lunedì 26 marzo 2007

entomologi di tutto il mondo ...


sarà stato un paio di mesi fa che un mio amico si trovava, suo malgrado, ad ascoltare i miei infiniti lamenti, il cui argomento unico e solo era, com'è immaginabile, la delusione sentimentale.
mr. esigenza infatti aveva trovato un modo gentile per chiedermi di sparire dalla sua vita e io ero talmente depressa che nemmeno la cura di telefilm riusciva a risollevarmi, cosicchè la quinta puntata di Jericho giaceva sul pc attendendomi invano mentre io, sull'msn, meditavo monacatura e clausura.


povero .g., lui a modo suo voleva trasmettermi un certo ottimismo, nonostante fuori facessero 5 gradi e piovesse a dirotto e io fossi stata appena scaricata da un uomo con cui stavo ancora aspettando di cominciare una storia d'amore. lui diceva vedi che tra un pò arriva la primavera e a mr. esigenza non ci penserai più, frase seguita poi da una serie di commenti un attimo più personali riguardanti la comparsa incrociata di gonne e perizomi nel suo campo visivo e relative conseguenze nefaste per il genere femminile.
nella mia infinita negatività, sulla quale sappiamo bene che il karma ha festeggiato per settimane e settimane, io gli ho risposto che primavera o meno, legargo anzichè no, api, fiori e impollinazione, le cose non sarebbero cambiate tanto facilmente e io avrei continuato a piangere come una parente di sangennaro la dipartita di quello splendido sogno d'amore che vedeva me e mr. esigenza convolare a giuste e meritate nozze in un giorno d'estate pieno di sole e brezza marina.

ebbene forse nonostante la mia indiscutibile saggezza io mi sbagliavo, perchè adesso che è primavera e ho visto i fiorellini spuntare anche in quella specie di discarica che si propaga alle spalle di casa mia, sento che perfino l'esercito di martiri indù si è placato e non ce l 'ha poi tanto con me.
che abbiano trovato una nuova donnina a cui far scontare le conseguenze delle proprie cattive azioni lo dubito, ma magari le api gli hanno addolcito il cuore, che ne sai.
è soltanto questione di fiducia.

mi sembra che sia umanamente riconosciuto che sebbene i maschietti popolino questo pianeta in altissime quantità sia ugualmente possibile raggrupparli in una serie limitata di categorie, il che vuol dire che sti maschietti tanto originali poi non sono, ma anzi finiscono per assomigliare sempre più pericolosamente gli uni agli altri. soprattutto quando vivi in un piccolo centro e arrivata a 27 anni diciamo pure che cominci ad esserti fatta un'idea abbastanza chiara della fauna del luogo. da questo nasce la pratica pericolosa e divertente dell'etichettatura selvaggia, per la quale qualsiasi giovanotto ti si pari davanti tu finisci inevitabilmente per inserirlo in una delle sopraindicate categorie e quindi a scartarlo o concupirlo a seconda dell'appartenenza.

ebbene non credo che questa sia una buona abitudine.
e perchè lo dico? perchè la storia delle api e dei fiori ha contagiato anche me e oggi dopo aver passeggiato nel sole delle sei e mezza - perchè oggi alle sei e mezza c'era ancora il sole per la strada!!!! un peana per l'ora legale - ho pensato che nonostante la classe dei mr. esigenza trabocchi di giovani belli, tronfi e sicuri di sè, non è detto che al mondo siano tutti poi così intransigenti. che ne sai che mentre cammini non c'è un'ape che ti sta inseguendo? eh? che ne sai. a meno che il karma nella sua immensa potenza ti abbia fatto inciampare in una pozza di ddt, i numeri ci sono sempre per riuscire ad attirare a te qualche volenteroso insettuccio. e per questo motivo oggi io ero tutta un sorriso, anche se a pensarci bene vestita di nero com'ero avrò invogliato ben poche buzz buzz.

in ogni caso la vignetta che ho visto l'altro giorno mi ha molto ispirato. c'era un pinguino che parlava con una pinguina e le diceva sai, i pinguini quando trovano la propria compagna poi non si separano più da lei per tutta la vita, e la vignetta successiva: vuoi essere la mia pinguina?
cioè dico, esiste mai una cosa più caaaaaara di questa? io lo dubito. e lo dubito perchè è di una banalità e di una scontatezza infinite eppure l'eppure c'è e consiste nel fatto che non c'è nessuno che non voglia a un certo punto della propria vita trovarsi il proprio pinguino ed essere felice sotto montagne di ghiaccio in decomposizione per preoccuparsi insieme dell'effetto serra e dei disastri ambientali provocati da frigoriferi non omologati e bombolette spray.
e allora io dico, se ci sono tutte queste api e insetti in giro, che devo fare io per trovarmene uno addosso?

mi ricoprirò di miele.
mi resta solo questo da fare, e intanto con una pinzetta estrarrò un nome da un cilindro e tirerò il fortunato omino fuori dalla sua categoria e ne farò il mio pinguino. per tutta la vita.


mercoledì 21 marzo 2007

pronto, dottor freud?

tra le mille malattie che affliggono l'umanità ve n'è una che la medicina non ha ancora scoperto e studiato ma che nondimeno miete vittime a milioni. chiaro che questa malattia è direttamente collegata alla presenza di quel parassita peloso e agitato che noi conosciamo bene, e la cui unica occupazione è quella di affliggere l'organismo su cui appunto va ad innestarsi.

ebbene, questa malattia in effetti non è molto diversa da una sorta di paranoia schizoide e allucinatoria il cui sintomo predominante è la sfrenatezza affabulatoria.

in soldoni questo significa che lo scotto da pagare per ospitare una colonia di roditori nel tuo corpo è quello di andare incontro ad allucinazioni. allucinazioni visive, allucinazioni olfattive, allucinazioni uditive: le muscolose estremità del criceto ti spalancano davanti un mondo immaginario che non ha niente da invidiare a quello della cara vecchia alice. alice in wonderland, per intenderci.
ma laddove la nostra eroina s'imbatteva in eserciti di mitili e simpatici millepiedi oppiomani tu se sei fortunata scambi l'auto che sta per investirti con quella dell'uomo della tua vita e ti pianti in mezzo alla strada aspettandoti che si fermi; cosa che puntalmente non avviene perchè, grande e grossa come sei, dovresti saperlo che le tipologie di automobili non sono poi così tante e che quella macchina non la guida solo il bellone di turno, ma probabilmente non meno di un altro centinaio di persone in città.

posso capire che duecento anni fa il cavallo bianco doveva essere un lusso e ci sta che la principessa appena ne vedeva uno si metteva in tiro e lanciava le trecce giù dal balcone, ma a napoli non andiamo così per il sottile, e visto che la povertà ci attanaglia come la peste a firenze nel 1300, ci compriamo tutti le stesse macchine economiche. e questo, quando soffri di sindrome allucinatoria da criceto biturbo, dà luogo a spiacevoli equivoci.

non so, a chi non è capitato di sentirsi osservate intensamente dal belloccio che fuma una sigaretta seduto sul muretto per poi scoprire che, mentre stiamo sfilandogli davanti impettite e orgogliose di noi, una rapina si sta consumando ad opera di due intraprendenti centauri proprio a un metro da noi!? e lui chiaramente sta guardando in quella direzione e non nella nostra, ma non è facile accettarlo quando si è cresciute a pane e cioè. e questo nella misura in cui il cioè ti induce a pensare che l'unica forza che muove il mondo è l'ormone, per la precisione il tuo ormone.

la storia dell'allucinazione ha un risvolto inquietante quando in gioco entrano i telefonini. perchè i telefonini lanciano segnali a interpretazione libera, ovvero cibo a volontà per quel ben noto mammifero; sempre quello lì.

oggi non c'era nessuna ragione per cui fraintendessi un messaggio in cui mi si proponeva di perdere peso, eppure io sono riuscita a farlo. e non perchè me l'abbia chiesto mr. esigenza, no no, se fosse stato lui a chiederlo a quest'ora avrei già abbracciato una qualche fede buddista e intrapreso uno sciopero della fame di 30 giorni, era da parte di un amico, eppure io ho allucinato lo stesso. ho pensato non so, che quel messaggio nascondesse un doppio fondo, e che la storia della dieta fosse non so una metafora, e mi sono impegnata tantissimo a decifrarlo parola per parola per una buona mezz'ora, senza raggiungere alcuna conclusione soddisfacente. mi sono anche stizzita pensando che con tanta abbondanza di parole e luoghi comuni, l'autore dell'sms ne avesse scelto proprio il più ambiguo, ma tant'è.

