la mia professoressa di religione del liceo aveva due caratteristiche fondamentali in più a quella di essersi presa una laurea in teologia che da sola già basta a schedarla come caso umano…
… comunque.
le sue caratteristiche erano le seguenti:
1. un fiato mortifero
2. un’ossessione per l’infanzia rubata agli africani
la prof. non faceva nemmeno lezione –si prendeva sul serio, sì. - se prima non faceva circolare tra i banchi svariate fotografie di bambini e bambine da lei sollevati dalle disgrazie della denutrizione, dell’ignoranza e delle malattie tropicali.
non che qualcuno di loro avesse mai abbandonato le capanne di fango, né intendesse farlo, però sembra che tutti loro avessero imparato a leggere e scrivere, ché comunque quando ti serve di approntare un comunicato per il MEND a volo a volo poi pure torna utile.
sì lei era una missionaria della peggior specie. tutta buone azioni e buoni propositi. faceva propaganda appellandosi alla turgidità dei nostri portafogli – capiamoci: io ho fatto il liceo classico al vomevo; la prof. sapeva bene quanta pecunia circolasse per quei corridoi - e insomma desiderava con tutte le sue forze che partecipassimo a questa crociata del cuore d’oro della crispo.
io – ovviamente – ero in prima fila.
adozioni a distanza di tutte le maniere. bambini bisognosi come se piovesse.
la crocerossina dell’anno.
non vedevo l’ora che arrivava inizio mese per ricevere la foto del mio bambino adottivo impalato su una catasta di quaderni a quadretti, con cinque sei matite per le mani e il grembiulino nuovo, però scalzo. una soddisfazione vederlo immerso in tutta quella cancelleria che non si può spiegare.
oppure la bambina abbracciata al secchio dell’acqua – fredda – tipo peluche.
io ero veramente orgogliosa di aiutare il prossimo. è andata avanti così per qualche tempo ma non troppo. a un certo punto mi sono persa per strada: ho smesso di fare indulgenza e comprarmi il paradiso con il vaglia unicef, mi sono disinteressata alla fame nel mondo, e sono tornata a occuparmi soltanto della mia personale e insaziabile fame di vestiti e scarpini zebrati.
però sotto sotto non ho mai smesso di avere un po’ a cuore la sorte dei meno fortunati.
ultimamente poi con questo desiderio di maternità incipiente è tutto un volermi prendere cura degli altri.
l’altro giorno ho avuto l’ epifania delle adozioni a distanza mentre mi lavavo i denti e ponderavo sulle motivazioni che si nascondono dietro la mia passione per degenerati e impuniti. alla fine che si tratti di un africano in fasce o di un puteolano a problemi che differenza c’è?
a modo loro hanno entrambi bisogno di aiuto: l’uno a convivere con le malattie mortali e la rapina neoimperialista e l’altro a coordinare un rapporto poligamico. io non voglio discriminare nessuno. infatti datemi qualcuno da salvare e io lo farò.
anche se tenderei comunque a partire dal prossimo a me effettivamente più prossimo, proprio geograficamente parlando.
prendi terence che abita qua no. ecco: lui ha bisogno di me, io lo so.
come spiegare altrimenti l’ansia che lo ha assalito quando è stato informato, tra una bestemmia e un’altra, che non avevo alcuna intenzione di seguitare a farmi dare appuntamenti fantasma o ricevere telefonate deliranti alle cinque di mattina? ho cercato di essere inflessibile, ma l’omino si è fatto prendere dal panico e mi si è presentato trafelato alla porta di casa chiedendo un’altra possibilità.
l’assistente sociale che è in me non ha saputo resistere sebbene appena due giorni prima avessi millantato le dimissioni dal comitato fesse-e-contente di cui sono membro onorario.
mi sono figurata il pover’uomo abbandonato dalla famiglia e dagli amici, preda della solitudine e delle paranoie, darsi agli stravizi per sfuggire così alle mattarellate della legittima consorte.
