mercoledì 7 marzo 2007

con tutto sto vento potrebbe per lo meno arrivare mary poppins

sono le due di notte e quindi è ufficialmente la festa delle donne.

ora. potrei imbarcarmi in una tediosissima filippica sull'inutilità di questa ricorrenza e maledire tutte le prestigiacomo del mondo per avere davvero ancora bisogno di ricordare a se stesse che le pari opportunità esistono e vanno difese, ma risparmierò a tutti la tortura. d'altronde la prestigiacomo si fa già cattiva pubblicità da sola e non ha bisogno di me.

ma. il fatto che io non voglia parlare della festa delle donne non significa che sorvolerò sul giorno otto marzo. no io non lo farò perchè, mio malgrado,il caso ha voluto che io oggi decidessi di farmi la ceretta.
questo non certo in onore dell'otto marzo, che sia chiaro.
in tempi di vacche magre, diciamo pure in fin di vita, come questi, che sia il giorno in cui la tradizione vuole che io vada in giro palpando culi e pettorali come se fossero banane al mercato, o un giorno come gli altri in cui gli unici uomini che incontro sono froci, sposati o prostaticamente debilitati non fa molta differenza.
se mi faccio la ceretta non è certo perchè mi attendono lunghe notti e infuocate con qualcuno. me la faccio perchè ho ancora una dignità. ovvero, io, donna single nonchè bersaglio della bestemmia cosmica, io ancora mi prendo cura di me stessa.

ecco. quindi oggi ho attaccato la macchina per fare la ceretta alla corrente e l'ho messa a testa in giù aspettando che si riscaldasse. l'aggeggio consiste in un involucro di plastica che deve arroventarsi, in cui va inserito un altro involucro più piccolo pieno di cera (che può essere rosa shocking oppure giallo miele, io preferisco il rosa perchè fa più chimico e anche più anni 80)che a una estremità ha sto rullo che te la spalma lissssia lissssia sulla pelle appena si è sciolta.
ebbene la cera oggi ha impiegato due ore a liquefarsi ma quando lo ha fatto era davvero perfetta.
e da piccola lucy, ominide australopiteco afarense, io sono tornata ad assomigliare a una donna emancipata degli anni duemila nel giro di una decina di minuti. con tanto di pelle vellutata.

ma queste sono solo oziose divulgazioni e vanno tralasciate. perchè il cuore di questo intervento di oggi non riguarda l'estetica contemporanea bensì le conseguenze di un cattivo rapporto con la tecnologia.
la fenomenologia del post make up se vogliamo.

già perchè a dire ceretta è facile figurarsi le ascelle depilate di una qualche diafana signorina catturata nell'atto di accarezzarsi perversamente davanti a una telecamera, o non so, tre simpatiche fotomodelle che sfrecciano gambe all'aria in una decappottabile rosa sotto un mega cartellone pubblicitario altrettanto rosa della Bic posto ad hoc in mezzo al deserto californiano da non si sa quale intelligenza superiore. già, facile concentrarsi solo sull'effetto seta di un paio di gambe toniche e lucide. d'altronde lo facciamo sia da maschietti che da femminucce, sebbene le nostre motivazioni siano diametralmente opposte e il nostro sguardo si rivolga alternativamente a) a ciò che campeggia al di sopra delle suddette gambette b) al pelo incarnito, che dovrebbe spuntare (perchè spunta a tutte, indistintamente dalla professione che svolgiamo)e noi ci aspettiamo che lo faccia, ma alla fine non spunta.
beh è troppo facile metterla in termini estetici.

potrebbe andarmi bene la pubblicità ma in effetti io ho un problema, e il mio problema sono i residui della maledetta cera che mi si attaccano dappertutto e su cui la televisione tace faziosamente.
quelli la pubblicità non li inquadra eh, lo so.
ma loro ci sono e mi hanno costretto a ramazzare come una dannata oggi pomeriggio.

sì perchè quando sono andata a riporre il cappuccio azzurro sul simpatico strumento ho scoperto che l'operazione di capovolgimento che mi aveva tanto aiutato a stendere più agevolmente la cera sulle mie tornite estremità, aveva anche rilasciato un enorme globo di cera all'interno del coperchio.
e io a quel punto ho dovuto staccarlo da lì.

non bisogna essere laureati in chimica per sapere che la cera è fluida no!? ecco. quando tu riscaldi la cera e poi la lasci raffreddare lei ti fa questo scherzetto che fuori sembra compatta mentre non lo è. allora tu, cadendo nel tranello, l'afferri con una striscia da ceretta che è fatta apposta per attaccarsi alla cera, e pensi di riuscire a staccarla così dal cappuccio, sfruttando un qualche principio meccanico di aderenza, ma lei decide di svenirti tra le dita ed espandersi malauguratamente sul piano di marmo bianco del bagno di tua madre.

per venire a capo di questa annosa questione non bisogna masticare di chimica abbiamo detto, ma bisogna essere cresciuti in una casa insieme a mia madre per ventisette anni per sapere che, qualora il destino voglia accanirsi e manifestarsi in forma di cera liquida sul piano immacolato del tuo bagno, puoi dirti spacciato. perchè una macchia rosa shocking nel candore di quel lavandino in casa di tua madre non si è mai vista. nè tantomeno lei ti perdonerà questo artattack, che basquiat e giovanni mucciaccia l'hanno sempre fatta cagare, a lei, a quel furer che pure ti dà da mangiare tutti i giorni.

vi dico, è stato un brutto quarto d'ora per me. meno male che avevo chiuso la porta a chiave.
bestemmiando bestemmiando sono però riuscita a:
1. infilarmi pantaloni e calzini
2. circoscrivere lo spazio di diffusione della cera
3. splattarci sopra la striscia di cotone
4. operare una ceretta al ripiano strappando la suddetta striscia con la cera a cui si era attaccata (la chimica non mente)
5. sfregare con una nuova striscia i residui rimanenti
6. passarci sopra il panno di daino, premurandomi di occultare in qualche modo l'alone rosa che mostrava fieramente
7. passare sopra il lavandino anche la spugna ruvida fino all'eliminazione totale della cera

e tutto questo in pochissimo tempo che quando vivi con altre 4 persone il bagno serve sempre a qualcuno ma la solidarietà solo a te che sei goffa e sfigata.

così dopo la tortura della depilazione niente decappottabile rosa, niente defilé davanti allo specchio, niente shopping in gonnella con le amiche: le promesse della televisione si sono infrante in un pomeriggio da cronaca vera, e io mi sono sentita molto italiana media.

e mentre con la forza della disperazione mi accanivo contro quel globo di cera pensavo: che il mio destino non sia quello di ripulire sempre qualcosa?
che io non sia destinata a passare la mia vita sgrassando via appiccicumi da superfici lucide?
che io non stia diventando come quei pària indiani che giravano con una scopa per spazzare via la propria ombra dalla strada dei marajà?
che io debba sempre incappare in qualcosa che si è incollato, che si è attaccato per causa mia e che non viene più via?

forse dovrei procurarmi dell'acqua ragia.

guardavo quella cera incollata al marmo e mi dicevo: è hardcore, questa da qua non se ne viene. ed era un pò come lottare con quell'odioso criceto che non smette mai di correre e farmi pensare e attaccare etichette rosa shocking che non verranno mai più via a cose e persone.
quel criceto è come una colf disattenta e io sempre a corrergli dietro per rimettere insieme i cocci.

ma quando tutto questo pensare e lottare e dover ripulire i macelli avviene di otto marzo, come oggi, allora signori siamo di fronte a un caso davvero singolare.

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