è che il criceto mi induce a compiere enormi errori di valutazione. e allora la domanda che mi pongo oggi è questa: quanto è davvero possibile essere obiettivi? ovvero, esiste una regola generale e infallibile a cui appellarsi in momenti di scarsa lucidità? perchè se ci fosse io ne avrei bisogno come di un'enciclopedia del vivere sereni, visto che la mia risposta a quel messaggio è stata talmente fuori luogo che ne ho ricevuto un altro immediatamente dopo in cui mi si diceva: " ora vado ad abbattermi", anche detto "non so cosa dire in merito al delirio che mi hai poc'anzi riversato addosso".

è che a volte non si sa proprio cosa dire e come comportarsi. e tutto perchè il tuo cervello anzichè rispondere agli impulsi che provengono dall'esterno, decide di intraprendere un cammino alternativo e paranoico e abbandonare la realtà per la fantasia.

in sintesi: la mia goffaggine continua a lasciarmi di stucco.

e io non posso che appellarmi alla lobotomia frontale, o in alternativa all'eutanasia sul mio animale domestico.










lunedì 19 marzo 2007

ho preso una sbronza di semi di lino


.a. sai io sono un assiduo lettore di forum femminili

.e. mica lo sapevo

.a. certo! bisogna conoscere il nemico per riuscire a sconfiggerlo!


una conversazione casuale.

vagonate di energia per l'indomabile criceto biturbo che alberga nei recessi del mio cervello.

sì, cavolo, ci ho pensato eh a sta storia delle donne nemico. e gliel'ho anche detto ad .a., ho detto vedi che ci scrivo un intervento sul blog a proposito di quello che hai appena scritto. perchè già sentivo quelle zampette indisponenti raspare gli angoli della mia calotta cranica con una certa insistenza e porre a me la seguente domanda, a me che non so nemmeno fare le divisioni a due cifre menchèmeno avere una risposta per una domanda universale come la seguente: ma è dunque una guerra quella che esiste tra noi donnine e voi ometti? eh? è una guerra?

perchè a pensarci guerra dice sopraffazione, dice rivalsa, dice ti faccio un culo così . dice ti anniento perchè mi stai sui coglioni e non ti voglio in giro, e io non sono sicura che sia esattamente questo il genere di pensieri che attraversa la mia mente quando mi trovo di faccia mr. esigenza.
in effetti la sua presenza mi ispira sì certi scenari, i quali potrebbero anche prevedere una certa tipologia di corpo a corpo, ma manca tutto l'epilogo tragico da soluzione finale che invece paventava il buon .a.

eppure continuo a guardare questa cosa che mi sono segnata che dice: nemici o amici? sì perchè io a questo blog ci tengo al punto tale dal prendere appunti su cosa scrivere ... suona spaventosamente compulsivo lo so, ma d'altronde arrivati a questo punto non credo sia questa rivelazione a scoraggiare voi pavidi che bazzicate tali lidi desolati.
continuo a guardare cioè che ho scritto e penso che c'è qualcosa che non riesco ad afferrare.

la prospettiva bellica non mi convince.
se ci penso continuo a immaginarmi una scena da olocausto nucleare popolata da miliardi di donne isterizzate che rivoltano automobili e scoperchiano tombini mostrando i canini, alla ricerca dell'ultimo uomo da sterminare. e questi poveri uomini nascosti sotto i letti e dentro agli armadi a giocare al triangolo-no pur di salvare la pelle.

ma non mi convince nemmeno l' alternativa di nemici-amici che pensavo ieri.
solo perchè mr. esigenza non è il mio ragazzo e non è nemmeno il mio nemico, perchè nonostante le maledizioni che gli rivolgo tutte le mattine preferirei farmi stirare sull'asfalto bollente da un cingolato che augurargli il male, solo perchè lui non è nè quello nè quell'altro non è detto che sia un mio amico.
decisamente non lo è. in effetti se solo lo immagino confidarmi le sue avventure galanti o i suoi problemini di cuore, mi viene voglia di invocare la tortura del mezzo da guerra e della pece incandescente di cui sopra a pieni polmoni. a pieni polmoni. con tanto di agente specchiato del mossad a perpetrarmela.

e tra guerra totale e calma piatta mi trovo per forza di fronte alla possibilità che esita una terza opzione per spiegare questa storia degli uomini e delle donne, alla quale però nemmeno la mia illuminata fantasia riesce a dare un nome e un senso se non quello di una sorta di anticamera da parrucchiere in cui ti siedi e aspetti che un uomo super dotato e dalle mani incredibilmente delicate ti dedichi tutte le sue cure. e nel frattempo ti guardi intorno, goffa nei tuoi bigodini, e leggi i giornali con un interesse smisurato e inspiegabile per la vita e le fortune altrui.
il che è molto triste perchè il fatto di andare in giro con un'impalcatura organica di lacca , gel e goccineluminose sulla testa ti faccia sentire molto bene con te stessa non cancella che per le due ore precedenti tu ti sia sentita ripetere per lo meno da un paio di persone - la shampista e il parrucchiere- che i tuoi capelli sono secchi, che hai la forfora, che hai le unghie rovinate, che dovresti mangiare meglio, prendere le vitamine, fare una vita meno stressata, e addirittura andare in palestra che, ne sono consapevole, non c'entra niente con i tuoi capelli. ma loro lo dicono lo stesso, difatti loro farebbero di tutto per venderti quelle aggressivissime bocce da mezzo litro che si levano minacciose dalle mensole tutto intorno a te.

e insomma non so, nemici giurati, amici fedeli o che? spettatori?

ma dico è possibile che l'alternativa all'estinzione della specie sia davvero ridursi tutti alla stregua di una margherita buy e di un sergio castellitto con le loro vite di attese insipide e del tutto insignificanti!? quanto ci hanno fatto male i film italiani?! capiamoci, in questi film, che sono tutti invariabilmente film d'amore e per questo ci interessano stasera, non succede niente! e anche il colpo di scena quando arriva, perchè muccino vuoi che non ci metta il colpo di scena? piuttosto si farebbe mozzare le mani, quando la scena madre arriva finisce che l'hai aspettata talmente tanto che ti senti come dopo esserti cavato un dente. cioè è tutto il sollievo che ti sia passato il fastidio e basta.
e non lo so, a me sembra che tra i due estremi non rimanga che questa anticamera del dentista che è tutta un'attesa snervante in cui non sai bene che ti devi aspettare ma intanto speri che il tuo nome sia chiamato presto perchè intanto hai un ascesso che ti sta divorando la gengiva.
chè essere predisposti all'amore non basta, esattamente come non basta il fatto che io in questo momento mi mangerei un kilo di gelato al melone e ananas perché nel frigorifero appaia una di quelle invitantissime e chimicissime vaschette di polistirolo bianco ad esaudire i miei desideri.

non so, per il momento non ho una soluzione al problema sollevato da .a. ieri. ho solo da fare un'osservazione di carattere negativo relativa ad alcune categorie di persone che mi stanno sulle balle.

io non voglio mai ridurmi come:
1. quegli di idioti che si incatenano al ponte milvio
2. una crociata dell'astinenta
3. una stimmatina del buon senso
4. un soldato dell'esercito della misantropia


e se questo dovesse accadere mai trascinatemi di forza da jean louis david e tagliatemi a zero i capelli.

venerdì 16 marzo 2007

l'eterna battaglia tra il calorico e il caloricissimo

ma dio vuol davvero bene a tutti? a tutti tutti tutti nello stesso modo? anche a un gargantua e pantagruele come me?

me lo chiedo mentre addento voracemente un panino alla nutella e fingo di non sentire le mie gambe protestare sotto l’assalto di un esercito di soldati di lipidi e saccarosio pronti a trasformarsi in cellulite militante.

