Quando mi annoio, il che equivale a dire spesso, finisco sempre su qualche blog. Evito di precisare che la noia, presumibilmente indotta da inattività, non mi impedisce in alcun modo di restare davanti al computer e praticare le nuove forme di otium letterario offerte dalla tecnologia digitale. La lettura dei cazzi altrui. Visito blog per divertirmi, lo faccio in continuazione. Sono arrivata a credere che sia una forma di redistribuzione energetica che mi permette di compensare il lassismo dell'apparato motorio con l'allenamento di quello cognitivo. A differenza dei flaccidissimi glutei, la mia mente é infatti decisamente in forma. Per non parlare delle mie doti critiche. Qualcuno ha sostenuto che la mia passione per i carboidrati derivi proprio da questo. Pare che una prolungata attività mentale provochi un maggiore fabbisogno di zuccheri complessi, o qualcos'altro di simile, praticamente una richiesta insaziabile ma legittima di pasta e affini. Si direbbe insomma che la mia sia una mens schizofrenica in corpo insano e tracagnotto ma internamente iperattivo.
Questa attività di lettrice di blog io la prendo molto sul serio. Ne ho adottati un paio di cui oramai non riesco proprio a fare a meno, mi piace talmente tanto leggerli che mi sono anche creata un manichino mentale dei loro autori. Gli ho dato una voce, un aspetto, dei caratteri peculiari, a una anche dei tic. Ed è di questi tic che oggi vengo a disquisire. Della banalità di questi tic. Di come si ripropongano in continuazione: il tratto distintivo di una certa tipologia di autori di blog. Sì perchè la mia attività non è semplice sciacallaggio bensì investigazione sociale, ricerca, analisi, raccolta dati. La lettrice di blog non si fa semplicemente i fatti degli altri, lei li studia per poi elaborare, dopo lunghe e attente osservazioni, un diagramma di parte ma nondimeno sincero, dello stato attuale delle loro vite. Delle vite dei prossimi trentenni. Insomma delle vite di quelli come me. Forse una sublimazione dei miei complessi di Peter Pan? Sembra follia ma follia non è: nei blog io vedo purtroppo la gente che mi circonda e anche me stessa. E allora tanto vale prenderci sul serio. Soprattutto quando con il termine generico “blog” andiamo a circoscrivere quegli spazi fintamente raccolti nei quali i neo maturati degli anni duemila vanno raccogliendo, per il bene comune, testimonianza delle miserande esistenze.
Anatomia del blog 2.0: offrire un servizio sociale e gratuito mettendo in piazza le proprie storie, al fine di:
a) sfogarsi
b) acquisire un ruolo attivo nella “community” laddove nella vita reale se ne riveste uno passivo
c) fare le posteggie risollevando le proprie sorti attraverso frequentazioni virtuali con parimenti sfigati (al confronto dei quali ci si potrebbe improvvisamente sentire baciati dalla fortuna)
d) ottemperare all'imperativo di condivisione che si profila dietro quel “
e) in casi poco frequenti darsi delle arie e/o diffondere predicamenti new age per sciogliere i chakra propri e altrui
Potrà sembrare riduttivo ma è così, metti un blog nelle mani di un individuo tra i 25 e i 30 anni e vedi se non finisce per parlare di: infamità del genere umano, morale corrotta, amicizie tradite, lavoro precario, nostalgia per i vecchi amori, insoddisfazione, malesseri, ipocondria, misurazioni genitali (lunghezza e nei casi più arditi larghezza), gomito del tennista, ginocchio della lavandaia e di nuovo sfortuna in amore e pure al gioco. Vedi mai se qualcuno si lamenta del callo dello scrivano come ce l'aveva il povero Garrone. I pazienti ai quali mi sono votata non hanno due lavori come quel povero ragazzino là del libro Cuore, però si sentono tutti inspiegabilmente molto creativi e impazienti di mettersi all'opera. In effetti loro sono pieni di voglia di fare, ma sembra che a parte loro, nessuno se ne accorga. Quindi intanto che aspettano che l'arcangelo Gabriele li assuma in qualche agenzia pubblicitaria assumono droghe, scattano foto, frequentano serate a la page e soprattutto si tirano le tarantelle con qualcuno di cui tempo un mese o un anno si lamentaneranno per la pochezza umana e a volte anche sessuale.
Ed è qua che avrei qualcosa da dire un po' a tutti noi giovani insoddisfatti. E' mai possibile che a trent'anni stiamo ancora a scrivere il diario segreto con la lista dei buoni e dei cattivi? Può mai essere che questo mondo è fatto solo di vigliacchi e di mignotte, talmente pieno di pezzi di merda che per consolarsi bisogna sentirsi sempre immolati a qualche destino crudele? Ma fosse che questi blog a furia di passare per gli occhi e per le mani sempre delle stesse persone diventano una specie di esplosione masturbatoria dei vittimismi dei figli viziati di una qualche mammina casalinga?
In fin dei conti sono un po' annoiata da questi neo-luterani che si sentono sempre più puri e passano le proprie giornate a vergare manifesti sulla natura crudele dell'uomo e su quanto sono nati sfortunati. Ja ma quann maje. Non ci manca niente, azz mia mamma ha invocato la fame in Africa per anni quando doveva buttare il riso e verze nella spazzatura perchè nessuno, nemmeno io, se lo mangiava. Ma se Leopardi per lo meno aveva la scusa dello scartello e della vista da roditore, questi che c'hanno che non va?
Sì sono annoiata è vero, ma alla fine resto fedele a queste vite sempre uguali a se stesse in cui basta avere scritto mezza poesia su qualche sito fatto in casa e stampato due fotografie per il giornale di quartiere per sentirsi dei personaggi unici e degni di nota che non meritano di esistere in un mondo corrotto.
Quello che mi piacerebbe dire a questa schiera di dannunziani è che il mio servizio sociale rimane aperto 24 ore su 24, anche nei giorni feriali e festivi, e che perciò non abbandonassero mai i loro blog che altrimenti non so come ammazzare le ore della canicola estiva.
