nipponica che devo aver ereditato dalla lettura di memoriediunagheisha, non va giù.
mi sento triste: il maratoneta corre lontano e io non ho più voglia di inseguirlo. ho lasciato la bandierina a metà campo e lui non l'ha raccolta,ho appeso le scarpe al chiodo e lui se n'è comprato un paio nuovo.
mi sa proprio di k.o. sentimentale.

io mi ritiro a metà competizione.

e che me ne farò di quel letto enorme? che debba nascondere il secondo set di piatti sotto al materasso?
o piuttosto non dovrei comprarne altri per esorcizzare la solitudine?

finirò come le signore dei gatti con i capelli crespi, le gonne blu di raso e le scarpe da ginnastica che parlano con i muri e puzzano sempre di vecchi saponi. oppure semplicemente mangiata dagli alsaziani.




2 commenti:

A. H. ha detto...

a viaggiar soli il bagaglio è più leggero.

criceto_biturbo ha detto...

no questo mai! il criceto non lo tollererebbe.