é che oggi ho veramente esagerato; 14 ore di lavoro non le regge nessuno, dai, mi ci voleva una ricompensa.

a un certo punto mentre riscrivevo per la sesta volta questo maledettissimo paper mi è sembrato di vedere stakanov farmi ciao con la manina da dietro il vetro del mio balcone. mi sono sentita un po’ come quando il signor papà di laura palmer va per guardarsi allo specchio e trova bob che lo aspetta dall’altro lato pronto a possederlo e ammazzarlo e ho pensato: prima che la sindrome da piano quinquennale entri nel tuo corpo e tu muoia di stanchezza riempiti lo stomaco di nutella.

e mentre aspettavo che il panebianco si tostasse – ché quando è caldo il cioccolato si scioglie meglio – mi dicevo tunonseiunoperaiobolscevico, tunonseiunoperaiobolscevico, tunonseiunoperaiobolscevico; e anche ilsovietnontipurgherà, ilsovietnontipurgherà, ilsovietnontipurgherà. eppure mentre lo pensavo, la metà del mio cervello che non si stava preoccupando di controllare la tostatura a puntino del pane rifletteva su come sistemare meglio la struttura dell’intervento su cui sto lavorando.

una cosa pazzesca insomma, se nemmeno la nutella è riuscita a distogliermi dalle mie manie di scrittura compulsiva e perfezionista.

no: lei non ci è riuscita. anzi, mentre la assaporavo mi dicevo: se ho bisogno di te in quantità industriali quando in momenti non sospetti quasi mi disgusti questo significa che sono davvero ai minimi storici.

e mi sono sentita in colpa. mi sono sentita in colpa pensando a quando esporrò le mie stanche e sfatte membra al sole estivo e delle persone innocenti saranno costrette ad assistere allo spettacolo di questo mastodonte affetto da sindrome nestlè grufolare pesantemente nella sabbia. quando nemmeno gli animalisti ci troveranno niente di pietoso, e il mio non sarà invocato come l’ennesimo caso di cetaceo arenato sulla battigia ma semplicemente come un esempio di alimentazione incontrollata che farà piombare altre decine di ragazze nel baratro dell’anoressia. perché diciamocelo chi mai vorrebbe ridursi come me: un ibrido tra un celenterato gelatinoso, cioè una medusa, e un mammifero marino per giunta ricoperto di peli e dotato della terribile capacità di riprodursi e generare ulteriori beffe della natura.

tutto questo inizia con la nutella, sì, ma :f: dice che dio mi vuol bene lo stesso, anche se sono grassa e stressata e io voglio crederci a tutti i costi.

perché per noi ragazze anni duemila è importante sentirci volute bene eh, e forse lo era anche per gli operai bolscevichi, che ne sai. forse i loro doppi turni e scampagnate domenicali in miniera erano un modo per conquistarsi l’affetto di qualche burbero ometto baffuto, un po’ come il senso delle mie ciglia finte.

in fin dei conti si tratta di strategie.

solo quando tutto manca e le tattiche falliscono completamente e nemmeno più le combinazioni numeriche che ti vende teleteenager valgono a qualcosa, allora interviene la nutella, ma solo allora va interpellata. perché quando assapori il primo cucchiaio di nutella è come imboccare il miglio verde. tu la mangi e improvvisamente ti vedi diventare grande, grossa, nera e incolpevole come johncoffey con il baratro dell’obesità che ti si spalanca davanti come le braccia tremolanti di quel boia di tom hanks.

sì, in effetti la nutella a volte può avere delle conseguenze devastanti sull’autostima di una donna. devastanti nei termini in cui un’esposizione prolungata ai dibattiti televisivi di daria bignardi e alle interviste postfemministe di irene pivetti determina un accostamento immediato del significante nutella al significato depressione/alienazione, il che ci fa precipitare nell’autocommiserazione sulla base di una pura associazione di idee.

è tutta questione di predisposizione alla fine; quando mai la nutella si è mangiata solo per carenza d’affetto, ma a noi ragazze anniduemila piace tanto lamentarci. questo è vero dai.

fatto sta che la contropartita scientifica di tali viaggi dell’immaginazione e flussi di coscienza è una e una sola: l’aumento di peso.

io che non sono una sportiva dopo i baccanali di stasera non avrò il coraggio di pesarmi per una settimana, ma anche chi svolge regolarmente attività fisica, come consigliano gli esperti in televisione – gli stessi che poi lasciano la parola a quella boa immota dotata di braccia e gambe che è giampiero galeazzi – anche i palestrati, dicevo, sanno che smaltire una svaria di grammi di nutella non è facile.

quel barattolino profumato rappresenta l’anatema di qualsiasi salutista. lui da solo racchiude il fabbisogno mensile di intere generazioni di maratoneti somali e io ne ho ingurgitato una sana metà da sola nel giro di pochi minuti.

prevedo giorni di agonia in cui circumnavigherò la bilancia con l’attenzione di un artificiere a marzabotto ma stasera mi rimane solo una cosa da fare: guardarmi allo specchio e ripetere ai miei cuscinetti e maniglie dell’amore che lassù qualcuno ci ama.

giovedì 15 marzo 2007

Logorrea (Esperti All'Opera)


sai i capelli crespi della pubblicità pantene? eh, questa settimana mi sono sentita sfatta e secca, esattamente come loro prima dell'intervento miracoloso dello shampoo scioglinodi.
nascosta dietro fitti ciuffi di malanimo ho vissuto un'esperienza che a tratti è stata anche esilarante. ma forse un pò meno per i miei familiari sui cui ho riversato quel poco di succo vitale (acido) che ancora scorre nelle mie vene.

durante questa settimana mi sono sentita come in una specie di dark comedy la cui trama se la leggeste sul tvsorrisiecanzoni reciterebbe come segue: la protagonista, E., una donna giovane e brillante, al limite della paranoia indotta dal lavoro, sceglie di risolvere i suoi problemi sottoponendosi a intense e ripetute sedute di videoterapia che la conducono, in breve, a scambiare la
realtà con la fantasia televisiva. confusa, la donna si crea una vita immaginaria, finendo col riversare le proprie carenze affettive su un giovane impresario di pompe funebri, protagonista di una nota serie televisiva americana. la salveranno i suoi stessi impegni lavorati costringendola ad allontanarsi dal pc e a ritornare alla realtà della sua seppur grama esistenza quotidiana.

e in effetti io ho fatto indigestione di sixfeetunder invaghendomi perdutamente di nate il bello e dannato - ma anche no ché in fin dei conti è un cazzone- dell’eponimo telefilm.

ma noi oggi non parleremo di televisione spazzatura e penso che mai lo faremo per evitare dannose sovrapposizioni tra vita privata e lavoro. eggià perché nonostante l’aria da svampinella che ama attribuirsi, la sottoscritta si occupa di studi culturali e ne sa che ne sa di televisione spazzatura.

e quindi avevamo principiato parlando dello stato grigio e bigio in cui ho versato per buona parte degli ultimi giorni. sì, è vero, mi sono sentita rigida come una vecchia scopa e torva come gargamella.

se non fossi costretta dal mio lavoro a vivere come una reclusa nei pochi metri quadrati della mia stanza, attaccata a una macchina manco fossi in coma farmacologico, so che il nervosismo mi avrebbe sguinzagliata per le strade accigliata come una genoveffa/anastasia anni duemila a guardare male le coppiette, maledicendo zingari e polacche e lamentandomi che non ci sono più le mezze stagioni e che le ragazze non sono più quelle di una volta.

