giovedì 15 marzo 2007

Logorrea (Esperti All'Opera)


sai i capelli crespi della pubblicità pantene? eh, questa settimana mi sono sentita sfatta e secca, esattamente come loro prima dell'intervento miracoloso dello shampoo scioglinodi.
nascosta dietro fitti ciuffi di malanimo ho vissuto un'esperienza che a tratti è stata anche esilarante. ma forse un pò meno per i miei familiari sui cui ho riversato quel poco di succo vitale (acido) che ancora scorre nelle mie vene.

durante questa settimana mi sono sentita come in una specie di dark comedy la cui trama se la leggeste sul tvsorrisiecanzoni reciterebbe come segue: la protagonista, E., una donna giovane e brillante, al limite della paranoia indotta dal lavoro, sceglie di risolvere i suoi problemi sottoponendosi a intense e ripetute sedute di videoterapia che la conducono, in breve, a scambiare la
realtà con la fantasia televisiva. confusa, la donna si crea una vita immaginaria, finendo col riversare le proprie carenze affettive su un giovane impresario di pompe funebri, protagonista di una nota serie televisiva americana. la salveranno i suoi stessi impegni lavorati costringendola ad allontanarsi dal pc e a ritornare alla realtà della sua seppur grama esistenza quotidiana.

e in effetti io ho fatto indigestione di sixfeetunder invaghendomi perdutamente di nate il bello e dannato - ma anche no ché in fin dei conti è un cazzone- dell’eponimo telefilm.

ma noi oggi non parleremo di televisione spazzatura e penso che mai lo faremo per evitare dannose sovrapposizioni tra vita privata e lavoro. eggià perché nonostante l’aria da svampinella che ama attribuirsi, la sottoscritta si occupa di studi culturali e ne sa che ne sa di televisione spazzatura.

e quindi avevamo principiato parlando dello stato grigio e bigio in cui ho versato per buona parte degli ultimi giorni. sì, è vero, mi sono sentita rigida come una vecchia scopa e torva come gargamella.

se non fossi costretta dal mio lavoro a vivere come una reclusa nei pochi metri quadrati della mia stanza, attaccata a una macchina manco fossi in coma farmacologico, so che il nervosismo mi avrebbe sguinzagliata per le strade accigliata come una genoveffa/anastasia anni duemila a guardare male le coppiette, maledicendo zingari e polacche e lamentandomi che non ci sono più le mezze stagioni e che le ragazze non sono più quelle di una volta.

ci sono buone probabilità che mi sarei poi anche lanciata in uno shopping folle e del tutto inutile, acquistando capi di abbigliamento quali gonne fiorate o camice di raso che non avrei mai indossato per il solo piacere di protestare poi psulla stupidità delle persone, inclusa la mia.

da bravo capello crespo quale mi sentivo, avrei fatto in modo di annientare l’azione di qualsivoglia balsamo e crema addolcenti con lamentele dure a morire come un cespo di nodi afroamericani.

sì, ammetto che è stata dura un po’ per tutti visto che quando io attraverso uno dei miei dryspells ne risente tutta la famiglia.

ad esempio uno degli effetti che si verificano è il corposo incremento di decibel nel tono che adoperiamo gli uni con gli altri. è un fenomeno che si avvicina molto al timor panico o all’isteria collettiva a cui contribuisce sostanzialmente anche il mio cane lello, il quale rivendicando una qualche inspiegabile genealogia muride, si riscopre pipistrello e, captando l’aumento degli alti nelle onde sonore che viaggiano per la casa, si imbizzarrisce abbaiando come un forsennato. va da sé che questo non aiuta minimamente il mio stato d’animo causando piuttosto l’esplosione di una pletora di bestemmie che mia mamma, donna timorata di dio, non sempre riesce ad ignorare. e insomma, diventa un pericolosissimo circolo vizioso che produce situazioni di autentico parossismo come quella per cui è mancato poco che non distruggessi la tastiera per via di un tasto difettoso, per la precisione il tasto h.