non potevo abbandonarlo.
in fondo io so che lui ha dei problemi enormi: questa sua donna lo distrugge con la gelosia, le responsabilità matrimoniali lo annientano, la manifestazione di bellezza e purezza che gli si pianta davanti tutti i santi giorni lo annoia, con tutto quell’ apparato di chioma lucidissima e fluente, occhi bambi stylA e sorriso durbans.
ma quest’ultimo solo quando l’ apparato stomatologico della jennifer connelly de noantri non è impegnato a digrignarsi al cospetto di altre donne.
(girano voci che sia un dobermann. io ci credo. )
insomma sì, indubbiamente la vita del caso che ho adottato è ben difficile. e lui mi ha chiesto per piacere di non lasciarlo solo ad affrontare un’esistenza tanto sacrificata. dividersi tra sport, donne e lavori ridicoli è difficile. in effetti glielo si legge in quel sorriso da ebete che ha stampato in faccia a tutte le ore del giorno e della notte.
non avessi alle spalle tanti e tali anni di esperienza con i sociopatici quasi quasi sospetterei che il suo è un ghigno di soddisfazione ma poi a pensarci bene non può essere così.
se terence fosse un genio del male lui si comporterebbe come quel tristo personaggio di nontimuovere, cioè l’adultero medio, che si pasce della compagnia di due donne. sorvoliamo sul fatto che una delle due è una zingara esaurita, chè i paragoni qua si buttano …
se terence fosse come sergiocastellitto saprebbe come fare, non è poi la cosa più difficile del mondo. chi di noi non c’è passato? io sì e proprio quando mi destreggiavo tra un uomo pitbul e un uomo angelo.
e invece a quanto pare per lui affetto da una minorazione mentale di un livello che sembra vari dal medio al serio a seconda della giornata, questa storia di gestirsi due rapporti è un’impresa persa in partenza.
si mette là di buona lena a predisporre piani di battaglia di tutti i tipi perché lui proprio non ci vuole rinunciare a me, ma alla fine, guarda un po’, non riesce mai a portare a buon fine i suoi progetti. e allora che fa? mancando del tempo a disposizione per vederci lui mi chiama. dalle due alle sei volte al giorno. mi chiama da casa, dal cellulare, mi chiama nelle pause di lavoro, poi quando stacca dal lavoro, mi chiama di notte, di giorno, a pranzo, a cena e a colazione.
a questo punto mi domando se la sua ragazza non sia affetta da otite cronica.
sono a tutti gli effetti il suo telefono azzurro insomma. salvo poi non figurare nell’elenco delle associazioni no profit.
diciamo che io tendo ad occuparmi di pochi casi per volta. ma buoni.
in tutto questo ci rimango un po’ come un’allocca perché sto aspettando da due mesi che mi venga assegnata la croce di cavaliere del lavoro e dal ministero dell’interno nessuna notizia.
intanto sto ragazzo è una bella croce da portare.
certe volte non si tollera proprio. adesso oltre a esigere la linea libera ventiquattr’ore su ventiquattro pretende anche che io gli faccia i regali. fiori, paste, gadget per non sentirsi trascurato.
ma dico: siamo impazziti!?
i bimbi africani almeno erano grati e umili e soprattutto non mi tradivano con altre benefattrici!
secondo me il problema sta tutto nell’anonimato. quando trami nell’ombra è molto più facile. ti gestisci i tempi a piacere e il tuo caso ti sarà sempre riconoscente per avergliene dedicato un po’. invece quando quello sa dove e come venirti a cercare allora crede di essere lui a fare assistenza a te. e questo non va bene.
alla fine infatti io ho sempre stimato papà gambalunga che senza dire niente a nessuno si è calzato una nennella che fino al giorno prima di sposarselo di lui sapeva soltanto che era generoso e stava sfondato di patane.

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