ci sono buone probabilità che mi sarei poi anche lanciata in uno shopping folle e del tutto inutile, acquistando capi di abbigliamento quali gonne fiorate o camice di raso che non avrei mai indossato per il solo piacere di protestare poi psulla stupidità delle persone, inclusa la mia.

da bravo capello crespo quale mi sentivo, avrei fatto in modo di annientare l’azione di qualsivoglia balsamo e crema addolcenti con lamentele dure a morire come un cespo di nodi afroamericani.

sì, ammetto che è stata dura un po’ per tutti visto che quando io attraverso uno dei miei dryspells ne risente tutta la famiglia.

ad esempio uno degli effetti che si verificano è il corposo incremento di decibel nel tono che adoperiamo gli uni con gli altri. è un fenomeno che si avvicina molto al timor panico o all’isteria collettiva a cui contribuisce sostanzialmente anche il mio cane lello, il quale rivendicando una qualche inspiegabile genealogia muride, si riscopre pipistrello e, captando l’aumento degli alti nelle onde sonore che viaggiano per la casa, si imbizzarrisce abbaiando come un forsennato. va da sé che questo non aiuta minimamente il mio stato d’animo causando piuttosto l’esplosione di una pletora di bestemmie che mia mamma, donna timorata di dio, non sempre riesce ad ignorare. e insomma, diventa un pericolosissimo circolo vizioso che produce situazioni di autentico parossismo come quella per cui è mancato poco che non distruggessi la tastiera per via di un tasto difettoso, per la precisione il tasto h.

ma poi è passato tutto e gli uccellini hanno tornato a cinguettare e il sole a splendere, i profumi a diffondersi nell’aria, tranne che per le mie vans nere che hanno continuato a emanare effluvi da cloaca. ma questo lo tralasciamo volentieri.

io quando stasera sono andata al concerto dei verdena pensavo di stare bene. cioè sì ok, venivo pur sempre da un pomeriggio trascorso a un seminario sulla tortura e i crimini di guerra, ma insomma, lo stato d’animo era positivo.

ho pensato mi vado a divertire.

ebbene l’aver messo piede all’interno del perimetro del duel ha disperso immediatamente i miei buoni propositi; e perché? perchè mi sono ritrovata immersa in un oceano di adolescenti scalmanati che con mio sommo orrore erano anche tutti accoppiati.

già: a mia insaputa un qualche centinaio di figli di mtv si era dato appuntamento stasera ad agnano per assistere al concerto di un gruppo che l’ultima volta che ho visto eravamo io e un’altra trentina di persone, tra cui, sono sicura, c’erano anche i cugini dei membri stessi del gruppo.

erano tutto intorno a me con le loro bottiglie di plastica piene di vino, i piercing al labbro e gli zainetti frikkettoni a cantare le canzoni di questo anoressico sfigato e della sua bassista epilettica e incompetente saltellando ma senza mai farsi troppo male. e i loro movimenti da gamberi – quattro gambe e quattro braccia che ballavano coordinate al ritmo di

Ed ora è chiaro che la carie più viva sei solo tu
Demone demone come cadi bene, un bolide!

quelli anche mi hanno messo piuttosto di malumore.

mi sono domandata ripetutamente che ci facevo io nel mezzo di una festa da mtv o se vogliamo sul setting improvvisato di un film genere chenesaràdinoi.

voglio dire: il più grande degli astanti avrà avuto 22 anni, per lo meno di quelli che si trovavano nelle mie immediate vicinanze. e io? io non ne avrò molti in più di loro anagraficamente parlando, ma è pur vero che il fatto di essermi sentita un rovo di spine fino a due giorni fa non mi ha aiutato esattamente a confondermi con la folla. d’altronde, se avessi voluto farlo, la scelta sarebbe stata tra l’accorparmi alla marmotta avellinese che mi saltellava davanti ulrlando “albè fangi una canzone che conoggiamo dai” o piuttosto a una delle nane intercambiabili, grassocce e armate di doppia gonna su jeans a zampa d’elefante che si erano spalmate ad arte come una tappezzeria batik sul muro alla mia sinistra.

no grazie.

piuttosto sono rimasta presente a me stessa e ho continuato a sentirmi un pò la zia di tutti loro, compresi i tre verdena, a cui in ogni caso consiglio una terapia d’urto a base di cocaina, composta e discosta, a sorvegliare, dall’angolo, che l’eccitazione dei nipotini non sfociasse in gesti troppo scalmanati.

ma consentitemi, da brava zitellaccia ho anche aspettato fino alla fine che la folla si aprisse consegnandomi un bellissimo scapolo in età da matrimonio con cui discorrere amabilmente, e un po’ meno acidamente, della serata appena trascorsa. in compagnia di un aitante giovinotto mi sentivo addirittura di poter rivalutare i verdena. non so magari un fratello maggiore, un cugino, un amico; questa platea infinita di ragazzini dovrà pur conoscere qualcuno di adulto no?

io ho voluto credere di sì, fino alla fine del concerto.

e invece niente: a quanto pare loro vogliono rimanere adolescenti e tenersi alla larga da chiunque gli ispiri solo lontanamente la crescita. altro che i liceali responsabili dei film di muccino... che fine hanno fatto i vari matteo, carmen, manuel, carlo che si godono l’ultima vacanza a santorini prima di mettere la testa a posto? eh? dove sono!?

a casa sono tornata sola come quando sono andata via, e più orticante che mai.

sabato 10 marzo 2007

sgarbi non avrebbe potuto dirlo meglio, ma forse ruggeri sì

un giorno abbiamo detto una cosa, abbiamo detto che questo è un blog emo.
abbiamo approfondito questa riflessione e abbiamo anche detto che noi l'emo lo conosciamo abbastanza bene e che questo blog a volte canta lamentoso al pari di una
longgoodnight intonata ad hoc da matthew pryor e che poco ci manca che non compaia alle spalle di queste nostre penose lamentele una tappezzeria patchwork anni 30.

abbiamo detto che questa cosa non ci disturba nella misura in cui noi siamo consapevoli di appartenere a una generazione di piagnoni incontentabili che ha disperatamente bisogno di una montatura nera geometria per inquadrare il mondo tanto quanto john lennon dei suoi occhiali tondi.
ci siamo costituiti in un esercito di ibridi orociok e abbiamo rivendicato una nostra militanza riconducibile al mantra numero uno di chris simpson che recita come segue:
i just want to be
something more than the mud in your eyes
i want to be the clay in your hands

e cucita la nostra bandiera disperatamente tardoautunnale a strisce orizzontali ci siamo dichiarati legittima progenie di joey potter.
distribuiti in geometrie post euclidee su luridi pavimenti di locali sotterranei ci siamo tirati i cappucci in testa e abbiamo aspettato la catastrofe. e questo blog, abbiamo detto, è nient'altro che la manifestazione macroscopica di tutto questo.

che ne so cinquant'anni fa i nostri zii e genitori dicevano la bomba atomica, e poi i nostri cugini grandi l'uomo nero, noi diciamo non ci può capitare niente di peggio che avere il cuore spezzato. e ditemi chi di voi non ha disegnato almeno una volta nella vita un cuore sanguinante trafitto da una freccia. ditemelo! che se conoscete qualcuno che effettivamente non lo abbia fatto gli intitolo una fondazione.

a sto punto va da sè che bisogna fare dei distinguo chè a parlare di amori finiti siamo buoni tutti ma mica siamo tutti emo.
io, che non sono :f: e non ho la pretesa dell'onniscienza, ho nondimeno un'idea abbastanza chiara di cosa sia l'emo, in quanto emo per me è poco più che l'insieme di una lirica banalmente romantica, un paio di riff strappalacrime con una melodia catchy, e un cantanto pseudo-spinto, insomma un pò urlato ma rigorosamente ad una sola voce e tutto incorniciato in una bella struttura giusto un pò più articolata del punk. ecco qua cioè davvero è facilissimo.
perchè l'emo non è cerebrale come crede qualcuno. non può esserlo. e il fatto che sia diventato un fenomeno pop è la conseguenza ma non la matrice di questa sua incredibile banalità.

