mi sembra ottimo iniziare ascoltando lucky dei radiohead, così sicuro non ci esce niente di buono nemmeno dal post di oggi.
uno che ti canta piangendo Pull me out of the aircrash, Pull me out of the lake, 'cause i'm your superhero, we are standing on the edge lui sì che aiuta l'ottimismo... ma d'altra parte lui è Thom Yorke e gli concediamo questo e tanto altro.
in questi giorni sono alle prese con la scrittura - tant'è che ormai ho la testa quadrata uso monitor, come quello della barzelletta - in una lotta impari con le parole.
chiudo gli occhi e vedo parole, guardo la tv e vedo parole, ascolto musica e sento parole e alla fine della giornata mi sono trasformata in un vocabolario umano, ma se provo a mettere mano al foglio, o allo schermo, insomma quello che è, beh viene fuori esattamente il nulla.
ma non il nulla del foglio bianco, bensì quell'altro nulla, quello di quando hai messo in croce quattro parole ma dentro di te sai benissimo che non hanno senso alcuno.
e allora scrivi e riscrivi, cancella e riscrivi, prendi appunti, spremiti le meningi, insegui un'idea, fatti uno schemino ma alla fine della giornata non è cambiato niente e tu, a confronto con l'inutilità di quelle poche righe, tu ti senti un minorato mentale perchè cazzo le capacità ce le hai, e allora dov'è il problema?
il problema sta nel senso che vogliamo dare alle parole.
... e il criceto non aspettava spunto migliore (e io ho fatto una rima baciata!!!)
Non ho nemmeno finito di formulare il pensiero che infatti lui ci sta già dando giù di cyclette: partito come un forsennato, quel maledetto, e io a pagarne le conseguenze immersa in un mondo di virtual (conidimaisdalgustodeciso).
con queste parole è un pò come il discorso di ieri del telefonino e dello scambio del numero, solo su scala planetaria: noi abbiamo disperatamente bisogno di quel contatto, di quella informazione immagazzinata in memoria che dia un senso a quello che stiamo facendo e quell'informazione non può che essere racchiusa in una parola, o in una frase, o in un discorso, vabè insomma in un'articolazione di suoni che abbia un senso compiuto.
per noi.
ora il punto qual è, è che la nostra rubrica telefonica è ZEPPA di numeri, piena! pienissima! e se proviamo a contarli ci rendiamo conto che a un certo punto se finiscono è soltanto perchè è finita la memoria, non per altro. e a sapere che siamo riusciti a riempire tutti quegli slot siamo anche un sacco orgogliosi di noi stessi perchè guardaquantagenteconosco, ma poi a farci mente locale quante volte abbiamo chiamato quei numeri? a che ci sono servite quelle informazioni? diciamocelo pure: a un cavolo, e asciughiamoci senza vergogna quella lacrimuccia che ci sta scendendo (sì sì con l'angolo infame del fazzoletto che finisce sempre per cecarti, e ti fa piangere ancora di più, ma di dolore questa volta).
negli anni duemila noi siamo come carlo verdone quando cerca qualcuno con cui partire per la polonia, ecco come siamo, con le nostre parole; le scartiamo una alla volta come i numeri sulla sua rubrica aspettandoci che nella pagina successiva ci sia qualcosa di migliore.
perchè noi siamo saturi di parole, anneghiamo nelle parole, tra tutte queste parole abbiamo anche perso il senso dell'originalità e della sorpresa, vomitiamo parole, ci flagelliamo con le parole, ci sottoponiamo a session infinite in cui ci vengono bombardate parole addosso in forme diverse, seccanti il più delle volte, e anche quando non servirebbe eccoci là a mettere bocca e a riempire il silenzio di idiozia.
e tutto questo perchè? perchè ci vogliamo costruire delle certezze illudendoci che le parole nascano con un senso attaccatogli addosso come i capelli in testa ai neonati, come le ciglia con le palpebre, come il suono con gli strumenti musicali.
che se diciamo "io osservo" allora si va per associazioni libere e a tutti viene in mente un occhio, e poi un quadro, un microscopio e poi che ne so, altri stereotipi dell'osservazione ma non è così. e quello che ci ammazza a volte, per lo meno quello che mi sta torturando in questo preciso istante, è non sapere cosa ne sarà fatto delle mie parole. esattamente dove andranno a finire e come si trasformeranno e come verranno recepite e cosa se ne farà di loro.
sono mie e ci sono affezionata come delle figlie, dai.
e alla fine di tutto sai che c'è?
back to basics: torniamo agli elementi, tanto è tutta questione di chimica, che se una stella cadente si incendia è perchè ha fatto attritrito ed è stato soltanto un caso, non certo perchè qualcuno l'ha pensata per quello scopo.
essì, sono fatalista.
giovedì 22 febbraio 2007
meteore o eccesso di significante?
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