ma poi è passato tutto e gli uccellini hanno tornato a cinguettare e il sole a splendere, i profumi a diffondersi nell’aria, tranne che per le mie vans nere che hanno continuato a emanare effluvi da cloaca. ma questo lo tralasciamo volentieri.

io quando stasera sono andata al concerto dei verdena pensavo di stare bene. cioè sì ok, venivo pur sempre da un pomeriggio trascorso a un seminario sulla tortura e i crimini di guerra, ma insomma, lo stato d’animo era positivo.

ho pensato mi vado a divertire.

ebbene l’aver messo piede all’interno del perimetro del duel ha disperso immediatamente i miei buoni propositi; e perché? perchè mi sono ritrovata immersa in un oceano di adolescenti scalmanati che con mio sommo orrore erano anche tutti accoppiati.

già: a mia insaputa un qualche centinaio di figli di mtv si era dato appuntamento stasera ad agnano per assistere al concerto di un gruppo che l’ultima volta che ho visto eravamo io e un’altra trentina di persone, tra cui, sono sicura, c’erano anche i cugini dei membri stessi del gruppo.

erano tutto intorno a me con le loro bottiglie di plastica piene di vino, i piercing al labbro e gli zainetti frikkettoni a cantare le canzoni di questo anoressico sfigato e della sua bassista epilettica e incompetente saltellando ma senza mai farsi troppo male. e i loro movimenti da gamberi – quattro gambe e quattro braccia che ballavano coordinate al ritmo di

Ed ora è chiaro che la carie più viva sei solo tu
Demone demone come cadi bene, un bolide!

quelli anche mi hanno messo piuttosto di malumore.

mi sono domandata ripetutamente che ci facevo io nel mezzo di una festa da mtv o se vogliamo sul setting improvvisato di un film genere chenesaràdinoi.

voglio dire: il più grande degli astanti avrà avuto 22 anni, per lo meno di quelli che si trovavano nelle mie immediate vicinanze. e io? io non ne avrò molti in più di loro anagraficamente parlando, ma è pur vero che il fatto di essermi sentita un rovo di spine fino a due giorni fa non mi ha aiutato esattamente a confondermi con la folla. d’altronde, se avessi voluto farlo, la scelta sarebbe stata tra l’accorparmi alla marmotta avellinese che mi saltellava davanti ulrlando “albè fangi una canzone che conoggiamo dai” o piuttosto a una delle nane intercambiabili, grassocce e armate di doppia gonna su jeans a zampa d’elefante che si erano spalmate ad arte come una tappezzeria batik sul muro alla mia sinistra.

no grazie.

piuttosto sono rimasta presente a me stessa e ho continuato a sentirmi un pò la zia di tutti loro, compresi i tre verdena, a cui in ogni caso consiglio una terapia d’urto a base di cocaina, composta e discosta, a sorvegliare, dall’angolo, che l’eccitazione dei nipotini non sfociasse in gesti troppo scalmanati.

ma consentitemi, da brava zitellaccia ho anche aspettato fino alla fine che la folla si aprisse consegnandomi un bellissimo scapolo in età da matrimonio con cui discorrere amabilmente, e un po’ meno acidamente, della serata appena trascorsa. in compagnia di un aitante giovinotto mi sentivo addirittura di poter rivalutare i verdena. non so magari un fratello maggiore, un cugino, un amico; questa platea infinita di ragazzini dovrà pur conoscere qualcuno di adulto no?

io ho voluto credere di sì, fino alla fine del concerto.

e invece niente: a quanto pare loro vogliono rimanere adolescenti e tenersi alla larga da chiunque gli ispiri solo lontanamente la crescita. altro che i liceali responsabili dei film di muccino... che fine hanno fatto i vari matteo, carmen, manuel, carlo che si godono l’ultima vacanza a santorini prima di mettere la testa a posto? eh? dove sono!?

a casa sono tornata sola come quando sono andata via, e più orticante che mai.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ehi, a volte raggiungi la perfezione linguistica:

"nane intercambiabili" è altrettanto sublime, completo e perfetto come la "ranina" di garcia marquez.

in una o due parole un'immagine completamente visibile e sensibile.

e poi, come diavolo fai a lasciare lo spazio tra i paragrafi?