che vuoi che abbia da insegnare mai un uomo americano(che gli americani hanno davvero poco da insegnare già da un paio di secoli a questa parte oramai...)dall'aspetto vagamente nerd (indi il rachitismo, i piedi storti, gli occhiali tartarugati, il taglio di capelli poco curato, la barba incolta e le unghie sporche che oggi incarnano l'iconografia emo)che ha passato la sua adolescenza ad ascoltare i cure e ancora me li sta rimpiangendo dopo dieci anni dall'uscita di disintegration?
un uomo del genere si sente alla frutta e non ha davvero niente da insegnare a nessuno; come potrebbe uno così imbarcarsi mai nella composizione di una qualche architettura sonora complessa? lui vuole soltanto lamentarsi. e visto che la chitarra è lo strumento elegiaco per eccellenza e guardacaso ne ha una a portata di mano - regalatagli da un paio di genitori disperati che nel vano tentativo di farlo
socializzare con qualcuno a parte il suo orsacchiotto orbo l'hanno poi anche iscritto alla banda del liceo - lui la suona.
e l'emo secondo me è solo questo: il frutto dell'esaltazione ginnica di un criceto biturbo che nel caso dell'omino goffo di cui sopra ha fatto un pò da adamo e,
figliando come un disperato, ha messo al mondo generi di caini ed abele come i promisering o i sunnydayrealestate, i builttospill piuttosto che quei terribili angelandairwaves piuttosto che gli americanfootball o i savestheday etc etc etc.
è tutto un melting pot di lacrime e sangue davvero, nato nell'attico di qualche americanetto succube della depressione postsessantottina dei suoi genitori.

diciamocelo: dagli anni novanta agli anni duemila il dignitoso autolesionismo di un kurtcobain ce lo siamo giocati guardando i telefilm di italiauno il mercoledì sera.
e non mi si venga a dire il contrario.

e qua arriviamo al punto numero due. ovvero la traslazione dell'atteggiamento emo da mera attitudine musicale a vero e proprio sturmunddrang generazionale. a un certo punto non ci è bastato più ascoltare i sopraccitati gruppi musicali: noi abbiamo deciso che la nostra vita doveva ricalcare perfettamente i testi delle loro canzonio viceversa e questo alla lunga ha implicato che nella colonna sonora di theo.c. mi figurassero deathcabforcuties, nadasurf, modestmouse e pure gli interpol.

e l'omino emaciato di poco fa è riuscito laddove altri prima di lui avevano fallito: i criceti di tutto il mondo si sono uniti come non sono riusciti a fare gli industrialworkersoftheworld e hanno dato vita a una comunità internazionale di depressi.
peccato che tutto ciò è avvenuto all'insegna della banalità e della serializzazione, chè ne vedi una di ste ragazzette addobbate da neoromantiche con il mascara sciolto e le hai viste tutte. ormai anche quelle che vanno ai concerti con le ali da pipistrello e i tutù di tulle sono roba vecchia. povere figlie, mi sa che gli resta solo da andare in giro con le sise all'aria...

ad ogni modo la mediatizzazione del fenomeno non lo ha finito ma ha piuttosto fatto in modo che il limite della depressione si spingesse un pò più oltre e noi qui arriviamo al mio problema di stasera.

sto ascoltando gli explosionsinthesky che sono qualcosa di stupendo. loro hanno ovviato al problema della verticalità dei gruppi emo o pseudo-emo rinunciando ad avere un cantante.
loro non cantano, loro suonano e basta. e suonano questa musica melanconicissima e un sacco intensa che a me purtroppo, e lo dico credendolo davvero, a me purtroppo mi mette nella stessa condizione emotiva di quando ascolto i mineral.
il che vuol dire che se gli explosions hanno avuto in mente di affrancarsi da una certa appartenenza musicale deteriore nel mio caso hanno fallito.
anzi peggio: loro sono arrivati dove l'emo non è mai arrivato, cioè a farmi venire le lacrime agli occhi.
e nella genealogia dei miei momenti di minimo autocontrollo pochi altri gruppi ci sono riusciti e sono sempre stati gruppi strumentali, vedi non so i maledetti sigurros o lalipuna (strumentali, pseudo strumentali, siamo lì).

io mi ritengo una persona comune per il quale motivo mi ergo a campione di una categoria di postadolescenti non ancora del tutto disillusi dalla musica.
in qualità di rappresentante di tale segmento popolare io ipotizzo che l'effetto delle suddette bands sulla mia psiche sia in qualche modo condiviso e questo mi fa sorgere una domanda, ovvero: quando è che il troppo emo diventa troppo davvero?

io penso al progresso di questo genere musicale e mi domando preoccupata dove arriveremo e perchè ci sentiamo di arrangiare e poi apprezzare una musica che in condizioni poco fortunate potrebbe indurre un individuo al suicidio. poi basta che ti guardi il video di poorleno o leconseguenzedell'amore, e ci vai ancora più vicino.

se i beneamati getupkids ci hanno fatto tirare in testa i cappucci e scatenarci in poghi poco violenti ma molto intensi e i pedrothelion ci hanno chiesto per piacere di ascoltarli in solitudine solo nel corso di giornate di pioggia e vento, i tarwater e i mogwai urlano masochismo a pieni polmoni.

di fronte a tali cascate lacrimose di emo-note non sarebbe bene dire basta e tornare a rallegrarci con del sano raggae? forse la musica ci fa male? forse vogliamo essere puniti per qualcosa? forse cerchiamo solo una scusa per piangere? e allora quanto emo siamo diventati?!

come devo sentirmi se riflettendo sulla deriva monadica del post hardcore poi accendo la televisione e scopro che il nuovo divertimento interattivo si chiama nintendowii e consiste nel simulare uno sport con un telecomando virtuale? se scompaiono la voglia di comunicare a parole una sensazione con una canzone e il piacere di impugnare una racchetta da tennis e diventa tutto virtuale mi dite allora io che cavolo esco più a fare di casa?!

dov'è il vocabolario che devo cercare la definizione di contatto.

ora la vado a cercare davvero.


mercoledì 7 marzo 2007

con tutto sto vento potrebbe per lo meno arrivare mary poppins

sono le due di notte e quindi è ufficialmente la festa delle donne.

ora. potrei imbarcarmi in una tediosissima filippica sull'inutilità di questa ricorrenza e maledire tutte le prestigiacomo del mondo per avere davvero ancora bisogno di ricordare a se stesse che le pari opportunità esistono e vanno difese, ma risparmierò a tutti la tortura. d'altronde la prestigiacomo si fa già cattiva pubblicità da sola e non ha bisogno di me.

ma. il fatto che io non voglia parlare della festa delle donne non significa che sorvolerò sul giorno otto marzo. no io non lo farò perchè, mio malgrado,il caso ha voluto che io oggi decidessi di farmi la ceretta.
questo non certo in onore dell'otto marzo, che sia chiaro.
in tempi di vacche magre, diciamo pure in fin di vita, come questi, che sia il giorno in cui la tradizione vuole che io vada in giro palpando culi e pettorali come se fossero banane al mercato, o un giorno come gli altri in cui gli unici uomini che incontro sono froci, sposati o prostaticamente debilitati non fa molta differenza.
se mi faccio la ceretta non è certo perchè mi attendono lunghe notti e infuocate con qualcuno. me la faccio perchè ho ancora una dignità. ovvero, io, donna single nonchè bersaglio della bestemmia cosmica, io ancora mi prendo cura di me stessa.

ecco. quindi oggi ho attaccato la macchina per fare la ceretta alla corrente e l'ho messa a testa in giù aspettando che si riscaldasse. l'aggeggio consiste in un involucro di plastica che deve arroventarsi, in cui va inserito un altro involucro più piccolo pieno di cera (che può essere rosa shocking oppure giallo miele, io preferisco il rosa perchè fa più chimico e anche più anni 80)che a una estremità ha sto rullo che te la spalma lissssia lissssia sulla pelle appena si è sciolta.
ebbene la cera oggi ha impiegato due ore a liquefarsi ma quando lo ha fatto era davvero perfetta.
e da piccola lucy, ominide australopiteco afarense, io sono tornata ad assomigliare a una donna emancipata degli anni duemila nel giro di una decina di minuti. con tanto di pelle vellutata.

ma queste sono solo oziose divulgazioni e vanno tralasciate. perchè il cuore di questo intervento di oggi non riguarda l'estetica contemporanea bensì le conseguenze di un cattivo rapporto con la tecnologia.
la fenomenologia del post make up se vogliamo.

già perchè a dire ceretta è facile figurarsi le ascelle depilate di una qualche diafana signorina catturata nell'atto di accarezzarsi perversamente davanti a una telecamera, o non so, tre simpatiche fotomodelle che sfrecciano gambe all'aria in una decappottabile rosa sotto un mega cartellone pubblicitario altrettanto rosa della Bic posto ad hoc in mezzo al deserto californiano da non si sa quale intelligenza superiore. già, facile concentrarsi solo sull'effetto seta di un paio di gambe toniche e lucide. d'altronde lo facciamo sia da maschietti che da femminucce, sebbene le nostre motivazioni siano diametralmente opposte e il nostro sguardo si rivolga alternativamente a) a ciò che campeggia al di sopra delle suddette gambette b) al pelo incarnito, che dovrebbe spuntare (perchè spunta a tutte, indistintamente dalla professione che svolgiamo)e noi ci aspettiamo che lo faccia, ma alla fine non spunta.
beh è troppo facile metterla in termini estetici.

potrebbe andarmi bene la pubblicità ma in effetti io ho un problema, e il mio problema sono i residui della maledetta cera che mi si attaccano dappertutto e su cui la televisione tace faziosamente.
quelli la pubblicità non li inquadra eh, lo so.
ma loro ci sono e mi hanno costretto a ramazzare come una dannata oggi pomeriggio.

sì perchè quando sono andata a riporre il cappuccio azzurro sul simpatico strumento ho scoperto che l'operazione di capovolgimento che mi aveva tanto aiutato a stendere più agevolmente la cera sulle mie tornite estremità, aveva anche rilasciato un enorme globo di cera all'interno del coperchio.
e io a quel punto ho dovuto staccarlo da lì.

non bisogna essere laureati in chimica per sapere che la cera è fluida no!? ecco. quando tu riscaldi la cera e poi la lasci raffreddare lei ti fa questo scherzetto che fuori sembra compatta mentre non lo è. allora tu, cadendo nel tranello, l'afferri con una striscia da ceretta che è fatta apposta per attaccarsi alla cera, e pensi di riuscire a staccarla così dal cappuccio, sfruttando un qualche principio meccanico di aderenza, ma lei decide di svenirti tra le dita ed espandersi malauguratamente sul piano di marmo bianco del bagno di tua madre.

per venire a capo di questa annosa questione non bisogna masticare di chimica abbiamo detto, ma bisogna essere cresciuti in una casa insieme a mia madre per ventisette anni per sapere che, qualora il destino voglia accanirsi e manifestarsi in forma di cera liquida sul piano immacolato del tuo bagno, puoi dirti spacciato. perchè una macchia rosa shocking nel candore di quel lavandino in casa di tua madre non si è mai vista. nè tantomeno lei ti perdonerà questo artattack, che basquiat e giovanni mucciaccia l'hanno sempre fatta cagare, a lei, a quel furer che pure ti dà da mangiare tutti i giorni.

vi dico, è stato un brutto quarto d'ora per me. meno male che avevo chiuso la porta a chiave.
bestemmiando bestemmiando sono però riuscita a:
1. infilarmi pantaloni e calzini
2. circoscrivere lo spazio di diffusione della cera
3. splattarci sopra la striscia di cotone
4. operare una ceretta al ripiano strappando la suddetta striscia con la cera a cui si era attaccata (la chimica non mente)
5. sfregare con una nuova striscia i residui rimanenti
6. passarci sopra il panno di daino, premurandomi di occultare in qualche modo l'alone rosa che mostrava fieramente
7. passare sopra il lavandino anche la spugna ruvida fino all'eliminazione totale della cera

e tutto questo in pochissimo tempo che quando vivi con altre 4 persone il bagno serve sempre a qualcuno ma la solidarietà solo a te che sei goffa e sfigata.

così dopo la tortura della depilazione niente decappottabile rosa, niente defilé davanti allo specchio, niente shopping in gonnella con le amiche: le promesse della televisione si sono infrante in un pomeriggio da cronaca vera, e io mi sono sentita molto italiana media.

e mentre con la forza della disperazione mi accanivo contro quel globo di cera pensavo: che il mio destino non sia quello di ripulire sempre qualcosa?
che io non sia destinata a passare la mia vita sgrassando via appiccicumi da superfici lucide?
che io non stia diventando come quei pària indiani che giravano con una scopa per spazzare via la propria ombra dalla strada dei marajà?
che io debba sempre incappare in qualcosa che si è incollato, che si è attaccato per causa mia e che non viene più via?

forse dovrei procurarmi dell'acqua ragia.

guardavo quella cera incollata al marmo e mi dicevo: è hardcore, questa da qua non se ne viene. ed era un pò come lottare con quell'odioso criceto che non smette mai di correre e farmi pensare e attaccare etichette rosa shocking che non verranno mai più via a cose e persone.
quel criceto è come una colf disattenta e io sempre a corrergli dietro per rimettere insieme i cocci.

ma quando tutto questo pensare e lottare e dover ripulire i macelli avviene di otto marzo, come oggi, allora signori siamo di fronte a un caso davvero singolare.

martedì 6 marzo 2007

colonello bonelli sono nelle tue mani

e.: oh vai qua [segue link], ci sono le foto dei tipi che fanno i tuffi a mergellina

f.: stai rosicando eh?

e.: anche no, sto rosicando che domani piove però. a bestia. ho visto le previsioni: pioverà fino a sabato

f.: quello che si chiama il colpo di coda dell'inverno, ma dai che ormai è passato, siamo praticamente già in primavera.



mmmm non so: siamo già in primavera?

la settimana scorsa avrei detto di no, poi domenica invece sì.

quando ho aperto i miei regali e quantomai gonfi occhietti erano le tre e mezza: mi sono trascinata in cucina sfranta dal peso del mio enorme fondoschiena e ho visto la luce. capirete che dopo giorni di pioggia e una nottata appena trascorsa che, causa elevato tasso alcolico, mi è sembrata a dir poco infinita, tutto quel sole mi ha fatto quasi strano.
difatti lo spettacolo che si presentava fuori al balcone di casa rastiki era tutt'altro che il solito tappetino nordico con prevalenza di colori grigio topo/grigio antracite con cui avevo imparato a familiarizzare neglio ultimi mesi. era piuttosto la visione di un mondo felice incorniciato tra un paio di eccitanti pali della luce, la facciata gialla del palazzo di fronte, qualche alberello coraggioso e molto verde, uccellini nascosti che però sentivo distintamente cinguettare e addirittura un vesuvio in lontananza.

di fronte a tanta vita, io, con il mio pigiama rosa a strisce, la felpa con le maniche mangiate e gli occhi abboffati mi sono sentita un momento zombesca, un pò lazzaro all'uscita dalla tomba, un pò orfeo quando perde euridice, un pò tutte queste figure mitologiche a metà strada tra questo mondo e quell'altro insomma. se fosse stato un film un angioletto avvolto in tulli e stelline mi sarebbe comparso sulla spalla per dirmi: orsù, riprenditi dallo sfattume ed esci a prendere una boccata di aria pulita; basta bagordi notturni! il sole è tutta vita!

in effetti me lo sono detto anche un pò da sola mentre scostavo la tenda e osservavo la primavera espandersi oltre la cortina creata dalla zanzariera-rastiki, ma tutto quello che sono riuscita a fare, oltre a non cadere preda dei postumi notturni, è stato spalmarmi contro il vetro e sentire un'ondata di pericolosa romanticheria sorgere dalle mie alquanto scosse viscere.

e tutto questo shock perchè d'inverno uno il sole non deve mai vederlo nonostante abiti a napoli che oltre al mandolino e al pino mediterraneo (e a pino mauro, mettiamoci anche lui) dovrebbe appunto avere il sole.

beh io sto sole, quello vero, bello, luminoso, col cielo azzurrissimo dietro l'ho visto finalmente domenica ed ero tutta contenta, mi sentivo già proiettata in estate. l'entusiasmo era tale che io e rastiki paventavamo niente di meno che di metterci a dieta pur di trovare una scusa per riesumare i nostri succinti costumini.
si era deciso basta patatine, basta danette al cioccolato fondente: solo cibi verdi e corse al parco.

se non fossero state le quattro e mezza quando ho concluso la mia sontuosa colazione a base di cucchiaiate su cucchiaiate di special k (che sono dietetici eh) mi sarei volentieri messa in macchina per andare a miseno, ma ho dovuto rinunciare e mi sono detta vabèsenonèoggièinsettimana.
e così ieri sono tornata tutta contenta a casa progettando mattinate di studio al virgiliano e poi oggi vado a controllare il meteo e mi prevede acquazzoni domani, dopodomani, venerdì e sabato!?
cioè che genere di ricompensa è mai questa per la mia buona volontà?!
avevo parlato di STUDIO in spiaggia, mica altro; mica abbronzarmi o fare il bagno o giocare a pallone! nonono solo studio...


inoltre speravo nella complicità degli astri per esprimere per bene la mia regressione adolescenziale.
ascoltare i champion in macchina guidando verso la spiaggia fa molto più nostalgia californiana che non farlo seduta davanti al computer mentre studio i millepiani di gilles deleuze.
è che io voglio proprio tornare ai quindici anni ma come faccio senza una mano dal cielo? già i miei amici non sarebbero molto d'accordo a rotolarsi di nuovo con me tra i chewin gum sputati sotto la banca a piazza vanvitelli, nè a ubriacarsi col metanolo della vineria dietro l'angolo,nè a fumare buste d'erba di nascosto sulle scale del petraio; se poi alla solitudine che si accompagna a questa sindrome di peter pan si aggiunge anche la pioggia, la nebbia e il freddo il mio piano è destinato a fallire miseramente e rendere me una donna tapina.

che sia il caso di comprare qualche rivista? non so una top girl.

no, non serve. dice :f: che sta tutto nell'avere la patente...e nel ricordarsi che prima di arrivare a trenta devo ancora passare per il ventisette, il ventotto e il ventinove.

eh. facile :f:, MOLTOfacile guarda!

come si fa a non deprimersi quando quelle due cifre di cui la seconda è uno ZERO che non ha per niente quel sapore entusiastico di rivincita e speranza di quando invece si accompagna a un DUE incedono verso di te con passo marziale; dico come si fa a non farsela prendere a male?!

si fa come quando si vedono le previsioni del tempo che ti paventano quattro giorni di pioggia torrenziale e tu continui a vederci dentro la manina dell'inverno che ti fa ciao ciao. ecco come si fa.
si fa che vedi questo bicchiere con su stampata la faccia del colonnello bonelli mezzo pieno anzichè mezzo vuoto e per una volta molli un calcio in culo a quel maledetto criceto che si chiama la jella da solo e ti godi la tua discreta giornata di cielo coperto senza sentirti uno straccio bagnato o alternativamente, quando soffia l'emovento da nord est, un pulcino intirizzito.

domenica 4 marzo 2007

rocco siffredi approverebbe, a modo suo


ora, senza che io vi aggiorni sullo stato disastroso in cui versa il mio fisico il quale negli ultimi giorni ha subìto un bombardamento colesterolico di notevole portata, vorrei ugualmente parlare di cibo.

il cibo è sorprendente, diciamocelo senza vergogna che tra napoletani tanto ci capiamo bene. noi abbiamo i mezzi per parlarne con cognizione di causa. allevati a botte di casatielli e sartù di riso, noi facciamo merenda con parigine e panini farciti di sugna e pepe; a natale imbandiamo le nostre tavole di calamari imbuttunati e struffoli fritti, noi abbiamo come placare ogni istinto famelico ed epicureo che sorge dentro di noi a qualsiasi ora del giorno e della notte con un semplice sguardo al friennoemagnanno che troneggia tronfiamente sulla mensona in cucina. meridionali,popolo di pigri e riottosi, noi facciamo casino sempre con le pance piene.

e la mia non ha proprio niente di cui lamentarsi, oggi. perché io non mi faccio mancare niente, e non a caso in questo momento sto trasudando grassi insaturi.

davanti a me giace una busta di san carlo rustiche vuota e nella spazzatura una confezione di danette al cioccolato fondente altrettanto priva di contenuto.

che questo suggerisca qualcosa?

potrebbe, ma sorvoliamo ché altrimenti mi troverei a gareggiare con i deliri pre-menopausici di luciana littizzetto e questo proprio non mi va.

Quindi dicevamo, le sancarlo.

Le sancarlo evocano immediatamente la festa delle medie, questo mi pare che l’abbiamo già detto (e il fatto che proprio adesso in tv sia partito il video di walking on the moon dei police mi fa un sacco ritorno al futuro e michael j.fox quando conosce sua madre ragazzina perché questa canzone alle feste delle medie che io frequentavo mi sa che qualche volta l’hanno passata …).

ma le sancarlo non sono buone solo perché sanno di buoni ricordi, come diceva christian a kim nella puntata nuova di nip/tuck, sono buone perché sono fritte, e quando mai si è detto che la frittura non rende buona qualsiasi cosa, compresi quella specie di avanzi di gomma vulcanizzata che ti spacciano per zeppole e panzarotti alla friggitoria a montesanto, per esempio.

le patatine sono quell’oggetto del desiderio che ci portiamo appresso dalla primissima adolescenza, quando la sosta dal tabaccaio ci risollevava dalle disgrazie scolastiche e ci colmava la bocca di pura idiozia – perché dai, chi è che non si è riempito di tipo dixies solo per sputarle in faccia al primo che passava, che guarda caso era anche il compagno di classe che ti piaceva?! io l’ho fatto sicuramente, ma io sono anche quella che si è fatta spegnere in faccia un fiammifero dal più coglione della classe e che si è ritrovata le tasche del monclere fuxia piene di pasta vetro, quindi adesso che ci penso forse sono un caso un po’ sui generis.

vabè insomma ste patatine, gioia di palati innocenti… e giù di ricordi dolceamari, vè?

ma oltre al gusto trasgressivo della patatina inghiottita alle spalle di mamma per me c’era un altro motivo per cui valeva la pena spendere quelle mille lire e questo motivo era la sorpresa contenuta in quel lucido pacchetto.

la manina gommosa, il globo di plastica trasparente, le figurine. quello faceva parte del divertimento, anche se poi le patatine sapevano irrimediabilmente di plastica…

oggi, a ventisei anni, io vengo colta da attacchi di bulimia sempre più ricorrenti per cui fagocito quantità spaventose di cibo alla velocità della luce e sentendomi preoccupantemente simile a gigilatrottola davanti alla sua ciotola di riso. manca poco che non mi risvegli ai piedi del frigorifero con la mano immersa in un barattolo di maionese o peggio ancora con la lingua saldata alla base dello scomparto freezer come in una di quelle terribili storie da “ultimo minuto” – quella della lingua l’ho sentita davvero, e anche quella del tipo che è uscito dalla piscina e si è ritrovato per non so quale fenomeno statico attaccato per un pezzo del costume bagnato a un palo della luce ma non è morto…

ma questa è un’altra cosa.

cioè pensa che pena andare a finire in televisione solo per umiliarsi a raccontare delle proprie avventure sfigate. se poi sei un ciccione ancora peggio.

insomma mentre ripenso nostalgicamente al piacere di comprare le patatine a 11 anni, mi chiedo cosa sia cambiato da allora visto che lo stato semi-asfittico in cui verso in questo istante mi è stato provocato allo stesso modo dall’ingestione di una quantità schifosa di patatine.

il fatto è che io sono ingorda e quel bustone bianco che ha oliato la mia pingue manina fino a qualche minuto fa mi ha riservato una sorpresa fantastica che io non mi aspettavo e ora io mi sento improvvisamente ottimista oltre che ancora più adiposa.

io sono incappata,infatti, nella patatina più grande che c’è.

mentre scrivo, pesco e ripesco da quell’immacolato recipiente di delizie - ignorando il rapporto deprimente che si è creato tra il mio fisico e la busta di patatine per cui la riduzione del suo volume è inversamente proporzionale all’aumento vertiginoso delle dimensioni del mio ventre - e nemmeno mi accorgo di quello che mi capita a tiro fino a quando incappo, per caso, nella patatina più grande della busta.

quella patatina è la speranza fatta oggetto, diciamocelo.

lei è arrivata come la cicogna, con un carico enorme di felicità, proprio quando non me l’aspettavo.

una patatina enorme, piatta, rugosa, unta e bisunta, talmente grande che non riesci a mangiarla tutta in una volta e che ti capita tra le mani a fine pacchetto, quando ormai stai pescando per puro sforzo meccanico e non più per piacere. ebbene lei ti cade letteralmente in grembo, non chiedendo altro che di tenere compagnia alle sue amiche in quel gran canyon che è diventato il tuo stomaco e tu come fai a dirle di no.

devi necessariamente accontentarla e mentre te la mangi tutto contento pensi che nella vita dovrebbero accadere sempre cose come questa; più patatine giganti, più sorprese, più soddisfazioni che magari si mangerebbe di meno e ci si sentirebbe lo stesso felici.

che si ha bisogno di piccoli piaceri del genere ogni tanto, o no?

giovedì 1 marzo 2007

la tavola periodica del saniassy


gira e rigira mi sono ritrovata immersa in un mondo indiano.

e non solo a causa della genealogia effettivamente indiana di rastiki, mia dolce metà, ma perchè solo la filosofia indiana ha una spiegazione verosimile per ciò che mi sta accadendo in questo periodo.

gli indiani - che non per niente sono quelli che tipo crescono in una caverna senza acqua, luce e internet per poi scoprirsi premi nobel e scienziati planetari dalla mattina alla sera - questi indiani,loro si sono dati una serie di risposte geniali ai problemi della vita.

loro hanno il karma e le quattro fasi della crescita umana per esempio! loro non hanno i comandamenti perchè non ne hanno bisogno tanto nascono imparati, con la loro saggezza e la loro sopportazione,i maledetti indiani

e poi loro hanno inventato i saniassy, mica pizza e fichi!!

i saniassy sono questi asceti fantastici che sopportano e patiscono, per giunta votati alla castità, e campano felici o insomma, campano meglio di me.

io invece, a cui l'indianità si attacca come il gel alla testa di kojak, io il gene saniassy non so manco dove sta di casa e infatti mi ritrovo al centro di una congiuntura karmica che a volerla pensare più contorta ci riesce solo margherita hack.
difatti io al momento sono la destinataria di una specie di bestemmia cosmica che si manifesta essenzialmente in una serie di segni ricorrenti i quali al momento si sono condensati nell'immagine di un enorme dito medio che mi si ripropone con cadenza da metronomo davanti agli occhi, qualsiasi cosa io stia facendo. un dito medio che mi ricorda di essere una sfigata per lo meno un paio di volte la giorno.

come spiegare altrimenti, se non con la teoria della bestemmia cosmica, un incontro che ho avuto ieri notte - testimone la povera rastiki - in uno dei luoghi meno frequentati di napoli con la persona che meno voglio frequentare in questo periodo della mia vita!?
la premessa è che questa persona non frequenta i posti che frequento io, questa persona non vuole vedermi e io non voglio vedere lei, questa persona essenzialmente deve scomparire dalla mia vita.

e invece qualcosa ha voluto che io a mezzanotte mi ritrovassi in coda dietro un camion della spazzatura in un vicolo più stretto del corridoio di casa mia, ed esattamente davanti al portone del piccolo cottolengo di napoli, mi si impalasse davanti, e a piedi, l'oggetto che ha scatenato la deriva karmica degli ultimi mesi della mia vita.

ora quale forza trascendente, se non la sfiga universale, ha voluto che avvenisse una cosa del genere?

napoli non è una grande città, questo lo sappiamo tutti, ma nei suoi punti oscuri lei è in grado di scomporsi in più vicoli, strade e stradine di una qualsiasi metropoli mondiale.
bene: io ieri stavo attraversando appunto uno di quei luoghi bui e tutt'altro che ameni ed ero circondata da vicoli,la strada che stavo percorrendo era un vicolo, mi ero immessa in quel vicolo da un altro vicolo; ci sarebbero stati mille percorsi da fare a piedi soprattutto se sei un giovane aitante e in dolce compagnia, e quindi tu hai voglia di camminare, perchè il camminare ti concilia la chiacchiera e anche l'amplesso, dico perchè mai prendere proprio quel vicolo, il vicolo più brutto e sporco e zozzoso e puzzolente di napoli, e comparire proprio davanti alla mia automobile, nel momento in cui un camion della spazzatura ti sbarra la strada e sei costretto a fermarti a due metri e mezzo da me perchè il vicolo è talmente stretto che non puoi camminare?!
quale volontà superiore ha voluto che io dovessi assistere alla danza di accoppiamento del suddetto animaletto? quale maledizione trascendente gli ha fatto camminare quella strada in quel momento, quando con le sue gambette sportive avrebbe potuto infilarsi in tutt'altro vicolo?! o anche no, e rimanere a casa per una volta nella sua vita ...
non mi sembra una coincidenza da poco; cioè uno ci si deve impegnare per far succedere una cosa del genere, soprattutto considerato che fino a due mesi fa se avessi pagato un investigatore privato per seguire le tracce del simpatico animaletto, tra l'altro pericolosamente simile a un roditore, lui mi avrebbe restituito i soldi indietro perchè il suddetto roditore era introvabile.

ma, come dicevamo, i cicli karmici sono una cosa seria.

e se poi consideriamo che dopo un'ora mi ritrovo in fila per il bagno chiacchierando con rastiki di un'altra specie di animale, questa volta appartenente alla famiglia dei suini, che il satellite ci dava disperso in una qualche giungla equatoriale - e prendetemi alla lettera quando presento tali coordinate geografiche - se poi consideriamo che il sopraccitato suino ci si manifesta davanti fuoriuscendo dal bagno per cui eravamo in fila... dicevo se questo non è un rigurgito karmico che cazzo è?
cioè qui c'è un disegno superiore.
qua si tratta di un'intelligenza che mi sta chiedendo di fermarmi un momento e scontare un attimino un attimino qualcosa.

qua si è mobilitato
l'intero pantheon induista a intonarmi un coro da stadio; cioè loro si sono organizzati con tanto di striscioni, sciarpette, bandiere e bombe carta e mi stanno facendo nera. altro che mastiffs. e non è che in testa mi stanno lanciando le monetine, qua a sto punto si tratta di reperire un arbitro e far riprendere la partita o alternativamente di assumere la posizione del loto e camuffare la mia ormonalità dietro una faccia da saniassy.

ma come fare?

come mi ha detto qualcuno stasera io sono algebrica, che in soldoni vuol dire sono una rompiballe irrefrenabile: dove la trovo la pazienza di subire il coro di generazioni e generazioni di asceti indiani che mi sciorinano i cicli karmici senza battere ciglio?




e questi so problemi.